Con l’attacco al blindato in Afghanistan, dove è morto il 53esimo militare italiano in missione Isaf nel Paese, si riaccende il dibattito sul ritiro delle truppe. “E’ evidente che c’è un cronoprogramma di uscita fissato che ci porterà l’anno prossimo fuori da quella situazione alla quale guardiamo ovviamente con ansia”, ha detto il premier Enrico Letta, specificando che “occorre ripensare lo strumento delle missioni all’estero, della loro protezione” e precisando che “quello che la comunità occidentale ha fatto lì ha risparmiato cose peggiori”.

”Non intendiamo strumentalizzare questa tragedia, ma torniamo a chiedere quanto chiesto in una mozione presentata all’inizio della legislatura: i nostri militari tornino immediatamente a casa”, ha detto invece Alessandro Di Battista (M5S), vicepresidente della commissione Affari esteri della Camera, che ha chiesto di conoscere “la strategia d’uscita dell’Italia”. E ha aggiunto: “Siamo schifati dalle lacrime di coccodrillo dei politici”.

Il Movimento 5 Stelle aveva già chiesto il ritiro di tutti i militari italiani all’estero giovedì scorso, con una mozione presentata da Manlio Di Stefano, capogruppo stellato in commissione Esteri alla Camera. Nel coro di voci che spinge per un ritiro c’è anche Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera. “Nelle missioni all’estero più di cinquemila militari”, ha avvertito su twitter. “Sacrifici pesanti, grande lavoro, apprezzato, ma ora meglio pensare al ritorno”.

“Certo oggi è il momento del dolore e non della polemica”, ha commentato Antonio Di Pietro dell’Italia dei Valori, “ma non dobbiamo neanche sostenere l’ipocrisia di coloro che si ostinano a ritenere giusta la missione italiana in Afghanistan”, sottolineando che “siamo di fronte a una guerra che viola l’articolo 11 della Costituzione”, perché “la cosiddetta ‘missione di pace‘ per l’Italia non è neanche un’opportunità politica, soltanto un sacrificio di risorse umane, economiche e logistiche. Adesso basta con quest’ipocrisia, riportate a casa i nostri ragazzi”.

Un appello condiviso anche da Nichi Vendola, presidente di Sinistra ecologia e libertà. ”L’elenco dei soldati italiani morti in Afghanistan è tragicamente sempre più lungo”, ha scritto su twitter. “Un elenco di dolore insopportabile, a partire dai familiari delle vittime, a cui ci stringiamo in queste ore. Continuiamo a porre la domanda sul senso di questa missione. Continuiamo a dire che i nostri soldati devono tornare”.

E Luca Zaia, presidente della regione del Veneto, ha avvertito: “Riportiamoli a casa i nostri ragazzi, basta tributi di sangue”, ricordando “una convinzione che esprimo da tempo: è necessario individuare al più presto una strategia di uscita che riporti a casa i nostri soldati”. Prende le distanze dal gruppo che spinge per il ritiro delle truppe, invece, Pietro Grasso, presidente del Senato. ”Ci sono degli impegni internazionali da rispettare”, ha dichiarato. “Questo è prioritario. Il Parlamento, se verrà chiamato, darà le risposte adeguate”.

Non si è fatta attendere neanche la reazione del vicepresidente al Senato Maurizio Gasparri (Pdl). “Dobbiamo interrogarci sulla possibilità che in luoghi come l’Afghanistan pace e democrazia riescano ad affermarsi”, ha dichiarato. “Abbiamo pagato e paghiamo anche oggi un tributo pesante senza certezze sul futuro di quelle terre”.

Le spese militari, intanto, restano da capogiro. Le missioni militari all’estero quest’anno ammontano a 1 miliardo, per due terzi destinati alla guerra in Afghanistan. E la parata militare “sotto tono” del 2 giugno è costata 2 milioni, dai 2,6 milioni dell’anno scorso. Per un totale di 17,64 miliardi di euro spesi per l’esercito italiano, soprattutto in personale e manutenzione di infrastrutture e mezzi.