“E’ giovane, coraggioso, dinamico, concreto… mi piace. Quando ci parli, capisci subito che è uno che vuol fare, che ha idee, progetti, speranze”. Flavio Briatore “benedice” una candidatura alla premiership di Matteo Renzi e al Corriere della Sera dice “certo che lo voterei! Ma le chiedo: quante e quali sono le anime cattive di questo Paese che fanno, e faranno, la guerra a Renzi?”. L’imprenditore nei giorni scorsi ha incontrato il sindaco di Firenze in modo “casuale” insieme al manager Lucio Presta. Alle primarie del Pd, aggiunge, “se fossi stato un militante, avrei senza dubbio votato per lui. Purtroppo gli oligarchi del partito scelsero Bersani” facendo un errore “gravissimo” perché “se fosse stato Renzi a essere il candidato premier, probabilmente Berlusconi non si sarebbe presentato alle elezioni. Non capirono, e temo che continuino a non capire, che Renzi può andare a prendere anche molti voti tra i moderati”. In ogni caso, “anche se Renzi è lì a battersi contro quelle mummie, lui per primo sa che comunque, per poter fare delle cose, occorre poter essere messi nelle condizioni di farle. E se penso che a Palazzo Chigi sono riusciti a far restare bloccato pure uno come Berlusconi…”.

Dalle pagine di un altro quotidiano, Il Giornale, il sindaco di Firenze sembra raccogliere la sfida ponendo una condizione però: ”Il tormentone su cosa fa Renzi è non solo insopportabile ma anche inutile e non coglie il punto centrale, che è cosa farà il Pd’’ dice Renzi spiegando che la sua candidatura alla segreteria dipende da cosa sceglierà di fare il partito: “Farà un congresso serio o no? Accetterà la sfida del cambiamento e della novità o no? Perché questa è la questione in ballo, su cui non decido io. La domanda che faccio io al Pd è: ha capito di avere perso le elezioni di febbraio? E ha voglia di provare a vincere le prossime? Dipende tutto dalle risposte a queste domande, quel che farà Renzi”.

Il primo cittadino fiorentino respinge anche le critiche di chi lo rimprovera di voler far cadere il governo Letta: “Per carattere io non tramo. E neanche tremo: se ho qualcosa da dire lo dico in faccia, chiaramente”. Ma “faccio il tifo” per Letta, che ha “tutte le caratteristiche istituzionali, politiche e personali per governare”. E dire che il governo non deve ‘vivacchiare’ è “una banalità che pensano tutti, credo. Questo governo è una bicicletta che sta in piedi solo se si pedala forte” e il Pd deve “farsi sentire sulle sue istanze” come ha fatto Berlusconi sull’Imu che è “una sua vittoria.

Quando arriveranno sul tavolo del governo le proposte del Pd, il Pd deve essere altrettanto forte nel difenderle”. Proprio su questo interviene il presidente democratico della Toscana Enrico Rossi sulle pagine del Messaggero: “Renzi? E’ il più popolare dei nostri ma non condivido il suo blairismo e gli occorre prudenza per non far del male all’esecutivo” dice spiegando anche di apprezzare il lavoro di ricostruzione del partito che delinea Fabrizio Barca e indicando come futuro segretario del Pd “Gianni Cuperlo perché rappresenta un progetto di società e la sua elezione non avrebbe il solo profilo della lotta di potere”.

Quanto alle mosse del governo sul finanziamento ai partiti, per Rossi va introdotto un tetto alle donazioni per “evitare di vendere la politica ai privati”. Però “è giusto risparmiare e possiamo ricavare qualche centinaio di milioni riducendo i senatori a 120 nominati fra presidenti di Regione e sindaci”. Proprio sullo stop al finanziamento pubblico ai partiti, Renzi sottolinea che “quando lo dicevo io mi attaccavano. Ora nel Pd hanno cambiato idea, bene”.

A ribattere c’è l’ex ministro dell’Istruzione Beppe Fioroni (Pd): “Renzi non è un marziano capitato sulla Terra. Ciascuno di noi sa bene che a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Se non vuole provocare casini, ha la capacità di evitarli. A meno che non voglia trasmettere segnali diversi” argomenta Fioroni, criticando il sindaco di Firenze che fa “punzecchiature, vere o costruite, che rischiano di danneggiare tutti” e che “sembrano spostare il dibattito su prospettive individuali invece che sui problemi del Paese”. “Se studia da presidente del Consiglio, sa bene che lo può diventare solo se candidato del centrosinistra e con i voti dei cittadini, certamente non con Berlusconi e compagnia. Credo che debba lavorare a costruire il domani: l’esperienza di Grillo dimostra che la politica della demolizione non paga”.