Incatenare la frana con dei tiranti, bloccarla con dei muri sotterranei, insomma frenarla a tutti i costi. L’imperativo per Autostrade per l’Italia è categorico. Il viadotto Rio Piazza dell’Autostrada del sole, che si trova in territorio di Ripoli sull’appennino tra Bologna e Firenze, continua infatti a muoversi a causa della frana risvegliata dagli scavi per la Variante di valico. Per questo motivo l’azienda di proprietà dei Benetton – vittima e ‘carnefice’ allo stesso tempo, visto che i lavori per la nuova strada a valle sono i suoi – è costretta adesso a correre ai ripari. Già un anno fa vennero realizzati degli interventi per tamponare il problema. Ma non è bastato e ora l’azienda valuta tutte le opzioni per non essere costretta prima o poi a chiudere la trafficata carreggiata della A1. Sono stati quindi chiamati due luminari dell’ingegneria e della geotecnica, Franco Braga e Augusto Desideri, che stanno studiando un progetto avveniristico per salvare la grande opera costruita negli anni Sessanta. 

“Società Autostrade – spiega al Fatto quotidiano il professor Braga, che peraltro ha appena terminato il mandato di sottosegretario col governo Monti – vorrebbe bloccare il movimento dei piloni senza aspettare l’esaurirsi della frana”. Braga non lo dice, ma visto che nessuno può prevedere se e quando il movimento franoso si fermerà, Autostrade è preoccupata per quel suo gigantesco ponte che dal 2011 a oggi si è spostato di oltre 13 centimetri e che non accenna a fermarsi. Il progetto dei due professori è solo in fase di studio, ma appare ambizioso: “La grande frana di Ripoli è troppo grande per essere controllata – ragiona Braga – ma il viadotto sta alle sue estremità. Quindi l’idea è quella di fermare solo il terreno intorno ai piloni, dove i volumi sono più contenuti, isolando quella parte di terra dal resto della grande frana. Del resto – prosegue – il piano di scorrimento su cui cammina la frana non è a 80 metri come nel paese di Ripoli, al centro del grande ammasso, ma a pochi metri di profondità”. Fermarlo come? “Stiamo esaminando varie possibilità: pali, tiranti, o una combinazione dei due, oppure diaframmi che andrebbero a monte delle fondamenta del ponte, in modo tale da bloccare la frana e i movimenti del viadotto”.

La notizia del progetto lascia di stucco il comitato dei cittadini ripolesi che da anni si battono per salvare il piccolo borgo montano – ma soprattutto, sotto al quale stanno passando gli scavi della galleria Val di Sambro della Variante di valico. Non è stato solo il ponte a soffrire: quei lavori, risvegliando almeno tre grandi frane, hanno creato e continuano a creare seri danni agli edifici, con sgomberi forzati e persone costrette a vendere ad Autostrade la propria casa. “Quella che stanno pensando per il viadotto è un’operazione ingegneristica praticamente impossibile”, osserva Dino Ricci, il geometra in pensione alla guida del comitato di ripolesie che negli anni Sessanta è stato coinvolto nella costruzione di quel viadotto. “Il muro sotterraneo che dovrebbe fare da diaframma andrebbe legato con i tiranti dove la terra è ferma, cioè sotto il piano di scorrimento. E quest’ultimo non si trova a pochi metri di profondità, come dice Braga, ma sotto i 40 metri come evidenziano tutti gli studi. Sarebbe come imbragare mezzo Vajont con un muro”.

Inizialmente, nei primi mesi del 2012 la società dei Benetton aveva provato a negare che la frana interessasse la vecchia Autostrada del sole col suo ponte (”errori di misurazione”, si disse), ma dopo un’interrogazione parlamentare all’allora ministro Corrado Passera, era arrivata l’ammissione: ”Non c’è nessuna preoccupazione per l’infrastruttura”, aveva rassicurato il condirettore generale di Autostrade per l’Italia, Gennarino Tozzi. “Abbiamo almeno 30 viadotti in Italia che hanno movimenti superiori e che gestiamo regolarmente. Quindi fino ai 13-14 cm di movimento non c’è nessun problema”. Ma quella soglia è stata oltrepassata e così mentre Ripoli coi suoi abitanti centimetro dopo centimetro cammina verso valle assieme alla frana nell’indifferenza della politica e delle istituzioni, Autostrade cercherà di mettere in salvo quel viadotto, indispensabile per gli italiani e per la sopravvivenza economica dell’azienda.