Per sanare la piaga della disoccupazione giovanile (il 38,4% dei giovani attivi in Italia è senza lavoro) il governo Letta potrebbe giocare la carta francese. Il ministro del Lavoro Enrico Giovannini ha ricordato nei giorni scorsi che una delle piste battute è “una staffetta per riequilibrare la situazione tra le generazioni”. Insomma, l’idea sarebbe trasferire da noi il modello del “contrat de génération”, un nuovo tipo di contratto di lavoro operativo in Francia da metà marzo. E una delle principali novità introdotte da François Hollande per affrontare l’urgenza occupazionale nel Paese, dove un giovane su quattro è alla disperata ricerca di un posto. 

Il contratto generazionale alla francese. Di cosa si tratta? Il “contratto generazionale” assegna un contributo di 4mila euro annui alle imprese con meno di 300 dipendenti, che assumono un lavoratore under 26 anni e al tempo stesso conservano il posto di un dipendente con almeno 57 anni e promettono di portarlo fino alla pensione. Il senior si impegna a trasferire il suo know how al junior: gli fa praticamente da tutor. L’esperienza è in atto da poco tempo e per il momento non sono stati forniti dati concreti. Ma l’obiettivo è ambizioso: Parigi intende siglare 500mila di questi contratti da qui al 2017. Hollande, che alla fine del suo primo anno di presidenza è precipitato nei sondaggi, ha promesso di invertire il trend di crescita della disoccupazione nel Paese entro la fine del 2013. E conta di farlo anche con i “contratti generazionali”, che furono una delle sue promesse principali in campagna. 

In tre regioni italiane progetti sperimentali per chi accetta il part time. L’Italia potrebbe accodarsi, Giovannini lo ha fatto capire chiaramente. Tanto più che alcune regioni (Lombardia, Friuli-Venezia Giulia e Piemonte) stanno già realizzando progetti sperimentali che vanno nella stessa direzione: ad esempio la copertura, almeno parziale, dei contributi Inps a beneficio dei lavoratori senior che accettano il part time per rendere possibile l’assunzione di giovani. D’altra parte i saggi nominati dal presidente Giorgio Napolitano avevano già consigliato di imitare un’altra misura francese a favore dell’occupazione, la “prime pour l’emploi” (premio per il lavoro), che esiste dal 2001. Si tratta di un credito d’imposta sui redditi più bassi (fino a 17.451 euro lordi per i single, vedovi e divorziati e 26.572 per coniugi e conviventi). Se il credito risulta superiore all’imposta dovuta, la differenza viene corrisposta al dipendente. La misura (che va a beneficio soprattutto dei più giovani, mediamente con redditi più bassi) è già stata adottata anche dal Belgio e dal Regno Unito. I saggi, nel loro rapporto finale, hanno proposto pure da noi “di riconoscere un credito d’imposta ai lavoratori a bassa retribuzione (fra i quali molti sono i giovani), che si trasformi in sussidio monetario se eccede l’imposta dovuta”. Carlo Dell’Arringa, sottosegretario al Welfare, ha già confermato che “nel nostro Paese il progetto partirà con un’introduzione graduale e quando verranno individuate le risorse, anche utilizzando fondi europei”. 

In Francia si propone il reddito minimo garantito più esteso. In Francia sui “contratti generazionali” non manca, comunque, qualche perplessità. Un recente studio del Conseil d’analyse économique (Cae) critica il fatto che questi contratti vengano conclusi indifferentemente a tutti i livelli di salari, mentre dovrebbero essere applicati solo alle retribuzioni più basse (inferiori a 1,6 volte lo Smic ovvero il salario minimo stabilito per legge). I soldi risparmiati dovrebbero confluire su misure ad hoc per i giovani con formazione limitata e che faticano a entrare sul mercato del lavoro. Secondo il Cae (composto di economisti che consigliano il premier francese, il socialista Jean-Marc Ayrault), inoltre, bisognerebbe estendere il reddito minimo garantito (Rsa) a tutti coloro che compiono i 18 anni (per il momento scatta a 25 e in precedenza solo per chi abbia lavorato almeno per due anni). Infine, Rodolphe Delacroix, esperto dei problemi lavorativi dei senior, ritiene che i “contratti generazionali” avranno un effetto limitato per l’occupazione degli over 50. “Bisogna andare oltre – ha sottolineato -, introducendo anche in Francia più flessibilità sul mercato del lavoro, come già si è fatto in Germania e nei Paesi del Nord Europa”.