Una riunione per ricompattarsi. Il Movimento 5 Stelle cerca di riunire le forze dopo le defezioni dei giorni scorsi. Vincenza Labriola e Alessandro Furnari, i deputati che hanno lasciato il gruppo alla Camera e ora a siedono nei banchi del gruppo misto, sono stati i primi a dissentire pubblicamente con il capo e fare il passo che in molti, si dice, non hanno ancora avuto il coraggio di fare. E’ in programma oggi l’assemblea congiunta dei parlamentari si riunirà per parlare del futuro e cercare di trovare soluzioni per essere più uniti e meno “sfilacciati”. I problemi ci sono e la comunicazione con l’esterno è il primo nodo da affrontare.

Da risolvere soprattutto il fenomeno della fuoriuscita delle informazioni. Come la mail resa pubblica domenica in serata (con tanto di convocazione per “lunedì 10 giugno alle 17”) e inviata a deputati e senatori grillini, dove all’ordine del giorno, tra i punti da discutere insieme, si legge: “Chiarimenti sugli atteggiamenti fuori e dentro ai gruppi rispetto alle decisioni dell’assemblea”. Un disagio manifestato già settimane fa da Vito Crimi, capogruppo al Senato e che al Fatto Quotidiano.it aveva parlato di “clima di sfiducia” tra i suoi: “Io non mando più le mail agli altri per paura che quello che dico esca all’esterno”. E così Roberta Lombardi, poco prima di lasciare il posto di guida a Montecitorio scriveva: “Ringrazio le spie che ci impediscono di poterci parlare liberamente”.

A negare ogni problema sono invece i membri del gruppo. “Siamo tranquilli, è normale che tra 163 persone ci sia qualche problema“. E’ la frase che ripetono i parlamentari. Discussioni fisiologiche o aperto scontro, il gruppo oscilla e soffre la grande attenzione mediatica che si scatena intorno ad ogni decisione. E uno dei problemi riguarda le assemblee che sono sempre meno frequentate tra impegni istituzionali e stanchezza rispetto ad una diatriba che non sembra avere fine. Qualcuno addirittura sostiene che il gruppo dirigente stia preparando un faldone con le dichiarazioni dei malpancisti. Parole, interviste e passi falsi da raccogliere e documentare.

“Noi non cacciamo nessuno”, ha commentato poco prima della riunione il deputato Alessandro Di Battista, “Se qualcuno vuole andarsene, non possiamo trattenerlo”. A far discutere più dell’uscita dei due dissidenti, è stato però il duro comunicato di reazione ai due fuoriusciti, pubblicato dal gruppo alla Camera: “Siamo certi che al gruppo misto lavoreranno molto meglio, anche considerando che saranno finalmente liberi di disporre di tutto il denaro spettante senza dover più adempiere agli impegni presi con il codice di comportamento e col fastidioso Beppe Grillo. “Due lavativi”, aveva fatto intendere il nuovo capogruppo Riccardo Nuti. Ma l’attacco è piaciuto a pochi. Da Cosimo Petraroli a Walter Rizzetto fino a Lorenzo Battista, passando per Tommaso Currò, grillini che hanno espresso semplice perplessità sui metodi e le condanne. E anche questo sarà probabilmente motivo di discussione all’interno dell’assemblea nel tentativo di salvare l’unità del gruppo in un momento in cui sanno di non potersi più permettere passi falsi.