Atti provocatori in un centro religioso”. Per questa ragione l’attivista tunisina Amina Tyler, esponente di ‘Femen’ e protagonista di una campagna a seno nudo in difesa dei diritti delle donne, è in stato di arresto e indagata, per l’appunto, per “immoralità”. Il ministero degli Interni di Tunisi ha finalmente spiegato che fine avesse fatto Amina dopo la sua comparsa ieri nel un centro religioso di Kairouan dove era in programma il congresso annuale del gruppo islamico radicale Ansar al-Sharia, vietato dal governo guidato dal partito moderato di Ennahda. Qui l’attivista è stata fermata – non perché si fosse scoperta il seno, come scritto inizialmente dai media – ma dopo aver scritto la parola ‘Femen’ sul muro vicino alla principale moschea della città, l’Okba Ibn Nafaa. Secondo il sito tunisino Business News, invece, il pubblico ministero del tribunale di prima istanza di Kairouan avrebbe messo un mandato d’arresto per Amina non per attentato alla morale, ma per profanazione di tombe e detenzione di arma bianca.

Amina, di cui oggi si hanno notizie contrastanti, non si è denudata davanti al salafiti, come ieri aveva raccontato il governatore di Kairouan, ma il suo gesto – scrivere sul muro di cinta della più importante moschea della città, la parola ‘Femen’ – non è stato meno eclatante. La sfida che la ragazza ha lanciato è stata qualcosa a metà tra un grande atto di coraggio e una follia, perché sfidare i salafiti in casa propria (Kairouan è la ‘capitale’ del gruppo salafita di Ansar al Sharia) è stato qualcosa di impensabile per i parametri del rigore islamico. Quindi nessun improvvisato spogliarello, ma uno schiaffo a chi cerca di mettere la donna tunisina in posizioni di retroguardia.

Il video che circola in rete mostra un altro aspetto di questa complessa vicenda perché Amina, al suo apparire davanti alla moschea, dove è stata subito riconosciuta, ha catalizzato l’attenzione e quindi la reazione dei musulmani più ortodossi. “Vattene via da qui”, è stata la frase più normale, “sei solo una sporca puttana”. 

Lei, con i suoi capelli cortissimi tinti di biondo platino, in t-shirt e camicia e con short di jeans, non ha arretrato d’un passo guardando, con sprezzo, ma in totale silenzio i suoi avversari. “Le donne possono entrare nella moschea, tu no perché sei una puttana”, le ha gridato da pochi centimetri un uomo. Troppo per gli agenti a presidio di Kairouan, che l’hanno circondata e poi scortata sino ad un cellulare per evitare che fosse linciata dalla folla.

Nella campagna promossa dal gruppo femminista ucraino, Amina è apparsa in topless su Facebook mentre fuma una sigaretta. Sul suo seno le parole, in arabo e in inglese: “Il mio corpo appartiene a me”. Il 4 aprile è stata convocata una giornata di mobilitazione internazionale per denunciare le minacce a lei e alle attiviste del gruppo. Oltre 10mila persone hanno invece firmato una petizione per processare chi minaccia la vita della giovane.

modificato da redazione web
alle 19.30 del 20 maggio 2013