“Dio è grande. E tante chiese sono state distrutte… Sì, tutte le chiese sono crollate… Non c’è altro dio all’infuori di Allah… le chiese, la maggior parte delle chiese sono crollate…”. Siamo nell’aprile del 2009, all’indomani del terremoto che distrugge L’Aquila, quando il Ros dei Carabinieri intercetta queste frasi. Il pm Renato Nitti, della procura di Bari, sta indagando su sei persone – di nazionalità tunisina e marocchina – accusate di appartenere a una cellula del terrorismo internazionale di matrice fondamentalista islamica. Oggi il gip ha disposto il loro arresto. Il presunto capo della cellula – i cui membri si addestravano anche sull’Etna per simulare situazioni di guerriglia – è Hosni Hachemi Ben Hassen: ha 45 anni, è tunisino, ed è stato a lungo l’imam di una piccola moschea, quella di Andria, nonché gestore di un call center. E proprio il call center, insieme con la moschea, era il luogo in cui veniva addestrata la cellula.

I potenziali obiettivi – nessuno però è stato mai pianificato – erano in Italia e all’estero. Intercettazioni, tabulati, pedinamenti: i sei presunti terroristi sono stati controllati dal Ros notte e giorno fino agli arresti disposti ieri. Hosni è risultato in contatto con uomini di spicco del terrorismo internazionale: Essid Sami Ben Khemais, Ben Yahia Mouldi Ber Rachid e Ben Alì Mohamed. E quello con Essid è considerato il contatto più inquietante: come rivelato da L’Espresso a ottobre scorso, Essid è diventato il responsabile della sicurezza dello sceicco Abu Iyad, leader del gruppo salafita “Ansar Al Sharia”, ricercato per l’attacco del 14 settembre 2012 all’ambasciata americana di Tunisi. Essid è stato già condannato in Italia perché affiliato a un’organizzazione terroristica. La cellula colpita oggi dagli arresti, però, non aveva stabilito obiettivi precisi, spiegano gli investigatori, ma era comunque pronta ad agire – in Italia e altrove – non appena avesse ricevuto un ordine.

“Emergono chiari elementi che attestano l’intendimento e l’aspirazione degli indagati a raggiungere i territori della Jihad”, scrive il gip Mario Scamarcio, “mentre non sono emersi programmi di attentati da realizzare in Italia, se non riferimenti a obiettivi ‘graditi’, se non addirittura agognati dagli indagati: è il caso di una chiesa andriese il cui sacerdote viene indicato come agognato obiettivo di aggressione da parte degli indagati”. Sul telefono di Hosni nel gennaio 2009 viene intercettato questo sms: “Dio prendi il mio sangue come vuoi e disperdi il mio corpo per il tuo disegno come vuoi. Amen!”. Ed è soltanto una delle tante intercettazioni depositate agli atti. “Sono al mio ultimo punto Sceicco!”, si legge ancora in un’intercettazione, “Preparato! … Se Dio vuole, spero che Dio lasci disperdere … prega e dici: “Possa Dio sparpagliare i nostri corpi per la sua causa…..voglio che le mie carni vadano in pezzi! … Voglio che la mia carne vada in pezzi!”.

Nell’ordinanza di custodia cautelare viene allegata anche la testimonianza di un collaboratore di giustizia, Elassi Rihad, che ha spiegato come avviene generalmente l’indottrinamento. Elassi parla della sua esperienza in Lombardia: “… la trappola è lì nella moschea, dove mettevano dei video, dalla mattina alla sera, dove… E poi loro parlavano tra una preghiera e l’altra e ci spiegavano che in questa vita siamo oramai condannati a morte e moriremo prima o poi e perché dobbiamo morire, qui in mezzo, adesso uso il termine…, in mezzo a questi porci, e questi erano …ci rubano il petrolio, tutte quelle storie per inculcare odio… Vedono un disperato che non ha una lira, e poi parlano del paradiso, di questa vita nel paradiso, delle donne… insistono nel spiegarti e nel parlare della morte, che diventa un … trauma, un’ossessione la morte. Arrivi al punto che quando sei solo a casa, tutto diventa niente! … cioè praticamente io sono morto. L’unica cosa certa nella vita è la morte! Allora perché devo lavorare, perché devo sposare, perché devo far figli? … E quando nasce una persona non dobbiamo festeggiare, dobbiamo piangere, quella è un’altra condanna a morte! Perché quello che è nato, morirà prima o poi. Con questi pensieri, con questa filosofia, diciamo, ti fanno diventare la vita un inferno! Non c’è via di uscita che la morte! … quindi, allora, la vita ti fa schifo, arrivi al punto che la vita ti fa schifo! L’unica soluzione è morire… Renderti utile morendo, un contributo per salvarti, mica per me, per salvare te stesso, tanto sei morto ugualmente… Perché uno ha fatto degli anni di carcere è in mezzo alla strada a Milano, nevica, fa freddo, non ha da mangiare, non ha una coperta, rischia l’espulsione, nel suo Paese ha vent’anni di carcere da scontare … l’unica soluzione, cioè, è morire! Se sei in quelle condizioni e ti parlano di Paradiso e di tutto ciò che è in Paradiso, è chiaro che la morte … tu dici io sono già morto, cioè, peggio di così non … non possa capitarmi. E quindi ti piace l’idea. Ti lasciano fare la doccia, un pasto caldo e ripeti un altro giorno, un altro giorno e qua viene … inculcato il pensiero, in questo modo…”.