Dopo la lunga serie di presenze di Berlusconi ai vari programmi televisivi si è posto un problema serio, urgente e di non facile soluzione: come opporsi alle balle sempre più grosse e pericolose che il nostro spara con frequenza incredibile su ogni argomento? I conduttori, anche quelli seri e animati da buone intenzioni, non ce la fanno (dovrebbero interrompere il dibattito ogni 30 secondi). Qualche giornalista (Travaglio, Giannini) ha segnalato con precisione sul suo quotidiano le bufale più clamorose; il fact-checking, introdotto da Sky tg 24, ha preso in esame i cinque o sei dati più rilevanti che sono stati deformati. Ma il fatto è che, al di là dei sei temi analizzati da Sky, dei dieci punti toccati da Giannini o Travaglio, la circolazione delle balle nel discorso berlusconiano è così frenetica, diffusa e multiforme che è impossibile tenerle dietro e tenerne il conto. Invade tutto il campo, creando una totale confusione e attribuendo alla discussione un tono iperbolico, assurdo, folkloristico, macchiettistico che è quello in cui il personaggio si trova più a suo agio, fino a risultare simpatico.

C’è, per esempio, la balla delle giudici “femministe e comuniste” (ma come fa lui a saperlo visto che nessuna di loro ha mai parlato delle proprie opinioni politico-culturali? Le ha frequentate intensamente?), quella su un’università comunista (tutta? e cosa vuol dire un’università comunista? un’università dove i bidelli e il rettore hanno lo stesso stipendio?) Ecco, sono queste balle, incredibili, inutili, insignificanti, che più mi inquietano e che mi sembrano più pericolose, perché non suscitano reazioni nei commentatori, che pensano non valga neppure la pena di parlarne, e creano quel clima giocoso, burlesco in cui il nostro sguazza che è un piacere. Hanno, insomma, la stessa funzione ambigua della cartellate sulla testa o del gesto delle manette, la funzione di trasformare la vita politica nazionale nel cosiddetto cabaret.

Di tutti i conduttori che si sono trovati di fronte a questa imbarazzante situazione, la più accorta si è rivelata Ilaria D’Amico (altro che Santoro, altro che Giletti!), che non ha mai trascurato di sottolineare le assurdità di Berlusconi con una battuta o almeno con una risata ironica per nulla complice, contenendo (per usare un verbo caro a Berlusconi) la deriva cabarettistica. Ma forse neppure questo è sufficiente: la pervasività della balla berlusconiana rischia di incrinare anche il lavoro giornalistico più serio, attento e preparato.

Si accettano proposte per risolvere il delicato problema (astenendosi, per favore, dal suggerimento di spegnere la tv).

P.S. Non vorrei sembrare fissato. Ma, visto che Berlusconi ne ha fatto un leit motiv dei suoi interventi, troveremo mai qualcuno che gli ricordi che le riforme costituzionali non si fanno a maggioranza, ma con il consenso di due terzi del parlamento?