I politici piemontesi si sentono al centro di un accanimento giudiziario. Pensano che la loro autonomia sia sotto attacco e così la Regione Piemonte va contro i giudici della Corte dei conti. Ieri pomeriggio il Consiglio regionale ha approvato una mozione per tutelare l’amministrazione dai nuovi controlli e dalle indagini che i magistrati stanno portando avanti sui rimborsi gonfiati ai gruppi politici. Tutti gli eletti hanno votato in modo unito, tranne tre astenuti: l’ex governatrice Mercedes Bresso, il consigliere del M5S Davide Bono e l’ex “grillino” Fabrizio Biolé.

Il documento bipartisan approvato ieri, dopo ore di discussioni per trovare formule accettate da tutti, impegna il presidente Roberto Cota a incaricare un avvocato per “eventualmente presentare i ricorsi necessari a tutela della Regione”. I consiglieri chiedono anche al governatore e al presidente del Consiglio regionale di attivarsi con gli omologhi delle altre regioni per fare un altro ricorso contro una discussa decisione della Corte dei conti, quella della Sezione autonomie dello scorso 3 aprile che impone nuovi controlli sulle spese dei gruppi e la revoca dei finanziamenti per quelli che, dopo trenta giorni dall’avviso delle anomalie, non si siano messi in regola.

Sempre per tutelare la Regione i consiglieri vorrebbero un incontro tra Cota, il presidente del Consiglio regionale Valerio Cattaneo e i vertici della Corte dei conti, il presidente Luigi Giampaolino e il presidente regionale Salvatore Sfrecola. Il testo non specifica gli intenti per cui i politici dovrebbero incontrare i magistrati. Sarà per mediare o per chiedere più rispetto? La risposta viene da Cattaneo: in un comunicato ha affermato che bisogna rivendicare il ruolo “indipendente ed autonomo (della Regione, ndr), come è sancito dalla Costituzione che anche in questo ambito non deve essere calpestata da norme invasive da parte dello Stato”. Parafrasando: la Carta, nella sua parte sull’autonomia e l’indipendenza delle Regioni, viene calpestata dalla Corte dei conti che impone un controllo in più. Ma il resto della dichiarazione rivela il timore che indagini e controlli siano come quegli strumenti adottati nelle aziende prima di tagli e licenziamenti: “Non dobbiamo essere complici di un progressivo scivolamento verso il basso messo in atto da chi vorrebbe che le Regioni e i Consigli regionali diventassero forse una sorta di maxi ente locale”, ha aggiunto Cattaneo.

La mozione del Consiglio regionale è arrivata nella prima seduta dopo le mosse della Corte dei conti la scorsa settimana. Martedì 4 giugno, al termine degli interrogatori dei 56 consiglieri indagati, i pm della Procura della Repubblica hanno passato ai colleghi della Procura regionale contabile i documenti per procedere con la loro indagine. Sempre la scorsa settimana ai capogruppo è arrivata dalla sezione di controllo della Corte dei conti la richiesta di documenti relativi al 2012.

Ma non è tutto. Il sostituto procuratore regionale Corrado Croci, che indaga sui rimborsi, ha avviato una nuova iniziativa. Ha chiesto ai giudici della Corte di convocare i consiglieri della passata legislatura così da avviare un procedimento nei loro confronti ed evitare che le loro spese irregolari cadano in prescrizione. Domattina la corte presieduta da Salvatore Sfrecola valuterà la sua domanda.

Il timore dei politici per i magistrati contabili è grande. In tutti questi casi gli eletti dovranno dimostrare che le spese sono state fatte per il funzionamento del gruppo consiliare: per cene e pranzi nei ristoranti, ad esempio, dovranno spiegare perché le hanno fatte, con chi e in quale ambito. Per chi aveva l’abitudine di farsi rimborsare qualsiasi cosa coi soldi dei contribuenti sarà difficile giustificare ogni scontrino.