Magari mi sbaglio. Anzi: sicuramente mi sbaglio. La mia è solo una sensazione, non ho dati certi per avvalorare la mia tesi.

Qualche giorno fa, ho avuto un’accesa discussione con una mia amica credente e praticante. Come sapete, nel nostro Paese – come dice Corrado Guzzanti – ci sono i credenti, i credenti praticanti e i praticanti non credenti (la maggioranza).

Comunque: la mia amica è credente. E lo è sinceramente. Non ho mai messo in dubbio la sua buona fede. Abbiamo avuto tantissimi scontri su vari temi etici ma mai avrei pensato che mi sarei trovato a difendere Ratzinger dai suoi attacchi.

Magari mi sbaglio. Anzi: sicuramente mi sbaglio.

Ogni volta che sono coinvolto in una discussione così, vengo zittito con fastidio con un “ma cosa ne vuoi sapere tu di religione cristiana che non sei neanche credente”. Lo ammetto: l’Osservatore Romano non ce l’ho in mazzetta, non leggo le notizie che riguardano il Vaticano (le trovo appassionanti come un incontro di squash), e discuto solo di cose che intaccano la mia libertà di coscienza o riguardano direttamente la vita di tutti i giorni.

E – capite bene – vivendo in Italia, residenza a Roma, la cosa avviene con una certa frequenza.

La discussione precedente con la mia amica c’era stata durante il viaggio di Ratzinger in Africa. In quell’occasione, il Papa aveva ammonito: “Non si può superare il problema dell’Aids con la distribuzione dei preservativi, che, al contrario, aumentano il problema”.

Ora: io un po’ l’Africa la conosco. E conosco anche lo sforzo fatto da medici, volontari, ma pure da preti e suore per convincere la gente ad usarlo, il profilattico.

La mia amica sosteneva che il Pontefice aveva espresso la sua opinione. Nessuno era tenuto a seguirla e, come accade ovunque, ciascuno poteva farsi una sua idea e informarsi per conto proprio. Dimenticando che, nella maggior parte dell’Africa (soprattutto nei paesi più poveri e più colpiti dall’Hiv), informarsi è pressoché impossibile. Non solo non c’è internet, ma non ci sono neanche quotidiani completamente liberi.

Quello che viene detto da un’autorità così rispettata, in Paesi come quelli diventa legge. Fare un’affermazione del genere – oltre ad esporre potenzialmente al contagio migliaia di vite – voleva dire buttare via anni di formazione e informazione.

L’ultima discussione, dicevo, l’ho avuta per difendere la scelta di Ratzinger.
“Non si abbandona il soglio pontificio” sosteneva sdegnata la mia amica. “Si porta la propria croce e si accetta la volontà dello Spirito Santo”.
A me, sinceramente, questa ammissione di debolezza è stata forse l’unica cosa che lo ha reso simpatico.

Lascio ai complottisti e ai soliti ben informati “la vera ragione per cui ha lasciato”. Guardo i fatti. Una persona anziana, malata, che dice: “Non sono in grado di andare avanti”. Qualcuno che ammette i propri limiti e dice aver fatto il suo tempo (spirito della classe dirigente del PD, se ci sei batti un colpo).

La sensazione che ho, parlando con la mia amica e con alcuni credenti, è che invece di essere pervasi da un sentimento di estrema comprensione e tolleranza, vivano la loro fede come una primazia morale. Accade anche in politica: il disprezzo delle idee altrui in virtù di una superiorità morale, non si capisce bene infusa da chi.

Ma magari mi sbaglio. Anzi: sicuramente mi sbaglio.

P.s. la settimana prossima il blog è in vacanza. Buon riposo a chi potrà permetterselo.