Autostrade per l’Italia deve concludere la Variante di valico al più presto. Così, con l’intermediazione del sindaco, ha iniziato una nuova campagna acquisti delle case a Ripoli, il borgo montano in provincia di Bologna che le frane riattivate dai lavori per la galleria Val di Sambro stanno facendo scivolare verso valle.

Il motto è comprare oggi per evitare nuove grane domani. E quassù di grane ce ne sono state parecchie: famiglie sgomberate in tutta fretta, proteste, clamore mediatico, costosissimi monitoraggi delle abitazioni con un rallentamento dei cantieri. Per evitare tutto questo trambusto negli ultimi mesi che mancano a completare la Grande opera, la società dei Benetton si è detta disponibile ad espropriare per intero il quartiere di Ca’ Cavanino, una manciata di edifici in aperta campagna che hanno una sfortuna: quella di trovarsi proprio sopra il tracciato del tunnel nel punto in cui sarà abbattuto l’ultimo diaframma tra gli scavi provenienti da sud e quelli da nord. Autostrade, contattata dal Fatto quotidiano, ammette la trattativa.

Il sindaco Pd di San Benedetto Val di Sambro, Gianluca Stefanini, ha dato quindi mandato a un suo consigliere comunale, il quale è andato casa per casa a portare il messaggio del gestore autostradale. ”Autostrade dice che se quei cittadini vorranno, c’è un anno di tempo per fare gli espropri, altrimenti saranno trattati come gli altri in paese: se ci saranno danni verranno risarciti in base al Protocollo”, spiega il primo cittadino che amministra anche la frazione di Ripoli. ”Dato che quel tratto della galleria, che verrà scavato tra gennaio e giugno 2014, sarà l’ultimo e visto che manca un anno, Autostrade ha prospettato questa soluzione, in conformità con le leggi”. Poi Stefanini precisa: ”Si tratta di seconde case, residenze estive utilizzate per pochi mesi l’anno. Ad ogni modo tutti i proprietari hanno fatto sapere al consigliere di non volerle cedere”.

In realtà, a sentire i padroni di quelle abitazioni e di quei terreni, non tutti sembrano avere ancora deciso e, soprattutto, non per tutti si tratta di residenze estive. Uno di loro, contattato dal Fatto Quotidiano Emilia Romagna, sotto garanzia dell’anonimato spiega: ”Per me non è una seconda casa, ci abito da 40 anni. È chiaro che sto pensando anche a vendere, non posso rischiare di mandare mia mamma a dormire in albergo se saltano fuori problemi durante i lavori. Andrò al tavolo a trattare con Autostrade”. Un’altra signora, che a Ca’ Cavanino è nata molti anni fa, dice: ”Il consigliere ci ha chiesto se siamo disposti a vendere. Vedremo quanto ci offrono”.

Intanto, nonostante la Regione Emilia Romagna si proclami tranquilla (”La velocità del movimento franoso è in diminuzione in quasi tutti i settori”, ha detto recentemente l’assessore Pd Silvia Gazzolo), le frane hanno avuto un‘accelerazione nelle ultime settimane. Complici forse anche le forti piogge e lo scioglimento della neve, la frana di Santa Maria Maddalena ha fatto muovere il viadotto Rio Piazza, dove passa l’attuale Autostrada del Sole subito a monte di Ripoli, di 4 cm negli ultimi tre mesi. In totale quel pilone sopra il quale tutti i giorni sfrecciano le auto tra Bologna e Firenze, si è mosso verso valle di almeno 8 cm da novembre 2011 a oggi.

Continua i suoi movimenti anche la chiesetta del Trecento dedicata a Santa Maria Maddalena. Sul pavimento c’è una lesione che percorre in larghezza tutta la chiesetta e dentro la quale si potrebbe infilare un dito. ”Il pavimento nella zona dell’altare risulta abbassato di 10 millimetri”, si legge in una perizia redatta a dicembre. In una parte della chiesa i periti stessi hanno persino vietato il passaggio.

Alcune settimane fa la consulenza tecnica sulla frana di Ripoli, redatta dal professore dell’Università di Bologna Paolo Berry e disposta dalla Procura di Bologna, aveva specificato che ”la totalità delle misure topografiche di superficie evidenziano una marcata tendenza alla stabilizzazione dei movimenti nel tempo”. Eppure nella zona della cosiddetta frana Scaramuzza, la prima incontrata dagli scavi della galleria dall’imbocco lato Bologna, nelle ultime settimane le misurazioni segnalano movimenti in accelerazione della frana (almeno 1 cm in poche settimane) dove gli scavi sono passati oltre due anni fa.

La stessa dettagliatissima consulenza disposta dalla pm Morena Plazzi, che indaga, per ora contro ignoti, per i reati di disastro colposo e frana, spiega che prima degli scavi quella zona si muoveva mediamente 9 millimetri l’anno. Dopo l’inizio dei lavori per la Galleria Val di Sambro si è arrivati nella stessa area (e lo dimostrano anche nelle ultime settimane alcune misure sugli edifici) fino a 50 millimetri al mese.