Per gli ultimi giorni di campagna elettorale il centrosinistra chiama a raccolta tutti i suoi principali esponenti. Alla manifestazione organizzata in piazza Duomo a Milano, in sostegno della candidatura di Umberto Ambrosoli, ci sono Pier Luigi Bersani e Nichi Vendola, Giuliano Pisapia e Bruno Tabacci, ma anche – a sorpresa – Romano Prodi. L’ex presidente del Consiglio è salito sul palco intorno alle 16,30 e si è dichiarato fiducioso sul fatto che il centrosinistra abbia fatto tesoro degli errori compiuti in passato: “La prossima squadra al governo – assicura Prodi – resterà unita perché ha imparato la lezione, a differenza del passato”. “Non è che i traditori di destra e sinistra – ha aggiunto – abbiano fatto una bella fine”.

“Bersani ci guiderà alla vittoria”, ha dichiarato rivolgendosi al suo potenziale successore alla guida di un governo di centrosinistra. L’ex premier ha voluto spendere un pensiero anche per quello che di Bersani era stato il principale competitor nelle primarie, Matteo Renzi: “Matteo ha perso e non ha sbattuto la porta, ha interpretato le regole di un grande partito democratico e sarà una grande risorsa del futuro“. Prodi ha difeso lo strumento delle primarie, come “unica garanzia di democrazia”, perché hanno “fatto spargere davvero sangue”, ma “quando si coagula il sangue, comincia la corsa vera per vincere le elezioni”. 

Prodi ha lasciato il palco proprio a Pier Luigi Bersani, che ha iniziato il suo intervento con l’ormai consueto riferimento al “giaguaro” da sconfiggere: “Ancora sette giorni e lo smacchiamo il giaguaro”. “Faccio una scommessa – ha continuato – le loro coalizioni si frantumeranno”. Riprendendo quanto detto da Prodi, il segretario ha voluto rassicurare la platea sulla solidità dell’alleanza di centrosinistra, difendendosi dagli attacchi: “Dopo le elezioni la nostra coalizione sarà stabile e coesa. Chi si diverte a sfrugugliare nella nostra coalizione – ha avvertito – si riposi. Noi il nostro patto l’abbiamo fatto con 3,2 milioni di notai. Ci siamo presentati con la nostra foto di gruppo. Lo facciano gli altri. Non ho visto una foto di Berlusconi, Maroni e Storace o Fini, Casini e Monti”.

Un concetto, quello della coesione, sul quale ha posto l’accento anche Nichi Vendola: “Nel prossimo governo io sarò garanzia di stabilità e governabilità. Non sarò un elemento di disturbo. Non sarò quello che ogni giorno dice ‘più uno’, non sarò quello che insegue il premier, che spero sia Pier Luigi Bersani, per tirargli la giacchetta. L’unica condizione che pongo è che la bussola del prossimo governo sia nella direzione della giustizia sociale, della lotta alla precarietà e alla povertà”. Il leader di Sel non ha risparmiato critiche al rivale di Ambrosoli, Roberto Maroni: “Qui la sfida non è con i barbari sognanti ma con i barbari trafficanti come Maroni e i leghisti. Trafficanti di sogni e appalti sulla pelle del Nord”.

Ambrosoli ha incassato anche il sostegno del primo cittadino di Milano, Giuliano Pisapia che, dopo aver attaccato Beppe Grillo, ha ricordato i giorni della sua vittoria alle Comunali: “”Eravamo qui due anni fa quando un governo cittadino aveva fatto sprofondare la città tra le meno accoglienti d’Italia. Cambieremo anche la Lombardia”. Sul dietrofront del comico genovese all’intervista a SkyTg24 si è espresso anche Bersani: “Grillo non va in tv perché là qualche domandina devono fartela”.