Oltre venti consiglieri regionali di più gruppi consiliari del Friuli Venezia Giulia sono indagati dalla Procura della Repubblica di Trieste nell’ambito dell’inchiesta sulle spese di rappresentanza. Lo apprende l’Ansa da fonti della Procura. Tra un mese e venti giorni si voterà per le elezioni regionali in Friuli Venezia Giulia. Il reato contestato è peculato. 

Agli inizi di dicembre la Guardia di finanza aveva visitato tutte le sedi di tutti i gruppi politici regionali. Gli investigatori sequestrarono documentazione contabile su ordine della Procura regionale della Corte dei Conti nell’ambito di un’indagine sulla contabilità dei gruppi. L’acquisizione da parte delle Fiamme gialle riguardava la contabilità del 2011 dei gruppi consiliari del Consiglio regionale. Nel 2011 la somma spesa complessivamente dagli otto gruppi ammontava a 2,7 milioni di euro. In particolare, l’attenzione degli investigatori si era concentrata sulle note contabili riguardanti spese di rappresentanza. L’inchiesta penale era stata avviata a inizio dicembre proprio su indicazione della Corte dei Conti. La documentazione era stata poi inviata alla Procura di Trieste, guidata da Michele Dalla Costa. All’indagine lavora il pm Federico Frezza. 

La contabilità 2011 dei gruppi consiliari del Friuli Venezia Giulia al centro delle indagini era stata – ma solo in parte – resa pubblica a fine settembre, dopo una crescente pressione dei media seguito al caso Fiorito alla Regione Lazio. I gruppi avevano così inviato alle redazioni delle testate giornalistiche i propri bilanci relativi al 2011: per esempio il Pdl, il gruppo più grande, aveva reso noto di aver speso 756 mila euro mentre il Pd 540 mila. Si trattava, però, di documenti riassuntivi, mentre la Procura ha voluto acquisire i rendiconti del 2011 comprensivi di fatture e ricevute. Lo scorso 25 ottobre il Consiglio regionale aveva deciso di dimezzare i fondi a disposizione dei partiti a partire dal 2013.

In Lombardia nel mirino della Procura di Milano sono finiti in due riprese consiglieri del centrodestra e consiglieri del centrosinistra. Il reato contestato in questo caso è peculato.