Gli appassionati di ciclismo Graziano Gasparre se lo ricordano bene. Alla fine degli anni Novanta è uno dei più forti dilettanti in circolazione (fu anche 8° al Mondiale di Plouay, nel 2000). Passa professionista nel 2001 con la grande Mapei, poi, nel 2003, il salto definitivo fra i ‘grandi’: viene ingaggiato dalla De Nardi – Colpack, con cui arriva 15° alla Milano-Sanremo e corre anche due Giri d’Italia (cogliendo un settimo posto di tappa nel 2003).

E’ qui che inizia la sua esperienza da dopato: per debolezza personale, ma soprattutto per adeguarsi ad un sistema che non ti lascia troppa scelta (leggi l’intervista). I consigli poco disinteressati del dirigente, la voglia di mantenere la promessa che eri da juniores, la paura di rimanere senza contratto: troppo forte la tentazione di ricorrere ad un ‘aiutino’. “Tanto lo fanno tutti”, si diceva e gli dicevano. Due anni e passa fra epo e ormoni, cocaina e anfetamine; con un preparatore personale (indicatogli dalla squadra) che gli preparava la scheda del dopaggio come quella dell’allenamento. Nel 2005 una grave caduta (in cui riportò la frattura di due costole e una lesione del tendine del ginocchio destro) gli stroncò la carriera. Ma lo fece anche smettere col doping. Tornò in sella l’anno dopo con l’Amore & Vita: senza far ricorso a sostanze illecite ma senza più riuscire a emergere. Una vittoria di tappa alla Settimana ciclistica lombarda nel 2006, poi nessun risultato di rilievo, fino al ritiro nel 2009.

L’incubo, invece, è cominciato di recente. All’inizio era un semplice fastidio alla natica sinistra. Poi una protuberanza sempre più evidente e che lo ha portato a chiedere un consulto medico: gli è stata diagnosticata la presenza di una piccola formazione tumorale, da rimuovere chirurgicamente. E a Gasparre – che gli aveva chiesto se il doping assunto per anni avesse attinenza con la malattia – il professor Cesare Ghinelli (il chirurgo che lo ha operato) ha risposto così: “E’ possibile che l’azione meccanica ripetuta delle iniezioni intramuscolari, nonché le sostanze presenti nei farmaci iniettati (ad esempio sostanze oleose a lento riassorbimento, come il Testovis) abbiano stimolato il derma e causato la nascita di questa formazione”. Adesso, per fortuna, il pericolo sembra scongiurato. Ma la paura è stata grande. E dopo un pellegrinaggio a Medjugorje, Graziano ha deciso di raccontare tutta la verità.