“E’ stato un grave errore far cadere il governo Monti“. E’ la dura presa di posizione assunta dal Partito popolare europeo nei confronti della decisione del Pdl (che al contrario dice di riconoscersi e di ispirarsi proprio al Ppe). “Siamo molto preoccupati”, ha detto Joseph Daul, capogruppo del Ppe al Parlamento europeo, in una conferenza stampa a Strasburgo. “Per l’euro e per l’economia non ci possiamo permettere una politica spettacolo, serve una politica rigorosa”. Il Ppe, ha precisato Daul, “combatte i populismi, che siano anti-italiani, anti-francesi e anti-tedeschi”.”Non sta a me dire cosa un Paese deva o non deva fare, ma il nostro dovere è mantenere l’Europa unita, non abbiamo bisogno di momenti di confusione per l’economia, le imprese ed i governi”.

Il Partito popolare europeo è sempre stato il punto di riferimento del Pdl sullo scenario politico internazionale. Ancora nei giorni scorsi, il segretario del Popolo delle Libertà, Angelino Alfano, aveva dichiarato di sposare in toto la politica del Ppe: “Imposteremo una campagna elettorale lontana dal populismo e vicino alla piattaforma programmatica del Ppe”, aveva detto. Il Popolo della Libertà, aveva aggiunto, continuerà “a manifestare stima nei confronti di Monti, abbiamo segnalato il disagio degli italiani soprattutto per politica economica”. La conferenza stampa del capogruppo del Ppe è arrivata a due giorni dal vertice Ue a Bruxelles, che sarà preceduto da una riunione dei leader del Partito popolare europeo, alla quale potrebbe partecipare anche Silvio Berlusconi.

All’interno del Pdl, intanto, è polemica. Per il capogruppo del Popolo della libertà al Parlamento europeo, Mario Mauro il Pdl “esiste solo se si riconosce nel Ppe”. Mauro ha ammesso di “non riconoscersi” nella deriva populista e antieuropeista del partito e ha aggiunto: “E’ impensabile risolvere la crisi del Paese dicendo che la colpa è dell’Europa. Non c’è alternativa politica alla Ue come piattaforma di stabilizzazione dei problemi”. Secondo il vice presidente del Ppe, Antonio Tajani, che ha definito “pretestuosa” la contrapposizione tra Pdl e Europa, ribadendo che “la linea politica, prima di Forza Italia e poi del Pdl è sempre stata ed è tuttora di forte sostegno al progetto europeo”.

Chi critica fortemente lo strappo è invece l’Udc. Per il leader Pier Ferdinando Casini “è in atto una gigantesca mistificazione della realtà che noi contrasteremo: non si illuda Berlusconi di poter abbindolare gli italiani, perché ci sarà in campo una proposta politica in grado di convincerli in nome della serietà, della responsabilità e contro ogni populismo”. Casini ha poi aggiungo: “Condividiamo la preoccupazione del Partito popolare europeo e il terrore diffuso nella comunità internazionale che l’Italia torni all’inaffidabilità, all’avventurismo e all’improvvisazione del passato e ringrazio il capogruppo Ppe Daul per le parole che ha detto stamattina. E’ ridicola e infondata l’accusa di aver capitolato davanti all’Europa. La capitolazione ha un nome ed un cognome: Silvio Berlusconi, che ha firmato accordi capestro vincolando Monti a rispettarli. Oggi dice ‘chi se ne frega dello spread’, ma forse la cosa non interesserà a lui: chi va in banca, chi ha un mutuo e rischia di passare dal 2 al 6 per cento degli interessi se ne frega e molto…”.

Gli fa eco il segretario nazionale Lorenzo Cesa: “Apprezziamo l’onestà politica e intellettuale di Mario Mauro e le sue parole di verità di fronte a una situazione insostenibile per chiunque si riconosca nei valori del Partito popolare europeo. La totale irresponsabilità che ha portato Berlusconi a togliere la fiducia al governo Monti rischia di gettare l’Italia nell’incertezza e in una deriva populista antieuropea, come già sottolineato dal presidente Daul. E’ con il buonsenso e la responsabilità di persone come l’onorevole Mauro che si può costruire in Italia un’area politica saldamente ancorata ai valori del Ppe, in grado di arginare l’ondata di demagogia e antipolitica”.

La situazione politica italiana preoccupa anche la Germania. Il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, ritiene che se la spinta riformatrice dell’Italia si esaurisse con le dimissioni di Monti, si tratterebbe di uno “sviluppo pericoloso” per l’Europa: l’Italia, ammonisce Westerwelle in un’intervista al Der Spiegel, “non può fermarsi a due terzi del suo processo di riforme” perché ciò causerebbe “turbolenze non solo all’Italia, ma anche all’Europa”.