Una raccomandata con ricevuta di ritorno diretta al Consiglio Superiore della Magistratura. All’interno del plico indirizzato a Palazzo dei Marescialli, tutte le 23mila firme raccolte su input del periodico Antimafia Duemila in favore di Nino Di Matteo, sostituto procuratore di Palermo. Oggetto della petizione, la richiesta d’archiviazione del procedimento aperto nei confronti del pm titolare dell’inchiesta sulla Trattativa tra pezzi delle Istituzioni e Cosa Nostra. È questo il malloppo che arriverà sulla scrivania del vicepresidente del Csm Michele Vietti.

Nei mesi scorsi il procuratore generale della cassazione Gianfranco Ciani aveva aperto il procedimento contro Di Matteo, accusato di aver confermato l’esistenza delle intercettazioni tra Nicola Mancino e Giorgio Napolitano in un’intervista rilasciata a Repubblica il 22 giugno del 2012. La notizia dell’esistenza delle bobine in cui era rimasta “incastrata” la voce del presidente della Repubblica era stata dal settimanale Panorama, pochi giorni prima dell’intervista rilasciata da Di Matteo. Il magistrato palermitano però ne avrebbe confermato l’esistenza seppur “non espressamente”: tanto è bastato per aprire un procedimento disciplinare a suo carico.

“La breve intervista di Nino Di Matteo  è ineccepibile, perché è solo un atto che, con misura, ristabilisce la verità dei fatti. La notizia (vera) della esistenza delle telefonate del Presidente era già presente sulla stampa da giorni. E insieme a questa era stata anche diffusa la notizia (falsa) che i contenuti di quelle conversazioni fossero rilevanti per le indagini” spiega   il procuratore aggiunto di Messina, Sebastiano Ardita, chiamato a difendere il magistrato di Palermo nel procedimento disciplinare.

Una decisione, quella del pg della Cassazione, che arriva in contemporanea a una serie di lettere anonime indirizzate proprio a Di Matteo. Nelle missive, l’anonimo estensore dimostra di conoscere bene le abitudini del pm, sottolineando a più riprese i vari vulnus nella protezione del magistrato palermitano. Proprio per questo Antimafia Duemila aveva lanciato la petizione per chiedere al Csm di archiviare il provvedimento disciplinare contro Di Matteo.

“Il rischio di nuove stragi  – scrive il direttore di Antimafia Duemila Lorenzo Bongiovanni – appare sempre più concreto. Stragi dietro le quali per troppi anni abbiamo visto l’ignavia o la tacita complicità di alcuni colleghi delle vittime. Le note vicissitudini di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (in primis) legate a determinate decisioni del Consiglio superiore della magistratura non devono più ripetersi”.

La petizione in sostegno di Di Matteo ha raccolto ben 23mila firme in appena due mesi. Tra i firmatari i giornalisti Loris Mazzetti, Sandro Ruotolo, Dina Lauricella, Liana Milella, Sandra Rizza, i fotografi Letizia Battaglia, Shobha e Franco Zecchin, lo scrittore spagnolo Joan Queralt Domenech, il Comitato Addiopizzo, il professor Nicola Tranfaglia e don Paolo Cavallari.

Nei mesi scorsi l’allora guardasigilli Paola Severino, interpellata sull’argomento, era stata inflessibile: “L’azione disciplinare contro Di Matteo? Va certamente discussa”.

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