“Gesù disse: come io vi ho amato, amatevi anche voi gli uni con gli altri”

Non spetta certo a me, laica, ricordare a chi è credente e si reca regolarmente in Chiesa, le parole di Gesù Cristo ai suoi discepoli. Quell’esortazione all’amore dovuto al prossimo, come lo dobbiamo a noi stessi.
Mia madre, donna molto religiosa, che non salta mai una messa domenicale o natalizia o pasquale, mi ha ripetuto queste parole sin da quando ero bambina. Le ha ripetute e messe in atto, amando e rispettando chiunque incontrasse sulla sua strada. Senza giudicare o condannare chi vive diversamente da lei. Stranamente, ma nemmeno tanto, le stesse cose me le ha ripetute mio padre, ateo convinto che in 48 anni di matrimonio è andato sempre ad aspettare mia madre all’uscita della chiesa senza però entrare.

La violenza, dunque, delle parole di don Piero, il parroco di Lerici che, in sintesi, giudica le donne responsabili degli atti di violenza di cui sono vittime e quelle del Papa che definisce il matrimonio fra persone dello stesso sesso come “offesa contro la verità della persona umana”, mi mettono malinconia perché rendono poco confortevole la posizione di chi, come mia madre, crede nell’amore come un atto di fede.

Non mi stupisce il fatto che il Papa si chiuda nella difesa a oltranza di una posizione inumana ma la violenza delle sue parole sì. Soprattutto, se seguita, pochi giorni dopo, da quel gesto di misericordia e perdono messo in atto nei confronti di quel Gabriele, maggiordomo “traditore” che di comandamenti ne ha infranti un bel po’ ma che, appunto, merita amore più di una donna violentata o uccisa, o di una coppia di essere umani che vogliono solo veder riconosciuto il loro legame.

Ora, se mi aspetto che coloro che credono in Dio e, dunque, in suo figlio Gesù Cristo, con grazia e senso di carità cristiana facciano, anche solo interiormente, un sonoro pernacchio a tanta arrogante violenza, tanto più mi aspetto che lo Stato, le Istituzioni e i cittadini laici ignorino e condannino queste bestialità.

Ricordo che un tribunale di New York ha condannato, come meritava, un uomo per aver violentato una prostituta. Perché MAI – ripeto, mai e poi mai e poi mai – ci sono attenuanti di nessun tipo e di nessuna forma all’omicidio e alla violenza sessuale.

Ricordo che i mie amici Marco e Carlo sono insieme da sedici anni. Intanto molte coppie etero si sono sciolte come neve al sole. Il loro amore merita, non solo rispetto, ma tutela legale e istituzionale come è dovuta ad ogni altra unione fra esseri umani.