“Il fatto non costituisce reato”. E’ stato assolto Augisto Minzolini, ex direttore del Tg1, accusato di peculato. Il pm della Procura di Roma Mario Dovinola aveva chiesto due anni di reclusione contro l’ex direttore e ora capolista del Pdl per il Senato in Liguria. Minzolini imputato per l’uso illecito della carta di credito assegnatagli dalla Rai durante il suo mandato alla guida del telegiornale ammiraglio, dal 2009 al 2011. Se il tribunale lo avesse condannato Minzolini sarebbe entrato in Senato da condannato, dato che la posizione di capolista rende certa la sua elezione. Minzolini era stato rinviato a giudizio nel 2011 con l’accusa di avere sforato, in 14 mesi, il budget a sua disposizione per circa 65 mila euro. Il giornalista ha poi restituito la somma alla tv pubblica. 

In attesa delle motivazioni della sentenza la formula usata dai giudici apre uno scenario giuridico da definire su quale sia la veste della Rai, considerata – probabilmente – alla stregua di una società privata. Il peculato, infatti, viene contestato a chi si appropria di beni o denaro pubblici e che riveste incarichi pubblici o ne ha la qualifica. Il direttore fu costretto a lasciare la poltrona in base alla legge n. 97/2001, che assimilava proprio la sua funzione a quella di un dipendente della pubblica amministrazione

“E’ stata una via crucis” ha detto Minzolini, dopo la lettura del verdetto. “Per seguire questo processo e partecipare a tutte le udienze – ha detto Minzolini parlando con i giornalisti – ho rifiutato l’incarico di capo ufficio di corrispondenza di New York per la Rai. Ho seguito tutte le udienze e quello a cui ho assistito oggi mi rincuora sul rapporto giustizia-informazione in questo paese. Sono disgustato dai media. La questione giustizia-media è fondamentale e io ho dovuto scontare comunque una pena in questo anno e mezzo malgrado la mia assoluzione piena”, ha aggiunto l’ex direttore del Tg1.”In questo anno e mezzo – ha spiegato Minzolini, assistito dagli avvocati Franco Coppi e Fabrizio Siggia – sono stato in balia di questo assurdo meccanismo in cui non si ha la possibilità di difendersi”.

Nel corso del processo, inoltre, la Rai si era costituita parte civile, per bocca del suo legale, l’avvocato Maurizio Bellicosa, aveva chiesto un risarcimento di 100 mila euro per danni “morali ed immagine”. Parte dell’accusa si concentrava su una serie di pranzi per i quali Minzolini non avrebbe presentato i giustificativi.Nel corso del processo il giornalista, difeso dagli avvocati Franco Coppi e Fabrizio Sigia, ha sostenuto che “il fatto di non indicare, per chi come me rivestiva il ruolo di direttore del Tg1, il nome del commensale invitato è una prassi che vige dal 2003 e che mai era stata contestata”.Minzolini prima davanti al gup e poi di fronte al tribunale ha puntualizzato inoltre che “rispetto a questa vicenda per due anni non mi sono stati posti problemi e poi tutto un tratto mi sono state contestate cose che non stanno né in cielo né in terra”. 

 Intanto dopo il verdetto si moltiplicano i commenti soprattutto del centrodestra e c’è chi chiede anche il reintegro del giornalista nel servizio pubblico. “Esprimo a titolo personale le mie più sentite felicitazioni all’amico Augusto Minzolini per l’esito favorevole di una vicenda giudiziaria kafkiana, via crucis come lui stesso la definisce che lo ha molto penalizzato professionalmente e leso nell’immagine pubblica –  afferma Fabrizio Cicchitto, ex capogruppo alla Camera -. Politicamente l’occasione mi consente di sottolineare come un uso politico della giustizia mieta vittime anche fra gli innocenti. Urge mettere un freno ad un sistema distorto che rende il nostro Paese ad agibilità democratica ridotta”, conclude Cicchitto. ”Sono contento si sia conclusa positivamente la vicenda giudiziaria che ha visto coinvolto Augusto Minzolini – fa sapere il consigliere Rai, Antonio Verro – E’ bene ricordare che Minzolini non fu rimosso dalla direzione del Tg1 sulla base di valutazioni editoriali, bensì solo in forza di un’interpretazione di una norma, la legge n. 97/2001, che assimilava la sua funzione a quella di un dipendente della pubblica amministrazione. La stessa norma prevedeva, in caso di assoluzione, il reintegro nella posizione inizialmente ricoperta. Venendo meno il presupposto che aveva portato al trasferimento di Minzolini, mi aspetto quindi che, quanto prima, il direttore generale porti una proposta in Cda per sanare la questione in ossequio a quanto previsto dalla legge”.