Le previsioni di metà anno il centro studi di Confindustria rivedono “nettamente al ribasso” le stime sul Pil, indicando un calo dell’1,9%per il 2013 (da -1,1%). Per il 2014 viale Astronomia lima le stime di crescita, da +0,6% a +0,5%. “La ripresa è attesa nel IV trimestre di quest’anno” e non più in estate, con “un debole recupero” scrivono gli esperti dell’associazione degli industriali. Insomma, secondo il centro studi, l’Italia ha “toccato il fondo”, ma al sesto anno di crisi ci sono “nell’economia italiana qua e là segni di fine caduta e, più aleatorie, indicazioni di svolta”: un “mazzo misto di evidenze sparse” che “lascia solo intravedere l’avvio della risalita” e “non costituisce solide fondamenta per prevederla”.

L’appuntamento con la ripresa è rinviato di un trimestre, e sarà una ripresa incerta e debole, avvertono gli economisti di viale dell’Astronomia. Per quest’anno il Csc stima ancora un Pil in calo dello 0,4 nel secondo trimestre e dello 0,2% nel terzo, poi un +0,2% nell’ultimo trimestre dell’anno. Il Pil è nuovamente in calo dal terzo trimestre 2011. “La ripresa – si legge – è attesa nel quarto trimestre di quest’anno quando inizierà un debole recupero che si consoliderà nel 2014 grazie soprattutto all’impulso dell’export che beneficerà di una maggiore espansione della domanda globale”. Rispetto alle stime elaborate dagli economisti di Confindustria lo scorso dicembre, quindi, “la caduta del Pil nel 2013 durerà un trimestre in più e sarà più ampia”. Poi la ripresa che sarà però “lenta, soprattutto per il perdurare del credit crunch, la perdita di competitività di costo, gli ampi vuoti di capacità che si sono accumulati in molti settori industriali e le gravi difficoltà delle costruzioni”.

Alla fine di questa seconda recessione che se verranno confermate le ultime stime durerà nove trimestri, tre in più rispetto alla precedente, e che sarà del 4,8%, rispetto al picco del 2007 (inizio crisi con la prima recessione) “il livello del Pil sarà più basso del 9,2% raggiungendo valori inferiori del 2,2% ai minimi toccati nel secondo trimestre 2009”. I miglioramenti nella seconda parte del 2013 “saranno favoriti da politiche di bilancio meno restrittive, dal più vivace ritmo di crescita della domanda globale cui si agganceranno le esportazioni italiane, da una maggiore stabilità dell’azione di governo rivolta a sostenere i bilanci di famiglie e imprese”. Fattori che contribuiranno a migliorare il clima di fiducia “che negli ultimi mesi ha avuto un parziale recupero dai minimi storici della seconda metà 2012”. Nel quarto trimestre 2014 “la distanza del Pil dal livello precrisi sarà ancora del 9% ma registrerà un +0,8% sul quarto 2013”.

Brutte notizie, secondo i dati di Confindustria, anche per il lavoro. Da fine 2007 ai primi mesi 2013 “le persone che hanno perso l’impiego ammontano a 700mila”. Numero che salirà a “817mila per la fine del 2014”. Il calo del dato statistico delle “unità di lavoro”, con Cig e riduzioni orarie, “sfiorava 1,7 milioni nel primo trimestre 2013 e sfiorerà 1,8 milioni nel secondo 2014”. Secondo gli economisti dell’associazione industriali “l’aumento delle persone in cerca di lavoro, che nel 2012 si è accentuato anche per la necessità di trovare nuove entrate per i bilanci familiari, porterà il tasso di disoccupazione al 12,4% a fine 2013 (13,9% includendo la Cig) e al 12,7% a fine 2014 (14% con la Cig).

Infine il fisco: “La pressione fiscale tocca un picco storico nel 2013, 44,6% del Pil, e rimane insostenibilmente elevata nel 2014, specie quella effettiva (53,4% sottratto il sommerso dal denominatore)”. 

Il centro studi dà anche un giudizio sui provvedimenti decisi dal governo: bene “l’enfasi verso la crescita” ma le misure varate “sono ancora molto limitate”, e “manca un piano” dice il capoeconomista di viale dell’Astronomia Luca Paolazzi. Con l’aggiustamento dei conti nel 2013 “nel 2014 non ci sarà ulteriore sottrazione di risorse dal circuito domanda-produzione-debito”. E “questo effetto sarà rafforzato dalle azioni del governo tutte orientate a promuovere la crescita, anche se rese molto selettive dalla scarsità di fondi”, ma “comunque rilevanti per l’impegno e la tensione verso il traguardo di far ripartire il Paese”. Quanto alle misure varate dal lavoro sulla crescita “un impatto ce l’avranno sicuramente, creare incentivi aiuta – spiega Paolazzi – Ma l’unica vera ricetta per creare lavoro è rilanciare la crescita. L’insieme delle misure varate vanno in quella direzione ma non ci fanno spostare molto dallo zero virgola”.

Quindi il rinvio dell’aumento dell’Iva non pare basilare nell’ottica degli industriali: con l’aumento degli acconti Irpef, riflette il presidente Giorgio Squinzi, le imprese e le famiglie finanziano lo stato per una misura “non prioritaria”. “Il rinvio dell’aumento dell’Iva – ha aggiunto – è positivo ma ci sono cose più urgenti come il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione e l’intervento sul costo del lavoro. Un po’ di preoccupazione c’è”. Squinzi dice di avere molta fiducia nel Governo Letta: “E’ l’unica soluzione possibile, ha detto, è un Governo di persone di buona volontà”. Anche se le decisioni non sono rapide come ha chiesto la Confindustria, ha concluso Squinzi, “si sta muovendo, un passo dietro l’altro, nella direzione giusta”.