Il silenzio prima, l’orogoglio dopo. Cecile Kyenge, ministro dell’Integrazione, ha di fatto ignorato gli insulti di Mario Borghezio (Lega). ”Sono nera e italo-congolese e citengo a sottolinearlo. Dentro di me ci sono due Paesi. Non sono di colore, sono nera, lo dico con fierezza” dichiara nella sua prima conferenza stamp, sottolineando la necessità di “cominciare ad usare le parole giuste”.E poi: “L’Italia non è un Paese razzista, ha una cultura dell’accoglienza ben radicata, ma c’è una non conoscenza dell’altro, non si capisce la diversità è una risorsa. Da questi attacchi – ha concluso – ho imparato tante cose”.

Dopo gli attacchi ricevuti “c’è stato un sostegno da parte del premier e di tutti i componenti del Governo. Sicuramente avrebbe dovuto uscire anche un sostegno pubblico, ma sulla solidarietà rispetto a questi attacchi io mi sento abbastanza tutelata. La risposta più forte – ha aggiunto il ministro – deve darla la società civile, il Paese. E la società sta reagendo a questi attacchi, perché esiste anche un’altra Italia, accogliente”.

“E’ chiaro che questo cambiamento doveva esserci – ha proseguito il ministro riferendosi alla sua nomina – dobbiamo affrontarlo tutti insieme, ma anche all’interno del Governo posso dire che oltre al ministro Idem anche gli altri hanno dimostrato solidarietà. Questo è un buon segno e per questo motivo non ho risposto, e non credo che sia il caso di soffermarsi su singole voci che possono parlare più forte ma che non sono la maggioranza”. Certo bisogna dare risposte ai tanti figli di stranieri che nascono e crescono in Italia e non si sentono né italiani né del Paese di origine dei loro genitori” ha proseguito Kyenge, a proposito della legge sulla cittadinanza. “Ma le cose si possono cambiare senza urlare”. “Faccio parte di una squadra – ha precisato – nel Governo ci sono altre forze politiche diverse dalla mia come ad esempio il Pdl o Scelta Civica, dobbiamo cercare uno spazio comune e un terreno condiviso, sempre nel rispetto dell’altro, senza mai offendere”. 

Sul tema dell’immigrazione il ministro non tralascia la situazione dei Cie “è un’emergenza che non dimentico e che conosco bene perché ho condotto tante battaglie in prima linea, denunciando anche che lì molte persone non dovrebbero esserci”. Un’emergenza sulla quale, dunque “c’è massima attenzione e sensibilità e il mio impegno personale”. Il ministro, sottolinea che su questo fronte “non si possono promettere risultati immediati” perché si tratta di politiche dell’immigrazione a più ampio raggio “che vanno affrontate a livello europeo, oltre le nostre frontiere, perchè a volte la risposta di una voce isolata non ha la stessa forza di una risposta collettiva”. Di una cosa però si dice certa ‘la ministra’ (come lei stessa si definisce) “per me prima di tutto viene la persona” e su questo “mi batterò. Non so – conclude – se riuscirò a portare a casa dei risultati ma voglio porre le basi per un cambiamento”.