La corte di Appello di Milano ha inflitto 7 anni all’ex capo della Cia in Italia, Jeff Castelli, a conclusione dell’appello ‘stralcio’ per il sequestro di Abu Omar, l’imam egiziano sequestrato a Milano nel febbraio del 2003 dagli agenti della Cia con l’aiuto dei servizi segreti italiani. In primo grado era stato prosciolto sulla base della immunità diplomatica,come altri due agenti, che oggi invece sono stati condannati 6 anni. La Cassazione ha già condannato 23 agenti Usa e rinviato gli atti perché siano riprocessati gli ex vertici del Sismi; tra cui l’ex numero uno Niccolò Pollari. La Suprema Corte, infatti, aveva ‘bocciato’ la sostanziale immunità concessa ai cinque imputati, dichiarando parzialmente illegittima, perché troppo estesa, la ‘coperta’ del segreto di Stato, apposto dai Governi Prodi e Berlusconi

A quasi dieci anni di distanza dal rapimento – che portò il religioso su cui pendeva un’ordinanza di custodia cautelare per terrorismo – la linea del governo sulla vicenda – malgrado si siano succeduti presidenti del Consiglio di diversi schieramenti politici – non è cambiata. Quattro giorni fa nel corso del ‘nuovo’ processo d’appello a carico degli ex appartenenti al Sismi, era arrivata un’altra conferma: anche per l’esecutivo Monti, infatti, resta ferma la ”vigenza” del segreto di Stato su quel caso di ‘extraordinary rendition’ e, in particolare, sui rapporti tra la Cia e gli ‘007’ italiani.

Davanti ai giudici della quarta sezione penale della Corte d’appello milanese, è iniziato un altro processo di secondo grado per gli ex vertici, Nicolo’ Pollari e Marco Mancini, e per altri tre ex responsabili del servizio segreto militare, dopo che la Cassazione a settembre, non solo aveva condannato in via definitiva 23 agenti della Cia, ma aveva anche annullato con rinvio il ‘non doversi procedere’ per gli ex uomini del Sismi. . E ora riconfermato anche da Monti. Nel sequestro Abu Omar, avvenuto il 17 febbraio 2003, non si può invece, secondo la Cassazione, invocare il segreto di Stato: bisogna ricorrere a questo strumento – hanno scritto i giudici – solo quando è ”indispensabile”, perché è’ di ostacolo alla ”trasparenza” delle decisioni che caratterizza la ”democrazia”. Dal collegio era stata acquisita anche la lettera del Governo Monti. Il 4 febbraio, dopo le dichiarazioni spontanee di Mancini e Pollari, la parola passerà al sostituto pg per la requisitoria.