E’ salito a oltre 300 morti il bilancio del crollo di una palazzina di otto piani a Dacca, in Bangladesh, avvenuto mercoledì scorso. Dalle macerie sono state estratte vive 62 persone, ma la speranza di salvare altri superstiti è grande. Ma le persone rimaste sotto i resti dell’edificio sono fra le 300 e 400, secondo le ultime stime dei soccorritori.” Finora sono state tratte in salvo 62 persone, ma si teme che ve ne siano altre 3-400 intrappolate tra le rovine”, ha detto un responsabile dei vigili del fuoco, Mizanur Rahman, aggiungendo che “alcune di queste sono ancora vive”. I soccorritori cercano intanto di rifocillare chi si trova sotto le macerie con acqua e cibo. 

I lavori di ricerca continuano freneticamente, ma i soccorsi sono stati messi in difficoltà per il propagarsi di un un incendio. Al momento del crollo nell’edificio c’erano circa 3 mila persone, la maggior parte lavoratori di cinque aziende di abbigliamento per l’esportazione. All’interno del Rana Plaza building, situato a Savar, a 25 chilometri a nord est della capitale del Bangladesh, è crollato mentre erano in corso lavori per la costruzione di un nono piano.  

Intanto nella capitale è salita la tensione. Una folla di persone, che includeva anche lavoratori dell’industria tessile, è scesa in piazza per protestare contro il crollo della palazzina. I media locali riferiscono anche di scontri fra manifestanti e polizia, che hanno usato lacrimogeni e proiettili di gomma. Sono state incendiate due fabbriche, mentre decine di automezzi risultano danneggiati.

Il crollo della palazzina ha riaperto il dibattito sulla tutela dei diritti dei lavoratori spesso calpestati nel Paese asiatico. Ciò che serve “è un intervento urgente delle autorità”, secondo l’organizzazione Human Rights Watch. “Simili tragedie sono prevedibili dato il grande numero di di incidenti sul lavoro in Bangladesh”, ha detto Brad Adams, direttore per la sezione asiatica, ricordando che “l’industria paga i salari più bassi al mondo, ma non ha la decenza di assicurare la sicurezza di chi lavora per vestire mezzo mondo”. La paga mensile di un operaio è di circa 28 euro e l’industria tessile impiega 3 milioni di persone, in maggioranza donne. L’organizzazione accusa il ministero del Lavoro di Dacca di non fare controlli nelle fabbriche. Nei distretti industriali della capitale ci sono circa 100 mila aziende, ma spesso non rispettano la legislazione sul lavoro. Inoltre, le organizzazioni sindacali sono spesso ostacolate e i loro leader perseguitati. Hrw cita come esempio il caso impunito di un attivista, Aminul Islam, torturato e ucciso un anno fa.