“Se mi reintegrano tornerei a fare il direttore del Tg1 e non il senatore. Il sacro fuoco del mestiere mi tenta più che fare il deputato”. Augusto Minzolini ha le idee chiare e le esprime ai microfoni de “La Zanzara” su Radio 24. Minzolini, candidato per il Pdl al Senato e recentemente assolto dall’accusa di peculato, non ha dubbi: meglio un posto in Rai che a Palazzo Madama. “Siamo nati per fare un certo tipo di mestiere – prosegue – e mi sono presentato alle elezioni perché mi avevano messo il bavaglio, volevo dare maggiore impatto mediatico alla mia vicenda. Ero in una gabbia dorata ma non avevo alcun compito editoriale. E comunque al Parlamento sono di passaggio, sicuro”. Ma poche ore dopo, il dietrofront. L’ex direttore infatti dichiara all’Adnkronos che in realtà “non ha ancora deciso”. E aggiunge: “La Rai ha dieci giorni di tempo per decidere sul mio reintegro. Io, intanto, come tutti i giornalisti del servizio pubblico che si sono candidati, adesso sono in ferie. Aspetto di vedere i risultati delle elezioni e le decisioni della Rai, poi valuterò”.

Minzolini ha già fatto sapere attraverso i suoi legali di voler chiedere il reintegro alla direzione del Tg1. Ora dice che chiederà anche i danni alla tv di Stato: “Comunque vada alla Rai chiedo i danni, pure se mi reintegra. Ho raccolto 2500 pagine di articoli contro di me, non me le sono provocate da solo e la Rai al processo ha chiesto danni morali per 125mila euro se fossi stato condannato, si è costituita parte civile contro di me”. Poi dice: “Travaglio mi deve chiedere scusa per la storia della carta di credito. Quelli del Fatto mi hanno inseguito ovunque. Da Travaglio non mi aspetto una telefonata, mi basta anche un’espressione del viso”.

Quindi attacca Enrico Mentana: “Io facevo politica dal video? Lo fanno tutti, di che parliamo…. Anche Mentana, prima ha puntato su Fini adesso su Grillo. Basta guardare le scalette e l’impostazione del telegiornale”. Su qualcosa, però, Minzolini concorda con Travaglio: “Per esempio le intercettazioni di Napolitano che per me vanno pubblicate tutte. La mia posizione – dice – è diversa da quella del Pdl. Le conversazioni con Mancino dovrebbero uscire e la decisione della Consulta ha dato ancora maggiori poteri al capo dello Stato, poteri eccessivi. Io penso con la mia testa. E’ mai possibile che in una Repubblica fondata sulle intercettazioni solo quelle non escono?”.