L’affaire La7 con Urbano Cairo in pole position per la trattativa esclusiva e la Borsa che, almeno questa mattina, non gradiva diventa tema di scontro tra i candidati premier. E, mentre Bersani e Berlusconi si attaccano a vicenda sull’argomento, il presidente esecutivo di Telecom Italia, Franco Bernabè, chiarisce che il pluralismo televisivo sarà “assicurato” con Urbano Cairo a La7, sottolineando che Cairo è un “editore puro” e che questo “garantisce l’indipendenza della linea editoriale che ha assicurato il successo” del canale televisivo che è ora in vendita.

“Questa è una settimana cruciale e io tendo a ragionare come se fossi al governo: devo preoccuparmi che le decisioni avvengano senza conflitti di interessi o posizioni dominanti e che ci sia una traiettoria industriale. La esaminerei sotto questi aspetti” fa sapere Pier Luigi Bersani commentando l’operazione. “C’è un tavolo delle regole e un tavolo industriale. Non so se Cairo è collegato a Mediaset. Ci sono delle autorità che si occupano di queste cose  ma chi governa è amico di tutti e parente di nessuno”.

Silvio Berlusconi, considerato molto vicino al presidente del Torino, non ci sta: “Non ho rapporti con Urbano Cairo, per alcuni anni è stato mio assistente. E’ diventato imprenditore in proprio. E’ diverso tempo che non lo sento. E’ andato a fare l’imprenditore personale per una scelta che ho condiviso. In questo momento non ci sono affari in giro perché con la crisi la pubblicità è calata intorno al 20% . Non c’è azienda che produca utili” ha aggiunto il leader Pdl al Corriere.it.  Secondo il Cavaliere su La7 Bersani ha fatto “un avvertimento mafioso. Ha detto: aspettate a vendere perché se saremo al governo interverremo a fare non so cosa a Mediaset per cui La7 varrà di più. E’ una situazione da denunciare”. Il candidato dei Democratici a Palazzo Chigi ribatte: “Non si può dire niente che subito si offende. Le regole gli fanno venire l‘orticaria”. Bersani sottolinea di “non avere neanche nominato Berlusconi e La7. Ho parlato di regole che riguardano eventuali conflitti di interesse e posizioni dominanti e che quindi il governo e le Authority devono avere gli strumenti per vedere che ogni operazione sia a posto su questi due criteri”. Poi in serata il Cavaliere è stato ospite di Enrico Mentana (guarda caso proprio a La7) ed è ritornato sui suoi rapporti con Urbano Cairo. “E’ un ragazzo molto intelligente – ha detto Berlusconi – Venne da me e mi disse, ‘sono venuto a fare il suo assistente, ho le bollicine di intelligenza, le vede?’. E lo assunsi seduta stante. Poi ha fatto tutta la trafila in Publitalia, poi a Mondadori, poi si è buttato con coraggio… Ci siamo lasciati in ottimi rapporti dopo aver collaborato, poi ci siamo persi di vista. Ora farà l’editore televisivo e tanti auguri…”. Berlusconi si è anche augurato che ora il canale possa essergli meno ostile “perché La7 è critica nei miei confronti”. “Ma lei ha mai licenziato Cairo?” ha chiesto Mentana, ricordando quanto detto dall’editore. “Mai” ha risposto il Cavaliere”.

Nel dibattito entra anche la Lega Nord: ”Il Pd è molto attento agli affari, alle partecipazioni azionarie ed ai mezzi di comunicazione. Vuole che non solo la Rai ma anche le altre tv rientrino nella sua sfera di interesse –  dichiara poi Roberto Maroni – . Molti giornali, apparentemente indipendenti, sono da sempre schierati. Il Pd ha sempre giocato sull’ipocrisia: non ha mai voluto risolvere il conflitto di interessi perché avrebbe dovuto risolvere i suoi conflitti sulle cooperative, sulle banche”.

I giornalisti in allarme – Nella redazione di La7, intanto, c’è preoccupazione per la cessione della tv. I giornalisti l’hanno espressa in un comunicato congiunto con la Federazione nazionale della stampa: “La7 sarebbe affidata all’editore Cairo priva delle frequenze che le sono state assegnate dallo Stato, che resterebbero a Telecom, così come Mtv. Uno spacchettamento anomalo, su cui – a giudizio dei giornalisti e del loro sindacato – dovranno pronunciarsi le autorità di vigilanza. All’Agcom e all’Antitrust non può sfuggire che non siamo nell’ambito di una ordinaria transazione commerciale privata ma dentro un’operazione relativa a un’impresa che, per natura, identità e ruolo nel panorama dell’informazione televisiva, è di interesse nazionale”.

La Fnsi e i giornalisti dell’emittente poi aggiungono: “Guai se qualcuno pensasse di mettere in discussione questo aspetto, le autonomie e il lavoro professionale che costituiscono le basi di un valore non solo materiale de La7. La chiarezza è indispensabile e vanno sgombrate le nubi di una decisione maturata, nell’azienda, in una fase delicatissima per la vita del Paese e per il sistema dell’informazione”. Tutto ciò “proprio mentre La7 cresce negli ascolti grazie all’informazione, in gran parte prodotta dalla redazione guidata da Enrico Mentana, concretizzando la possibilità di realizzare un terzo polo tv in grado di competere realmente con il duopolio. In gioco non ci sono solo i posti di lavoro e il futuro dell’emittente, ma il pluralismo e la libertà di informazione”. La nota si conclude sottolineando che Fnsi e i giornalisti de La7 si attendono “segnali di chiarezza dalle Autorità di Garanzia” e seguiranno insieme gli sviluppi della vicenda “con particolare attenzione e sollecitudine per la difesa di un bene di interesse nazionale, dei posti di lavoro e della loro funzione per un’informazione plurale”.

Stefano Ferrante, membro del cdr, ritiene che sulla vendita dell’emittente si sia “consumata una partita tutta politica che non ha a che vedere con il debito di Telecom, ma che si è svolta su un asset strategico dal punto di vista politico più che industriale. Una partita che c’era fretta di chiudere prima delle elezioni”. Ferrante ribadisce con la separazione dalle frequenze di La7, che restano a Telecom, e con il distacco da Mtv vengono recisi dei legami industriali, strutturali e commerciali che facevano sì che La7 potesse essere un’alternativa reale al duopolio. “Così La7 diventa un vagone di un treno che viene staccato e affidato al suo concessionario pubblicitario – ha proseguito Ferrante – che aveva già un contratto vantaggiosissimo e in questo caso diventerebbe lui stesso editore”.

De Benedetti: Telecom ha fatto una stupidaggine – Secondo Carlo De Benedetti, che due anni fa sembrava il principale candidato all’acquisto dell’emittente, Cairo “avrà un compito molto in salita”, ma non è stupito dalla sua offerta, anzi, secondo lui “dimostrerà le sue capacità in televisione”. Quello che non convince l’editore del Gruppo Espresso è l’atteggiamento di Telecom: “Penso che la Telecom abbia fatto una stupidaggine, perseguita con determinazione negli anni, con perdite di centinaia di milioni di euro, nel voler mantenere una rete che certamente ha doti di indipendenza e brillantezza notevoli, ma che è cosa non appartiene a chi fa il mestiere del telefonico. Nessuna compagnia telefonica si permette di avere una televisione”.