“Come relatore speciale delle Nazioni unite sulla promozione e tutela della libertà di espressione sono profondamente sorpreso che il Governo italiano abbia varato un Decreto sull’accesso all’informazione senza una preventiva consultazione con la società civile e gli altri stakeholders e soprattutto che il decreto sia stato approvato a due settimane dalle elezioni e surrettiziamente, omettendo di darne notizia nell’ordine del giorno della seduta della Presidenza del Consiglio dei ministri”.

Sono queste le prime parole che Frank La Rue, relatore speciale Onu per la libertà di espressione ha pronunciato venerdì scorso nell’apprendere la notizia dell’approvazione da parte del Governo “dimissionario” di Mario Monti di un decreto di riordino della disciplina sulla trasparenza senza un preventivo processo di consultazione pubblica, senza dare neppure conto della discussione del provvedimento nell’ordine del giorno della seduta del Consiglio dei Ministri nel corso del quale è poi stato discusso ed approvato il testo del provvedimento e, soprattutto, senza procedere alla sua immediata pubblicazione.

Circostanze, queste ultime che, a prescindere dal contenuto del decreto hanno davvero dell’incredibile e del paradossale.

Il Governo ha approvato – in modo quasi carbonaro – un testo con il quale promette di promuovere e garantire la trasparenza dell’azione della pubblica amministrazione italiana.

Comprensibilmente severo il giudizio del relatore speciale delle nazioni unite sull’iniziativa assunta dal Governo dei professori mentre le grandi pulizie di fine mandato, a Palazzo Chigi, sono, ormai, iniziate.

E pensare che Frank La Rue non ha avuto modo di leggere – perché, appunto, non ancora pubblicato, nonostante la sua ormai definitiva approvazione – il testo del decreto del quale conosce solo quanto trapelato attraverso le prime indiscrezioni.

Chissà cosa avrebbe detto, altrimenti, se avesse scoperto che il decreto che il Governo continua a contrabbandare come una legge ispirata al Freedom of information act statunitense, in realtà, non garantisce affatto – come avviene negli Usa ed in decine di altri Paesi al mondo – a chiunque il diritto di accedere a tutte le informazioni in possesso della pubblica amministrazione e degli enti, a qualsiasi titolo, da essa controllati.

La legge di riordino della trasparenza alla carbonara cucinata, in grande fretta – forse per finalità di propaganda elettorale – dal Governo, infatti, si limita, nella sostanza, a prevedere che le pubbliche amministrazioni italiane debbano garantire l’accesso a tutte quelle informazioni – davvero poche – che, in forza della disciplina attualmente vigente, sarebbero comunque tenute a pubblicare sui propri siti internet.

Difficile scorgere in un simile principio anche solo un embrione della “trasparenza assoluta” che i comunicati stampa di Palazzo Chigi continuano ad annunciare da settimane.

Per accedere al testo del decreto sulla trasparenza approvato lo scorso venerdì da Palazzo Chigi, occorrerà attendere ancora perché il Governo, nonostante le insistenti e rumorose richieste della società civile, ha, sin qui, scelto di tenerlo per sé, ma quanto accaduto appare sufficiente a prendere atto che il concetto di trasparenza è, sfortunatamente, estraneo al patrimonio genetico dei nostri governanti quale che sia il colore politico che li contraddistingue.

E’ anche per questo che il relatore speciale delle Nazioni Unite ha preannunciato la propria intenzione di rappresentare, al Governo che si insedierà nelle prossime settimane, la ferma volontà di ricevere un invito per una visita ufficiale in Italia al fine di valutare lo “stato dell’arte” a proposito di libertà di espressione nel nostro Paese.

A conferma della distanza siderale esistente tra la politica italiana e la trasparenza, è, infatti, da annotare che, nonostante lo richieda sin dal 2009, l’Onu non ha ottenuto né dal Governo Berlusconi, né dal Governo Monti alcuna risposta alla richiesta di invito che il relatore speciale intende ora reiterare al nuovo Governo.

Cose di casa nostra.