Subito l’entusiasmo, poi la doccia fredda. O il contrario, a seconda dalla parte (politica) da cui si valutano instant poll, proiezioni e risultati ufficiali. Gli umori dei partiti oscillano a seconda dei numeri riportati da agenzie di stampa. Emblematico il caso del Partito democratico e, in particolare, di Enrico Letta. Che prima grida alla vittoria, poi dice che c’è il rischio di tornare a votare, poi annuncia che non ci sarà mai il sostegno Pd a un governo Berlusconi e infine rivela: “Ipotesi nuovi voti anticipati non sarebbe la soluzione”. Tutto e il contrario di tutto. Poi a mezzanotte ha parlato Pier Luigi Bersani. E ha spostato l’attenzione su ciò che sarà domani: “Il centrosinistra ha vinto alla Camera e per numero di voti anche al Senato. E’ evidente a tutti che si apre una situazione delicatissima per il paese. Gestiremo le responsabilità che queste elezioni ci hanno dato nell’interesse dell’Italia”. Angelino Alfano, invece, ha contestato la vittoria del Pd alla Camera. Per il segretario del Pdl, i dati del Viminale ”sono solo ufficiosi”, “soggetti inevitabilmente ad un margine di errore”, “certamente superiore allo scarto dei voti, davvero minimo, che si registra tra le prime due coalizioni della Camera”. Per questo motivo, l’ex Guardasigilli, ha chiesto al ministero dell’Interno di non ufficializzare l’esito di Montecitorio. “In queste condizioni, come sempre avviene negli Stati Uniti – ha detto Alfano – l’autorità preposta alla diffusione dei dati ufficiosi non può che dichiarare il too close to call, cioè l’impossibilità di dichiarare il vincitore considerato lo scarto irrisorio di voti a livello percentuale ed assoluto. Solo gli Uffici Centrali circoscrizionali e solo l’Ufficio Centrale presso la Corte di Cassazione – ha spiegato Alfano – potranno calcolare con certezza, sulla base dei verbali di tutte le sezioni, la coalizione che ha effettivamente conseguito il maggior numero di voti ai fini dell’assegnazione del premio di maggioranza nazionale”. Non si è fatta attendere la risposta dei democratici. Nico Stumpo, responsabile Organizzazione del Pd,  ha invitato “Alfano a non esasperare il clima negando la realtà. Il centrosinistra ha ottenuto più voti alla Camera e al Senato. Il centrodestra ne prenda atto: questa è la realtà”. Una realtà che però dice una cosa ben precisa: l’Italia esce dalle urne senza una forza in grado di governare il Paese.

Il Partito democratico dall’esultanza al silenzio. Tranne Enrico Letta
“Con i dati delle prime proiezioni si torna a votare” ha detto il vicesegretario Enrico Letta dopo le prime proiezioni, perché “se questo fosse lo scenario temo che si cambia la legge elettorale” e si torna alle urne perché i dati “fanno emergere un Parlamento sostanzialmente ingovernabile”. La colpa? Per Letta non ci sono dubbi: “Il successo di Grillo, se è così, sarebbe maggiore delle attese e colpirebbe il Pd, Sel, tutti, e quindi sarebbe il vero successo delle elezioni. A questo punto quello che emerge è che alla Camera, se questi sono i dati, la vittoria sarebbe qualcosa come il 2006 ed i suoi 24.000 voti”. Sulla stessa posizione anche altri pezzi da novanta del Pd, come Nicola Latorre, Piero Fassino e Stefano Fassina.

Lo stesso Letta, solo mezz’ora prima, sulla scorta degli instant poll aveva detto a chiare lettere: “E’ una chiara indicazione di governo. L’era della destra è finita”. Non solo. Per Enrico Letta “ci sono le condizioni per iniziare la terza repubblica”. Poi, su possibile alleanze post voto, secondo Letta è “responsabile allargare, ma non a tutti i costi”. Sullo scenario generale, invece, per il vicesegretario democratico “il Parlamento cambia configurazione. Non ci sono soltanto due forze contrapposte – ha spiegato ma una composizione più articolata che può aprire la terza Repubblica, con le riforme necessarie anche costituzionali”. In questo quadro il “centrosinistra viene indicato come la forza di governo e il suo leader come il prossimo premier”. Poi le prime proiezioni e il cambio di rotta di Letta: prima l’ipotesi di tornare alle urne, poi l’attesa dei risultati finali e infine la stoccata finale, con un inequivocabile “ipotesi nuovi voti anticipati non sarebbe la soluzione”. Il motivo? “Chi vince alla Camera, comunque sia e chiunque sia, dovrà avere l’onere della responsabilità di fare le prime proposte al Capo dello Stato”.

A metà spoglio, però, è arrivata la posizione ufficiale del partito, quasi per calmierare la pioggia di dichiarazioni. “Il Pd commenterà i dati delle elezioni solo alla fine dello spoglio” ha chiarito Davide Zoggia, secondo cui “vi sono dati differenti per il Senato, sia rispetto agli istant poll sia alle proiezioni ed è consigliabile aspettare la fine dello spoglio ufficiale del Viminale per fare qualsiasi commento e lo stesso vale per la Camera, vista la discordanza dei dati che si sono susseguiti”, ha spiegato. “Meglio attendere i dati ufficiali per fare commenti altrettanto ufficiali”, ha insistito il responsabile Enti locali del Pd.

Da Letta, tuttavia, non era mancata una battuta sul risultato del M5S: “I rappresentanti del Movimento 5 Stelle sono meglio di Grillo” ha detto il vicesegretario, secondo cui “la situazione è tutta da vedere e presenta un’incognita: in nessun grande paese europeo è presente in modo così forte in Parlamento un movimento populista. Avremo una forte sfida tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta – ha spiegato – Noi siamo aperti a discutere e penso che lo si potrà fare sull’introduzione di elementi di trasparenza e sulle riforme”. Dopo, invece, l’umore del vicesegretario e del Partito democratico sono cambiati di nuovo. Tanto che Letta ha detto basta alle dichiarazioni con una nota: “L’altalena delle proiezioni elettorali e dei risultati del Viminale in corso da oggi pomeriggio obbliga a fermare qualunque valutazione sugli scenari del dopo voto. Troppe sono a questo punto le variabili rese ancora più imprevedibili dalle particolarità della legge elettorale. Rimaniamo fiduciosi sull’esito finale – ha aggiunto – e confermiamo l’impegno del Pd a dare il massimo contributo per far uscire l’Italia dalla crisi”. “Riteniamo pertanto – ha concluso Letta – che ulteriori valutazioni e riflessioni di scenario possano essere fatte solo a dati acquisiti”. Da sottolineare la posizione del governatore siciliano Rosario Crocetta: “No a un governo tecnico, tocca a Bersani fare le alleanze per creare una maggioranza sui programmi, come ho fatto io in Sicilia”.

L’entusiasmo del Movimento 5 Stelle
Diverso, invece, il discorso per l’M5S. “Ringrazio tutti i ragazzi straordinari, è un’avventura fantastica” ha detto sul suo sito Beppe Grillo, secondo cui quelle di oggi “sono prove generali. Sono finiti e lo sanno”. Il comico genovese, inoltre, ha anticipato che il Movimento 5 Stelle non si presterà a nessun inciucio: “Siamo il primo partito in assoluto e solo in tre anni – ha detto – Saremo una forza straordinaria. Faremo tutto ciò che abbiamo detto: il reddito di cittadinanza, nessuno indietro. Saremo 110 dentro e qualche milione fuori”. Poi il giudizio sul voto: “Restituire il Paese a Berlusconi, per 6 mesi non di più, è un crimine contro la galassia. Saremo una forza straordinaria”.

Entusiasta Davide Barillari, candidato M5S alla guida della Regione Lazio: “Aspettiamo i dati definitivi, l’emozione è incredibile. Ma noi ci aspettiamo un boom”. Sulla stessa linea d’onda Giancarlo Cancelleri, che testimonia l’entusiasmo dei dati che arrivano dalla Sicilia. ”Dagli instant poll che ci stanno arrivando il Movimento 5 Stelle è il primo partito in Sicilia alla Camera, mentre al Senato siamo di circa 2,5 punti in percentuale dietro alla coalizione di centrosinistra”.

Man mano che lo spoglio è andato avanti, la soddisfazione nel quartier generale dell’M5S è cresciuto. Un vero boom che entusiasma i candidati di Beppe Grillo, presenti nella sede dell’hotel Saint John della Capitale. A questo punto, in un quadro di ingovernabilità annunciata, il Movimento 5 stelle potrebbe diventare l’ago della bilancia. Ma la linea del Movimento non cambia e si ribadisce il no alle alleanze. Se quindi – questo è il ragionamento – il centrosinistra dovesse chiedere a Grillo di allearsi, la risposta sarebbe negativa. Perché, viene spiegato, il modello è quello della Sicilia: no alleanze a priori, sì a possibili convergenze su singole proposte e idee. Anche se viene fatto notare che il dialogo sarebbe più facile con il centrosinistra, mentre risulterebbe “complicato” con Berlusconi e la sua coalizione.

Interessante la presa di posizione di Federico Pizzarotti, che alla domanda sul ruolo del M5S come potenziale ago della bilancia ha risposto in maniera chiara: “Sta già funzionando così in Sicilia” ha risposto il sindaco di Parma. “Ci siamo confrontati a Roma con altri sindaci – ha detto Pizzarotti – Come in Sicilia siamo importanti per garantire il governo della Regione, ora possiamo esserlo anche a livello nazionale”. Pizzarotti ha comunque escluso l’ipotesi di alleanze, vista la scarsa governabilità uscita dal voto, o di una grande coalizione per arrivare presto a nuove elezioni. “Non sono un parlamentare – ha detto – e questa è una cosa che dovreste chiedere a loro, ma il Movimento 5 Stelle non è una forza politica che fa alleanze: vogliamo votare le riforme giuste per il Paese”.

L’analisi di Sel, Vendola: “Ho sentito Bersani, tocca a noi fare proposta di governo”
Per Nichi Vendola non ci sono dubbi di sorta: la coalizione Pd-Sel ha preso più voti, ergo “tocca al centrosinistra fare proposta di governo. Se gli ultimi dati verranno confermati – ha detto il leader di Sel – il centrosinistra avrà ottenuto la maggioranza alla Camera e al Senato: tocca al centro-sinistra la responsabilità di avanzare una proposta al Parlamento e al Paese e la responsabilità di formare una maggioranza”. La conferma direttamente da una telefonata con il segretario Pd: “Ho sentito Bersani e la nostra prima valutazione è stata questa: tocca a noi l’onere di caricarci l’Italia con tutte le sue angosce”. Non è mancata una stoccata al risultato elettorale di Mario Monti, che è stato “sconfitto, quindi è irrilevante ai fini della governabilità”.

“Nei primi cento giorni – ha aggiunto Vendola – dobbiamo rispondere a quello che il Paese ci chiede e dobbiamo farlo con radicalità”. Il governatore pugliese, inoltre, chiude la strada ad ogni tipo di governo di larghe intese: “Dobbiamo dire immediatamente che la risposta peggiore a questa domanda e che più falsifica e umilia il sentimento di questa domanda sarebbe il governissimo. Sarebbe la più velenosa delle sciagure”. Per quanto riguarda il risultato elettorale di Grillo e l’ipotesi di una grande coalizione, Vendola prova ad aprire qualche spiraglio di dialogo: “Nel vocabolario del Movimento Cinque Stelle ci sono tante parole che hanno a che fare con i dilemmi di questa epoca, abbiamo il dovere di un confronto”. Il governissimo, al contrario, “moltiplicherebbe il rancore degli italiani della politica intesa come gioco di palazzo”. Vendola, poi, ha parlato del risultato conseguito dal Cavaliere: “Berlusconi – ha dichiarato – è stato furbissimo, da Oscar. Come un caimano di rango si è inabissato in fondo alla palude e ha aspettato il tempo giusto per tornare a mordere. La buona notizia è che non ha vinto. Ma la nuova generazione di eletti che entra in Parlamento, questa volta, può davvero cancellare la stagione del berlusconismo”.

Sulla stessa linea d’onda Nicola Fratoianni, del coordinamento nazionale del partito, che offre un’interpretazione plausibile su ciò che sarà: ”L’esito del voto alla Camera è decisivo, chi vincerà avrà la responsabilità di avanzare una proposta al Paese” ha detto, sottolineando che “sorprende in negativo il dato del Pd, che era dato oltre il 30% e invece secondo i dati che emergono è molto al di sotto. Non è il caso di addossare responsabilità, quando arriveranno i dati decideremo insieme”.

Giulio Tremonti, invece, ha preferito commentare l’esito delle urne non suo, ma di un concorrente. “Altro che maledizione! Ci avete regalato un sogno: Monti sotto il 10%! Grazie a tutti!” ha scritto su Twitter l’ex ministro dell’Economia. Risposta affidata al portavoce nazionale di Scelta Civica, Lelio Alfonso: “Tremonti è un ottimo esperto di numeri e non si può che essere rispettosi del suo giudizio”.

Il centrodestra dal baratro al paradiso: “Miracolo di Berlusconi”
Anche nel centrodestra i commenti hanno subito una virata netta tra la diffusione degli instant polle e delle proiezioni. Prima lo sconforto, poi l’entusiasmo. ”Un risultato molto positivo, direi anche straordinario, del quale siamo molto soddisfatti” ha detto il segretario del Pdl Angelino Alfano. “Ho sentito Berlusconi per ringraziarlo – ha continuato l’ex Guardasigilli – Noi oggi crediamo di essere la maggioranza relativa al Senato. Aspettiamo con serenità i risultati della Camera”. E sul futuro l’ex ministro ha mostrato di avere idee chiare: “Per qualsiasi fatto politico non si può prescindere dalla coalizione guidata da Silvio Berlusconi al Senato”. Qualche ora prima, però, l’umore era diametralmente opposto. Per Giorgia Meloni gli instant poll testimoniavano “una difficoltà e una sofferenza che conoscevamo e che si conferma”. Il centrodestra, secondo Meloni “paga il comportamento dell’ultimo anno e il rapporto col governo Monti, ma paga anche una indisponibilità a rinnovarsi al suo interno”. Meloni sottolinea che la “rabbia diffusa tra gli italiani viene rappresentata da un astensionismo, che sinceramente – dice – non mi aspettavo così alto”.

Amarezza anche dall’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa. “Anche se i primi dati sono praticamente inesistenti, confermano comunque le impressioni che avevamo già – ha detto – Emerge un grande recupero del centrodestra che però non è bastato anche se è stato più che dimezzato lo scarto di un mese fa”. Per La Russa, “sono i partiti più piccoli quelli su cui rimane il dubbio. Ad esempio sul fatto che il partito di Ingroia arrivi al 4 per cento, Monti al 10 o su quanti voti prenderà Fratelli d’Italia. Sui grandi numeri è tutto piuttosto scontato”. Poi, dopo l’arrivo delle proiezioni, La Russa ha cambiato versione: “Io ho una grande personale soddisfazione, quella di vedere le facce della sinistra con lo stesso colorito giallo del 1994, quando la gioiosa macchina da guerra di Occhetto si infranse contro il muro. Sono orgoglioso della scelta di fondare Fdi”. Più caustico il commento di Mario Mantovani, coordinatore lombardo del Popolo della Libertà: “Monti, Casini e Fini consegnano l’Italia alla sinistra di Bersani e Vendola”.

Poi, con le prime proiezioni, il vento è cambiato. Prova ne sia la presa di posizione entusiastica di Sandro Bondi: “Lo straordinario risultato che si profila per il centrodestra si deve unicamente ed esclusivamente al presidente Silvio Berlusconi, artefice di un’altra impresa memorabile”. Più misurato Daniele Capezzone: “Non commentiamo queste proiezioni ultra positive per noi così come prima non abbiamo commentato gli istant poll che erano negativi per noi. Occorre attendere i dati reali, anche perché le proiezioni non hanno base storica su cui fare il confronto. Ogni analisi rischia di essere pura fiction”. Poi, però, Capezzone cambia registro: “Certo una prima ipotesi che accomuna sia i dati degli instant poll che i dati delle proiezioni c’è: ovvero, il miracolo compito da Silvio Berlusconi e il Pdl con un raddoppio dei consensi rispetto a come si era partiti all’inizio della campagna elettorale”.  “L’unica cosa certa – ha concluso Capezzone – è che il giaguaro gode di ottima salute”. Fabrizio Cicchitto punta il dito contro gli sconfitti: “Anche se i dati sono ancora ballerini una cosa è certa: il fallimento di Monti e di Casini che hanno perso la grande occasione di fare la coalizione di centrodestra. Ci davano per morti e invece siamo qui”.

Per Maurizio Lupi, invece, “l’unica cosa certa è che non si può pensare adesso di tornare al voto, consiglio al Pd più senso di responsabilità anziché ragionare con la pancia”. Non solo. Per l’esponente del Pdl “oggi dalle elezioni esce vincente Grillo ma anche Berlusconi e soprattutto i veri sconfitti sono Monti e la politica di austerità dell’Europa”. Per il futuro, a sentire Lupi,  “bisognerà vedere di capire chi si dovrà assumere la responsabilità di governare il Paese. Questa legge elettorale ha sicuramente un pregio, dà alla Camera il premio di maggioranza e a chi lo prende spetterà l’onere di vedere cosa fare”. Grande coalizione? “Ogni ragionamento di questo tipo adesso è prematuro – è il parere di Lupi – al Senato bisogna ancora vedere chi vince”. Infine, “il dato certo è che il Paese chiede governabilità, tutti devono fare una riflessione soprattutto in Europa perché dall’Italia arriva il segnale che il rigore non lo vogliamo”. Possibile un governo con il Pd? “Non facciamo nessuna ipotesi, aspettiamo i dati ufficiali, l’unica cosa certa è che non si può tornare adesso al voto”.

Monti: “Siamo comunque soddisfatti”. Casini: “Onore a chi ha vinto”
“I risultati sono ancora incerti. Solo domani sarà possibile una valutazione più approfondita. Nell’ambito di questi risultati, il nostro risultato è soddisfacente. Qualcuno lo aveva ipotizzato superiore ma noi siamo soddisfatti”. Lo ha detto Mario Monti commentando i dati elettorali, dalla sede del suo Comitato. “I nostri elettori hanno fatto una scelta coraggiosa, una scelta politica nuova, più di tre milioni e mezzo hanno votato qualcosa che prima non esisteva e questo non nel loro interesse ma nell’interesse degli italiani” ha detto ancora il Professore, secondo cui “da domani questa esperienza diventa una struttura destinata a durare” per “forgiare, con una forza piccola ma viva, il futuro della politica e della società italiana”. Per quanto riguarda il futuro prossimo, invece, l’ex premier ha detto chiaramente che “bisogna garantire un governo al Paese”. E in tal senso un ruolo fondamentale lo avrà il capo dello Stato, “che dovrà individuare la strada. Sarebbe inopportuno per me, anche se ne avessi idea, dare una mia indicazione”. Sul tavolo, invece, resta l’ipotesi di un governo di larghe intese perché – riferiscono fonti di ‘Scelta civica’ – Pd e Pdl dovranno assumersi la responsabilità di provare a governare ed evitare che prevalga il populismo e una linea anti-Europea. Dal canto suo Monti, come ha spiegato più volte anche in campagna elettorale, può anche finire all’opposizione. Non sarebbe certamente un dramma, aveva sottolineato più volte nei giorni scorsi. L’ex rettore della Bocconi è convinto che occorre mettere alla prova il Movimento 5 stelle e auspica dunque che ci sia una collaborazione tra le forze riformatrici per impedire che l’Italia ritorni nel mirino della speculazione.

Pierferdinando Casini, invece, da sconfitto rende onore a chi ha vinto. “Nella vita si vince e si perde. Abbiamo dato tutto noi stessi per un progetto di governabilità del Paese” ha detto il leader dell’Udc, secondo cui “abbiamo pensato che la soluzione di parlare all’Italia venisse premiata. Mi sembra lo sia stato molto parzialmente ma siamo molto sereni. Si è sereni quando si fanno le cose giuste”, ha detto ancora ed ha aggiunto: “Onore a chi ha vinto”. L’augurio è che ci sia “un governo che il Paese merita”. Poi, sul risultato del Cavaliere, Casini dice senza mezzi termini: “Bisogna prendere atto che gli elettori sono sovrani. Berlusconi ha dimostrato di esser imbattibile in campagna elettorale”. Amarissimo il commento di Gianfranco Fini: ”Per quanto ci riguarda è impossibile nascondere un risultato totalmente negativo ed è inutile recriminare. Per l’Italia temo che il peggio debba ancora venire” ha detto il presidente della Camera e leader di Fli.

Per la Lega è esemplare la posizione di Flavio Tosi, secondo cui ciò che si prefigura con i dati al Senato è una sostanziale “ingovernabilità”, da cui si potrebbe uscire solo se “qualcuna delle due parti coinvolgesse Beppe Grillo, e tenderei ad escluderlo, oppure – ha detto – se venisse fuori una riedizione, con figure diverse, del Governo Monti con un mandato a termine per fare la legge elettorale”. Dopo aver aggiunto che in questo quadro la Lega “se ne starebbe tranquillamente fuori”, Tosi ha però aggiunto che quella del Carroccio potrebbe non essere “un’opposizione a prescindere”, e che, a partire da una legge che consenta la governabilità del Paese, la Lega potrebbe valutare “le proposte serie una per una, e vedere cosa è buono e cosa è meno buono”. Per Oscar Giannino, invece, ciò che succederà a spoglio ultimato è d’obbligo: “Allo stato: governo di pochi mesi, per abbattere costi politica e nuova legge elettorale, e un nuovo Capo dello Stato fuori da vecchi partiti”.

Ingroia: “Sconfitti per colpa del Pd”
“Non è affatto uno scarso risultato. Forse ha prevalso la campagna politica del centrosinistra, in particolare del Pd, contro di noi. Complimenti ai leader del centrosinistra”. Parola del leader di Rivoluzione Civile, Antonio Ingroia, secondo cui il suo partito – fuori dal Parlamento – è stato “oscurato da media e giornali” e che per questo il suo partito “ha ottenuto “buoni risultati”. Per l’ex pm, inoltre, ”Rivoluzione civile non è finita con questo risultato ma continuerà anche fuori dal Parlamento, per preparare le prossime, vicine elezioni”.Bersani? “dovrebbe dimettersi” ha detto Ingroia.