Sei gay e senza figli? Allora, con ogni probabilità, non ti interessa il destino delle generazioni future. Lo pensa Niall Ferguson, uno degli economisti e saggisti più accreditati del pensiero liberista anglosassone. Parlando alla Altegris Conference in California, davanti a un pubblico di investitori e analisti finanziari, Ferguson si è soffermato sulla filosofia economica di John Maynard Keynes, che a suo giudizio ci avrebbe “portato ai problemi di oggi”. Secondo Ferguson, Keynes non pensava al futuro, perché era appunto gay, senza figli, “e sposato con una ballerina, con cui preferiva parlare di poesia, piuttosto che procreare”. Le frasi, pronunciate tra il silenzio imbarazzato dei presenti, sono state riprese da Financial Advisor e da alcuni giornalisti locali e hanno rapidamente fatto il giro del mondo.

Ferguson non è del resto un nome di poco conto nel panorama intellettuale ed accademico internazionale. Scozzese di nascita, insegna storia a Harvard ed è fellow dell’Università di Oxford. Sostenitore in gioventù del thatcherismo, amico di Henry Kissinger (che gli ha dato accesso a tutti i suoi documenti personali), Ferguson ha scritto libri celebri come La verità taciuta e Ascesa e declino del denaro. Le sue tesi, soprattutto su colonialismo e imperialismo, hanno scatenato polemiche e fatto proseliti. Ferguson ha scritto che la Gran Bretagna avrebbe fatto meglio a stare fuori dalla prima guerra mondiale, lasciando alla Germania Guglielmina la vittoria nel conflitto. Se l’è presa con l’attitudine occidentale all’auto-flagellazione per il passato coloniale, e ha attaccato con forza Paul Krugman, Barack Obama e chiunque proponga un forte ruolo dello Stato in economia. In primis, dunque, John Maynard Keynes.

Il giudizio su Keynes omosessuale “senza interesse per il futuro” rischia però di creare un serio imbarazzo per lo storico e saggista scozzese – e per la sua università, Harvard – Ferguson se ne deve essere accorto molto presto, tanto da scusarsi quasi immediatamente, su Twitter, e poi nel suo website, per giudizi “stupidi e privi di tatto”. Ferguson scrive di essere stato “doppiamente stupido. Anzitutto, è ovvio che anche le persone che non hanno figli si preoccupano delle future generazioni. In secondo luogo, mi sono dimenticato che Lydia, la moglie di Ferguson, ha avuto un aborto”. Premettendo di “detestare ogni tipo di pregiudizio, sessuale e non”, Ferguson conclude sostenendo che “colleghi, studenti e amici – etero e omosessuali – hanno tutto il diritto di essere delusi per il mio comportamento, come lo sono io stesso”.

Si tratta di una presa di distanza dalle proprie idee e affermazioni insolita per uno scrittore che ha fatto dell’audacia e dell’aggressività intellettuale la propria cifra più esibita (Ferguson minacciò di denunciare la “London Review of Books” per una recensione non positiva del suo libro Occidente, in cui si adombrava la sua vicinanza a teorie razziste in tema di colonialismo). La tesi di Keynes “senza interesse per il futuro”, e quindi potenzialmente distruttore, è stata comunque in questi anni ripresa e rilanciata da altri intellettuali ed economisti liberisti e conservatori. L’americana Gertrude Himmelfarb ha per esempio messo in relazione le teorie economiche di Keynes con l’ambiente culturale di Bloomsbury e la sua filosofia del “vivere il momento”. Un altro economista, Joseph Schumpeter, parlò della “visione senza figli” di Keynes.

A questo punto comunque, oltre al caso personale di Niall Ferguson, quello che pare in gioco è il nome dell’istituzione che lo ospita. Per la seconda volta in pochi giorni, infatti, l’università di Harvard è al centro di polemiche e pubblici imbarazzi. Alcuni giorni fa ha fatto notizia il caso di tre giovani dottorandi americani, che hanno pubblicamente esibito problemi di calcolo e manipolazione dei dati in “Growth in the Time of Debt”, lo studio celeberrimo di due altri economisti harvardiani, Carmen Reinhart and Kenneth Rogoff, volto a mostrare come la crescita economica rallenta quando il debito di un Paese supera la soglia del 90% del Pil. La tesi di Reinhart e Rogoff è diventata in questi anni la “bibbia” dei predicatori dell’austerity economica, dall’ex-candidato alla vicepresidenza USA Paul Ryan al commissario europeo Olli Rehn.