Standard & Poor’s mette i bastoni tra le ruote al premier Enrico Letta, a poche ore dal summit Ue chiamato a confermare la chiusura della procedura all’Italia per deficit eccessivo. L’agenzia di rating americana ha tagliato le stime del Pil italiano, prevedendo un calo dell’1,9% nel 2013 e non più dell’1,4% come previsto inizialmente. I dati economici, spiega un rapporto dell’agenzia, suggeriscono inoltre che la recessione “persisterà probabilmente nei prossimi trimestri”, mentre per il 2014 la stima di Pil è stata innalzata dal +0,4% al +0,5%.

Le stime di Standard & Poor’s si allineano così a quelle del centro studi di Confindustria, che ha rivisto “nettamente al ribasso” le stime sulla crescita, tagliando le previsioni per il 2013 da -1,1% a -1,9%.

S&P si attende quindi un continuo calo della domanda per consumi e un export deludente, spiegando che il costante calo dei prestiti limita lo spazio di ripresa sostenibile della domanda. L’agenzia di rating ha spiegato che così come nel caso della Germania (le cui stime di Pil 2013 sono state abbassate da +0,8% a +0,4%), anche nel caso della revisione della crescita italiana contano in parte gli effetti statistici. E ha lanciato un’allame sulla stretta creditizia delle banche. “I prestiti bancari al settore privato si stanno ancora contraendo in Italia”, ha aggiunto, “limitando lo spazio di una ripresa sostenibile della domanda interna”.

Più in generale, S&P ha osservato che l’economia dell’Eurozona “è ancora intrappolata nella sua seconda recessione in cinque anni, ma i dati recenti mostrano che il fondo potrebbe esser stato toccato nel secondo trimestre del 2013”. In sostanza, dunque, secondo l’agenzia di rating la congiuntura europea “mostra segnali di stabilizzazione, ma una ripresa significativa è ancora un pò lontana”. In ogni caso S&P “si aspetta che la crescita economica dell’Eurozona riprenderà lentamente slancio dall’ultimo trimestre di quest’anno e nel 2014”.

Quanto infine all’andamento dell’inflazione, S&P ha previsto che si attesterà in media all’1,5% quest’anno nell’area euro (stima migliorata rispetto all’1,9% anticipato a marzo) e all’1,6% il prossimo esercizio.