“Le Olimpiadi della ristrutturazione”. Definisce così il suo nuovo lavoro Kevyn Orr, avvocato 54enne esperto in fallimenti, chiamato dal governatore del Michigan Rick Snyder a presiedere al risanamento delle esauste finanze di Detroit. L’ex capitale dell’auto americana è infatti sull’orlo del collasso. Orr avrà poteri pressoché assoluti. In diciotto mesi, questa la durata del suo incarico, potrà tagliare, vendere e fare tutto quanto riterrà necessario per evitare la bancarotta della città. Percepirà, come stipendio, 275mila dollari al mese, pagati quasi interamente dallo stato del Michigan. Mentre i suoi avversari parlano di “sospensione dei diritti politici”, Orr ha salutato la sua nomina con un – almeno apparente – ottimismo. “Possiamo risorgere dalle ceneri – ha detto – Questa è una città meravigliosa in uno Stato fantastico… Sarà il salvataggio più massiccio della storia”.

Altre città americane, negli ultimi anni, hanno dovuto accettare la nomina di manager incaricati di risanare le disastrate finanze. Soltanto in Michigan ci sono stati i casi di Pontiac, Benton Harbor ed Ecorse. La vicenda di Detroit è però qualcosa di unico e diverso. L’ex capitale dell’auto americana è diventata in questi anni l’emblema della decadenza made in Usa. Negli anni Cinquanta e Sessanta, all’apice del boom, ci viveva un milione e ottocentomila persone. Oggi sono meno di 700mila. Tensioni razziali, violenza urbana, pignoramenti delle case hanno accompagnato la decadenza economica e industriale, rendendo Detroit una delle grandi città d’America dove si vive peggio.

Anni di cattiva amministrazione – con il vecchio sindaco, Kwame Kilpratick, finito in prigione per corruzione – hanno fatto il resto. Detroit ha oggi un passivo di circa 18 miliardi di dollari. Il rapporto di un team di esperti ha trovato che, per restare “finanziariamente solvibile”, la città deve tagliare o far entrare nelle proprie casse – o entrambe le cose – almeno 15 milioni di dollari al mese. Per questo è stato dunque chiamato Kevyn Orr, cui verrà nei prossimi 18 mesi data carta bianca. Orr potrà tagliare le spese, rinegoziare gli stipendi, vendere i beni cittadini, addirittura sospendere i salari di sindaco e consiglieri comunali. Il fatto che Orr – 54 anni, partner dello studio d’avvocati Jones Day – sia afroamericano, dovrebbe in parte facilitare il compito, o almeno attenuare la probabile protesta sociale e le tensioni razziali in una città dove l’83% della popolazione è nera.

Non sfugge comunque a nessuno che Orr non è un manager come tutti gli altri, ma un avvocato con competenze su fallimenti societari. Fu lui, nel 2009, a presiedere alla bancarotta pilotata di Chrysler e poi all’accordo con Fiat e al processo di risanamento che condusse, nel 2011, a nuovi utili per l’azienda automobilistica. La legge del Michigan richiede d’altra parte che, prima di poter chiedere la bancarotta, una città debba aver sperimentato altre misure di risanamento e che queste non abbiano portato i risultati sperati. Quello che Orr dovrà dunque tentare di fare nei prossimi mesi.

L’attuale sindaco della città, Dave Bing, e l’intero Consiglio Comunale risultano quindi nei fatti – se non nella forma – commissariati. Per mesi si sono opposti alla nomina di un manager/commissario, ma alla fine hanno dovuto cedere, sotto la minaccia di un fallimento che avrebbe travolto tutto e tutti. I loro poteri sono a questo punto praticamente azzerati. Qualsiasi loro decisione dovrà essere autorizzata da Orr, che potrà a sua volta prendere le decisioni più importanti ed eventualmente dolorose senza chiedere la loro autorizzazione. Per molti si tratta di una sostanziale liquidazione del potere politico in città, di una sospensione dei diritti politici e costituzionali dei cittadini di Detroit. L’hanno gridato ieri un centinaio di persone fuori dell’edificio del Consiglio Comunale. I manifestanti, guidati da alcuni rappresentanti del clero, hanno issato un grande striscione su cui era scritto: “Riposa in Pace. Stanno uccidendo Detroit sopra i nostri corpi morti”.