Uso illecito di rimborsi pubblici e le dimissioni del governatore Vito De Filippo. Questa volta al centro dello scandalo finisce la regione Basilicata, dove gli assessori Vincenzo Viti (Pd) e Rosa Mastrosimone (esterno in quota Idv), insieme al consigliere regionale Nicola Pagliuca (capogruppo del Pdl), sono agli arresti domiciliari. Ad altri otto consiglieri, sia di centrodestra che di centrosinistra, è stato imposto l’obbligo di dimora. Si pagavano anche pneumatici, viaggi e c’era chi, per non ottenere rimborsi spese non dovute, falsificava gli scontrini, aggiungendo una cifra al totale. E’ questo il quadro che emerge dall’inchiesta coordinata dal procuratore capo della Repubblica di Potenza, Laura Triassi. Una vicenda che in serata ha portato alle dimissioni del governatore, sebbene non coinvolto nelle indagini.

Secondo la procura, che ha predisposto il sequestro di conti correnti per 100mila euro, dall’inchiesta emerge ”uno scenario di diffusa illegalità”. Le accuse, riguardanti il biennio 2010-2011, sono di peculato e false attestazioni. Sono stati anche notificati otto divieti di dimora, che riguardano i consiglieri in carica Antonio Autilio (Idv), Paolo Castelluccio (Pdl), Agatino Mancusi (Udc), Mariano Pici (Pdl), Alessandro Singetta (Gruppo Misto), Mario Venezia (Pdl), Rocco Vita (Psi) e l’ex consigliere Vincenzo Ruggiero (Udc).

Anche la sostituzione degli pneumatici e spese per viaggi e vacanze (con parenti più o meno stretti) sono finite tra i rimborsi illecitamente percepiti da assessori e consiglieri. La somma illecitamente percepita da assessori e consiglieri ammonta in tutto a circa 170mila euro. Dalle indagini e dagli elementi acquisiti sono emersi anche casi di alterazione di scontrini e ricevute: a piccole somme veniva anteposto un altro numero per moltiplicare di molte volte l’importo totale. In generale gli indagati si sono fatti rimborsare spese di ristorazione, anche non direttamente proprie, viaggi anche non fatti, consulenze non vere, lavori nelle loro case. Vi sono anche episodi di doppia presentazione delle ricevute a distanza di tempo.

L’assessore Viti, accusato di essersi appropriato di 18mila euro, viene definito dal gip “un vero ‘specialista’ nell’allegazione di spese di ristorazione, e non solo, assolutamente non sostenute”. In pratica, agli atti vi sono numerose ricevute di ristoranti “gonfiate” scrivendo un numero davanti al conto: da 23 a 230 euro, da 86 a 386, da 92 a 292, e via di questo passo. Viti – per tre legislature alla Camera dei Deputati fra i banchi della Democrazia cristiana – ha agito in concorso con Ascanio Emanuele Turco, suo cugino “nonché consulente-commercialista”. Infatti, gli investigatori hanno raccolto diverse fatture per l’acquisto di cancelleria, in Puglia, proprio da parte di Turco. Viti ha anche attuato un “maldestro tentativo di alterare e deviare il percorso investigativo”, “coperto” da un ristoratore di Matera che, quando gli investigatori hanno cercato i documenti originali delle spese messe a rimborso, ha detto di non averli perché il magazzino si era allagato il 20 gennaio 2012. Ma la denuncia dell’allagamento era stata presentata dieci mesi dopo, il 17 novembre 2012, “ossia due giorni dopo la richiesta di esibizione”.

I casi riguardano i rimborsi richiesti anche dall’assessore Mastrosimone (che è anche segretario regionale dell’Idv, con un passato nell’Udeur di Mastella), e il capogruppo del Pdl Pagliuca. “Imbarazzante”, secondo quanto scrivono i giudici, “è risultata l’ubiquità” di Mastrosimone (che si sarebbe “appropriata” 12.193 euro in totale): in un solo giorno avrebbe ad esempio chiesto rimborsi per spese sostenute a Potenza, Roma e Matera. Ci sono poi pranzi consumati nello stesso momento in posti distanti centinaia di chilometri, e rimborsi per “un elevato numero di pasti” che il gestore del ristorante ha poi dichiarato di non aver mai servito. Senza contare i rimborsi per i viaggi ai collaboratori (che questi dichiarano di non aver mai fatto), l’acquisto di salumi in un autogrill del Lazio (25,88 euro), di “Caramelle Vivident” e sigarette “Ms Club slim” (9,30 euro), grissini (3,80) e pane, un “Bed and breakfast’’ per la figlia a Roma, e pasti di Capodanno e Santo Stefano.

Pagliuca, invece, (con un’appropriazione di 18.022 euro) ha chiesto il rimborso per due cd musicali acquistati in un autogrill (32,80 euro), con una lunga lista di “1” aggiunti davanti all’importo reale di ogni fattura e una lista, altrettanto lunga, di rimborsi per viaggi giustificati come “incontri in Regione Lazio” in realtà mai avvenuti: a tutto ciò si aggiunge uno scontrino di 130 euro spesi in una pasticceria il giorno del suo compleanno, e un “fantomatico Hotel Saurus di Matera”, secondo gli investigatori, in cui il consigliere regionale avrebbe pernottato, ma che nella città dei Sassi non esisterebbe (è ad Altamura, ma Pagliuca non vi avrebbe mai soggiornato).

Le dimissioni del governatore
Le dimissioni di De Filippo – al secondo mandato come presidente della giunta – aprono la strada allo scioglimento anticipato del consiglio regionale. Prima di dimettersi, De Filippo ha revocato gli assessori (due sono da stamani agli arresti domiciliari) e ha nominato il nuovo esecutivo: Marcello Pittella (vicepresidente e assessore alle attività produttive), Nicola Benedetto (Agricoltura), Luca Braia (Infrastrutture), Roberto Falotico (Formazione), Attilio Martorano (Salute) ed Enrico Mazzeo Cicchetti (Ambiente). Nella lettera di dimissioni, De Filippo ha detto che l’indagine sui rimborsi illecitamente percepiti “deturpa l’immagine della Basilicata, con ipotesi forse non penalmente gravi, ma umanamente odiose”. La scelta di dimettersi – ha continuato – è stata fatta per avviare “una stagione rinnovata per la Regione”.