L’Europa rispolvera Roosevelt. Non sarà l’epoca di imponenti dighe o importanti opere pubbliche, ma a qualcosa, per il ribattezzato “New Deal d’Europa”, si sta già pensando. Francia e Germania sono pronte a rilanciare a fine mese – in un incontro previsto per il 28 maggio – un piano per l’occupazione giovanile. L’anticipazione arriva dal giornale tedesco Rheinischen Post, ribalzando poi sui quotidiani spagnoli e greci, primi Paesi a vivere nel vortice della nuova Grande Depressione con un tasso di disoccupazione giovanile che ormai ha sforato il 50 per cento.

Il Consiglio europeo aveva già approvato all’inizio del 2013, nel piano di bilancio Ue 2014-2020, un budget di 6 miliardi di euro per contrastare, in concreto, la disoccupazione giovanile. Ma lo stesso presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, aveva poi riconosciuto che si trattava di una somma piuttosto limitata. Così il nuovo piano del ministro del lavoro tedesco Ursula von der Leyen  e del suo omologo francese Michel Sapin punta tutto sulla Banca europea per gli investimenti (Bei), capace di utilizzare questi 6 miliardi di euro come garanzia per ottenere dai mercati fino a dieci volte tanto, 60 miliardi di euro nei prossimi sette anni da reinvestire nelle imprese che partecipano al programma. Insomma la banca con sede a Lussemburgo potrebbe accordare direttamente crediti alle aziende che si impegnano ad assumere giovani minori di 25 anni.

L’idea è quella di rilanciare l’occupazione europea sulle basi del contratto generazionale alla francese, con i capitali della Bei che, attraverso l’emissione di titoli di debito ad hoc, i project bond, aumenterebbe di molto gli stanziamenti. Il piano sarà inoltre utilizzato per finanziare il sistema di formazione professionale duale nei Paesi del sud Europa e per espandere il programma Erasmus per gli studenti. A Bruxelles la reazione è stata però la prudenza: la Commissione si è detta disposta per il momento a studiare il piano. E ha ricordato che già a febbraio aveva approvato un pacchetto di misure per l’inserimento degli under 26 che dovrebbe entrare in vigore dall’anno prossimo, quando gli Stati Europei con la denominata “garanzia per il lavoro giovanile” dovranno assicurare ai disoccupati una proposta di formazione, lavoro o apprendistato entro quattro mesi dalla fine dei loro studi. “Quello che non possiamo permetterci è lasciare 7,5 milioni di ragazzi europei sotto i 25 anni senza lavoro, né formazione”, ha detto martedì scorso il commissario europeo per il lavoro, Laszlo Andor, nel corso di un incontro organizzato dal Consiglio della gioventù di Spagna.

Le preoccupazioni aumentano infatti quando i leader europei guardano le cifre del sud Europa, soprattutto della Spagna (55,9 per cento) e della Grecia (59,1 per cento). Per un totale di 5,7 milioni di giovani europei senza lavoro (23,5 per cento). Il tasso di disoccupazione è appunto, uno dei problemi dello squilibrio economico che lunedì è stata affrontato nel vertice mensile dell’Eurogruppo. Ancora un volta il ministro delle Finanze spagnolo Luis de Guindos, è arrivato all’appuntamento con il compito di fermare il conto alla rovescia che porterebbe a una sanzione disciplinare e metterebbe il Paese sotto stretta sorveglianza a causa della disoccupazione, della mancata flessibilità economica e di un basso profilo internazionale del suo tessuto imprenditoriale.

Tant’è che Bruxelles ha pure chiesto a Madrid un “contratto unico aperto” per i lavori a termine e a tempo indefinito per eliminare la frammentazione del mercato del lavoro. Il premier iberico Mariano Rajoy però ha subito assicurato che non è nei programmi dell’esecutivo una nuova riforma del lavoro: “Stiamo verificando la riforma appena varata e posso anticipare che siamo molto soddisfatti. Non abbiamo intenzione di cambiare né in una né nell’altra direzione”. Insomma non resta che attendere il vertice di Parigi del 28 maggio, cui probabilmente anche i ministri delle Finanze francese Pierre Moscovici e quello tedesco Wolfgang Schaeuble prenderanno parte.