“L’evasione si deve combattere e io sono il presidente del Consiglio che l’ha combattuta di più facendo passare da 7 a 11,7 miliardi le risorse recuperate”. Nonostante questo ” il redditometro mette un’ansia incredibile. Anche chi è in regola con il fisco ha paura”. Interviene anche a Porta a Porta Silvio Berlusconi dove, fra le altre cose, torna a sostenere la priorità del taglio delle tasse che si vanta di non avere “mai aumentato”. Poi assicura: “A lavorare con Monti non ci penso proprio. Monti non è da solo ma con due compari che si chiamano Fini e Casini. Ho dovuto sopportarli ma non sarei più in grado sapendo che opportunisti sono”. Inoltre, dice, “per quanto mi riguarda, credo che sia ormai preponderante la decisione di presentarmi al Senato” e propone Alfano come candidato premier che ritiene “verrà approvato da tutto il centrodestra. Io – puntualizza – mi propongo come ministro dell’Economia e dello Sviluppo“. 

Monti e tasse – Il Cavaliere spiega che rivedrebbe il fiscal compact “anche a costo di far fare un altro voto al Parlamento italiano”. “Lo intenderei doversi interpretare sui fattori rilevanti” della riunione del Consiglio Europeo, ovvero “facendoci pagare 15 mld all’anno invece di 50 mld’’ per il rientro del debito. “Io, come Einaudi, penso che lo Stato spenda meno bene i soldi rispetto a quanto possono fare i cittadini – spiega – e, quindi, bisogna che i soldi rimangano nelle tasche dei cittadini”. E assicura: “Ho qui il contratto con gli italiani che ho firmato nel 2001, poi il contratto del 2008. Tutti i punti sono stati rispettati. L’università di Siena, che non è amica, ha detto che abbiamo realizzato l’85% del contratto”. Poi arriva immancabile l’attacco al Professore: “Il Monti che ho conosciuto io era finto”, dice, e per questo “io lo volevo, non come capo dei moderati, ma come federatore dei moderati che sono la maggioranza in Italia“. Parla ancora di una “la vera rivoluzione liberale” che consentirà “la riforma della Costituzione” e per realizzarla, e quindi “ammodernare il Paese, non voglio il 51%, mi basta il 40%, perché così avrò in Parlamento il 55%”, grazie alla legge elettorale. E questa “è la conditio sine qua non per rendere il Paese governabile”. Ricordando la fine del suo governo, sostiene ancora una volta: “C’è stata contro di me una congiura che mi ha costretto a dare le dimissioni”.

Sostiene che per rilanciare l’economia occorre “che i cittadini cambino atteggiamento perché oggi hanno paura: anche i cittadini che hanno i soldi non spendono e serve una politica, anche di comunicazione, che porti i cittadini a consumare”. E sull’Imu, che sin dall’inizio ha promesso di abolire nel suo primo Consiglio dei ministri, ha giustificato il voto favorevole del Pdl per l’introduzione della tassa: “Se non lo avessimo approvato ci avrebbero messo spalle al muro e avrebbero addossato sui di me tutte le responsabilità”. Assicura anche che chi assume un giovane pagherà “zero tasse”.

Gli ex alleati Fini e Casini – Secondo Berlusconi “sono lì a spese nostre da 50 anni. Io ho messo nelle casse dello stato miliardi e miliardi. Lei – chiede parlando di sé in terza persona- si affiderebbe a Silvio Berlusconi per rimettere su una impresa o a questi chiacchieroni o a chi, mi riferisco alla sinistra, vuole imporre una patrimoniale e l’aumento dell’Iva?”. Quanto ai ‘consigli’ della Bce e alle presunte telefonate che il Cavaliere in quei mesi avrebbe fatto a Trichet, l’ex premier replica: “Non avevo assolutamente bisogno dei consigli della Bce, anzi era Trichet a chiedermeli”. E sulla condanna a 4 anni per frode fiscale al processo Mediaset osserva: “Nel 2001 avrei messo in piedi un sistema diabolico per far pagare 3 milioni di tasse in meno. Quell’anno, con la società ne avevo pagati oltre 500. In appello sono sicuro che non potrò non essere non assolto”. Su Bombassei, candidato del Pd, scherza: “Sappiamo come la pensa il direttore di Confindustria: era lui che scriveva i discorsi alla Marcegaglia, che poi nemmeno capiva…”.

Inoltre, se Valentina Vezzali ha accettato di essere candidata con la coalizione che sostiene Mario Monti “è perché, evidentemente, qualcuno le ha fatto una offerta. Se le avessi fatto la corte sicuramente avrebbe accettato di candidarsi con noi”. Silvio Berlusconi usa l’arma dell’ironia per rispondere a Bruno Vespa che, nel corso di Porta a porta, gli fa notare come la schermitrice abbia accettato di candidarsi con Monti malgrado la ‘dichiarazione d’amore’ del 2008, quando nello stesso studio disse, sorridente: “Presidente, da lei mi farei toccare…”. Berlusconi, comunque, non da niente per scontato: “Noi abbiamo dalla nostra Daniela Di Centa, che ha vinto anche più della Vezzali”. E, comunque, “se facessimo una proposta alla Vezzali, conoscendo la sua onestà, la rifiuterebbe perché non verrebbe meno alla parola data”.

Regionali in Lombardia – Durante la trasmissione, Vespa legge una dichiarazione di Gabriele Albertini su uno dei tre giudici donna che hanno emesso la sentenza di primo grado sul divorzio con Veronica Lario, riferendo che tra loro c’era una sua ex fidanzata. Berlusconi sorride: “Sarà stata in minoranza visto che erano in tre”. Poi, di fronte alle parole di Albertini, pronto a dire sì a Monti per un seggio al Senato, aggiunge: “E’ meglio che si metta qualcosa davanti alla bocca, perché ogni cosa che dice deprime di più la sua immagine. E’ segno della senilità che avanza”.

Giustizia – “Sono sicuro che questa sarà la soluzione che prenderemo. Mi fa male il cuore, perché ho letto tutti gli atti che riguardano Cosentino e non c’è nulla di nulla”. Il Cavaliere non si sbilancia ma sembra lasciare intendere che nelle liste pidielline non dovrebbe esserci l’ex sottosegretario all’Economia. Attacca anche i pm: ”Facciamo i conti con una magistratura che comprende una formazione legata da un filo rosso da pm che usano la giustizia ai fini di lotta politica ed il signor Ingroia ne è un esempio”.