Cresce la lista degli epurati del Movimento 5 Stelle. Dopo Valentino Tavolazzi e il gruppo di Cento, Giovanni Favia e Federica Salsi, ora tocca ai militanti forlivesi. Sono fuori. Hanno ricevuto, con una raccomandata dell’avvocato di Beppe Grillo, Michelangelo Montefusco, l’intimazione a non usare più il segno distintivo del movimento. La ragione dell’estromissione non la conoscono. Nella lettera del legale si ricorda solo che “l’uso del nome e del marchio è riservato a quanti abbiano ottenuto la certificazione di una lista di candidati in vista di una consultazione elettorale – ovviamente, tenutasi successivamente alla nascita del Movimento medesimo – ed, insieme ad essa, la specifica autorizzazione del mio cliente all’utilizzo dell’uno e dell’altro”.

La clausola che esclude i militanti forlivesi risiederebbe proprio nel fatto che il M5S è nato successivamente all’elezione in Comune dei rappresentanti della lista Destinazione Forlì. Dunque si tratterebbe ufficialmente di una mera ragione burocratica. Non è così per Raffaella Pirini, capogruppo della lista in consiglio comunale. La sua visione dei fatti la consegna a una conferenza stampa indetta, con largo anticipo, dopo un mese di silenzio stampa, in cui i 5 Stelle forlivesi hanno tentato lungamente prendere contatto con Grillo e il suo avvocato, per di ricucire lo strappo attraverso il dialogo. “Siccome i due sono risultati irraggiungibili – chiarisce Pirini – abbiamo deciso di comunicare pubblicamente quella che per noi è una decisione politica. Non si poteva più aspettare, se no saremmo passati noi dalla parte del torto”.

Gli ex-grillini di Destinazione Forlì lamentano che la loro lista è scomparsa a posteriori dall’elenco di quelle certificate (dove compariva in ordine alfabetico tra Follonica e Frascati) e Pirini ribadisce: “Noi chiedemmo la certificazione fin dall’inizio, pur essendo stati eletti a Forlì con il nostro logo”. La motivazione addotta da Grillo non ha basi solide. Nella nostra condizione sono altre liste civiche, ma noi siamo stati gli unici epurati per questo motivo. Ciò ci ha spinto a chiederne la motivazione, ma non è stato possibile ottenere un confronto con Grillo”.

Non ci stanno quelli di Forlì, feriti da una decisione che non comprendono fino in fondo. La cacciata dal movimento suona come un provvedimento lapidario, preso dopo tanti piccoli scricchiolii nelle relazioni tra il leader e la base. Tra questi la solidarietà di Raffaella Pirini espressa al consigliere regionale Andrea Defranceschi quando Grillo, a gennaio 2012, si infuriò con lui per aver firmato la risoluzione che doveva scongiurare la chiusura del quotidiano l’Unità. Grillo allora insorse invitando Defranceschi ad andarsene nel Pd. La stessa raccomandazione che fece poi a settembre a Giovanni Favia, accusandolo di voler fare carriera politica oltre i due mandati previsti dal non statuto. E poi ancora a Grillo non deve essere piaciuta la critica (“non è stato molto cortese”) che Raffaella Pirini gli ha riservato a proposito dell’osservazione fatta alla consigliera comunale di Bologna Federica Salsi e a chi come lei riteneva opportuno prendere parte ai talk show (“La tv è il vostro punto G”).

“Se questo era il problema reale – commenta Pirini – Grillo avrebbe dovuto allontanare me al limite, ma togliere la rappresentanza sul territorio a tutto il movimento mi sembra davvero eccessivo, tant’è che questa epurazione ha impedito ai militanti forlivesi di partecipare alle parlamentarie”. Che poi Destinazione Forlì fosse una lista a tutti gli effetti del Movimento per Pirini è indiscutibile. Lo ha scritto in una lettera a Grillo datata 12 novembre, nella quale sottolineava che la certificazione all’uso del logo l’avevano ricevuta nella campagna elettorale 2009 per le amministrative di Forlì. In aggiunta Pirini ricordava che il leader stesso le aveva chiesto di candidarsi come presidente alle elezioni regionali, invito declinato per motivi di lavoro e personali.