Si sblocca il conflitto politico giudiziario sulle Femen in Tunisia e le tre ragazze europee arrestate per avere manifestato a Tunisi per Amina. Eviteranno di passare 4 mesi nelle carceri femminile tunisine. A tarda sera dopo ore di camera di consiglio il giudice d’appello ha convertito il carcere dei 4 mesi di condanna (decisi in primo grado) in sospensione condizionale della pena. Dopo settimane di “muro contro muro” la svolta si è manifestata nel giro di poche ore, con due esternazioni quasi parallele e piuttosto clamorose.

Il primo ministro Larrayed – che finora si era tenuto lontano dalla disputa – ha dichiarato che bisognava trovare il modo di liberare le tre ragazze, pur rispettando l’autonomia della magistratura. Larrayed ha fatto esplicito riferimento alla possibilità della grazia, nel caso di condanna definitiva, ma è abbastanza evidente che ha voluto influenzare i giudici. L’intervista l’ha rilasciata a Bruxelles dove incontrava la Commissione Europea e a condizionarlo devono essere state anche le tre Femen che nella giornata di mercoledì a Bruxelles sono saltate sulla sua auto – nella loro divisa da “amazzoni”- reclamando la liberazione delle compagne in Tunisia.

Poche ore dopo al tribunale di Tunisi cominciava il processo d’appello. Le dichiarazioni delle due ragazze francesi e della tedesca sono state diverse nel tono rispetto al primo grado. “Non credevamo di offendere a tal punto la sensibilità tunisina” hanno dette le tre. E hanno anche promesso di non ripetere più queste azioni in Tunisia, che è l’incubo dei servizi di sicurezza dato che i salafiti ne approfittano per rilanciarsi.

Sulla base di queste due novità – la presa di posizione del governo e le parziali scuse delle imputate – si è attesa per ore la decisione di scarcerare le ragazze. Gli avvocati speravano anche in una revisione della condanna, ma da un punto di vista pratico il risultato che conta è la scarcerazione. La decisione potrebbe fare da battistrada anche per Amina, tuttora in carcere in attesa di giudizio per “profanazione di cimitero” e per il rapper tunisino Weld el 15 in carcere per una canzone di insulti alla polizia. Le quali comunque saranno rapidamente accompagnate alla frontiera.