Quello successivo all’annuncio delle dimissioni di Mario Monti dopo l’approvazione della legge di Stabilità, per il mondo politico è il giorno della riflessione. Sui nuovi scenari, sulle alleanze che ci sono e che ci potranno essere. Ma è anche il giorno delle critiche, del fuoco amico e dei riposizionamenti più o meno insospettabili. Parlano tutti, anche alcuni diretti protagonisti della partita, come Alfano e Casini. E soprattutto Napolitano, che guarda con una certa apprensione alla riapertura dei mercati di domani. 

Napolitano: “Tra otto giorni mie valutazioni. I mercati? Vedremo”
”Vedremo cosa faranno”: cosi’, a margine del concerto di Natale al Quirinale, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha risposto a chi gli chiedeva se è preoccupato della reazione dei mercati alla crisi del governo. Il capo dello Stato, poi, ha rimandato alla cerimonia per i saluti con le alte cariche dello Stato le valutazioni sulla crisi apertasi ieri. Poi, su ciò che accadrà nelle prossime ore, il presidente della Repubblica si è mostrato tranquillo. “Facciamo tutto quello che dobbiamo fare fino all’ultimo giorno” ha detto Napolitano, conversando con un ospite durante il rinfresco seguito al concerto di Natale al Quirinale.

Fini: “Si può votare anche il 10 febbraio. Berlusconi sa già che ha perso”
”Prima di Natale è calato il sipario” sul governo e poi, la data delle elezioni “può essere anche il 10 febbraio”. Sono state la parole del presidente della Camera Gianfranco Fini, nel corso della trasmissione ‘Che tempo che fa’ che andrà in onda stasera su Raitre.“E’ una decisione che spetta unicamente al presidente della Repubblica – ha sottolineato Fini- ma è prevedibile che si voti a febbraio, può essere anche il 10. Dipende tutto dai tempi di approvazione della legge di stabilità”.

Poi ha avvertito che “andando a votare con questa legge non c’è la certezza che ci sia una maggioranza per governare sia alla Camera che al Senato. Se si va a votare con questa legge – ha aggiunto – non è per una ragione imprevedibile ma perché qualcuno staccando la spina al governo ci porta al voto. I cittadini – ha spiegato il presidente della Camera – hanno ragione a essere delusi per una legge che impedisce di scegliere gli eletti perché qualcuno ha staccato la spina ancor prima del termine previsto ma non devono fare di ogni erba un fascio”.

Infine il presidente della Camera ha sottolineato che “lo stesso Berlusconi a Milanello si è augurato che la legge elettorale si faccia, ma è di tutta evidenza che non si può fare. Ma la responsabilità non è di tutti, ma di qualcuno che ha staccato la spina”. E sull’ex premier ha detto: “Parla di politica a Milanello, questo è il vero problema. Il Pdl non è il Milan, la politica non è un fatto suo privato, ma sa perfettamente che ha già perso e questo è l’elemento che, nonostante tutto, tranquillizzerà i mercati”. Fini ha profetizzato che “non ci sono condizioni perché Berlusconi rivinca le elezioni”.

Casini: “Monti si candida? Non interpreto suo pensiero”
Il leader dell’Udc Pierferdinando Casini ha parlato del futuro politico dell’ex rettore della Bocconi, sottolineando di non essere “autorizzato ad interpretare il pensiero di Monti”. Per Casini “c’è una politica seria che per 4 anni ha fatto un’opposizione seria e costruttiva al governo Berlusconi ed ha voluto Monti appoggiando il suo governo – ha detto – e c’è poi una società civile di moderati e benpensanti che non vogliono rassegnarsi al populismo berlusconiano a cui bisogna dare risposte”. Il leader centrista, poi, ha parlato della scelta politica del Pdl, bollandola come irresponsabile: “L’accelerazione l’ha fatta il Pdl in modo irresponsabile volendo scaricare su Monti la responsabilità quando invece Monti ci ha salvato dal baratro” ha detto Casini, secondo cui “bisogna che agli italiani si spieghino bene le cose e cioè che l’Imu, una tassa fortissima ed elevatissima che metterà in ginocchio tante famiglie è responsabilità di Berlusconi che ha tolto l’Ici e ha aperto una voragine nelle casse dello Stato”.

Alfano: “Noi responsabili, sì a Stabilità e decreto Ilva”
Sì a Stabilità e decreto Ilva, no a populismo: Angelino Alfano ai microfoni del Tg2 ha precisato la posizione del Pdl: ”Noi siamo una forza responsabile che consentirà l’approvazione della legge di Stabilità e del Decreto Ilva, per noi sono due punti molto importanti. Poi imposteremo una campagna elettorale lontana dal populismo e vicino alla piattaforma programmatica del Ppe” ha detto il segretario del Pdl. Il Popolo della Libertà, inoltre, continuerà “a manifestare la nostra stima nei confronti di Monti, abbiamo segnalato il disagio degli italiani soprattutto per politica economica” ha detto Alfano al Tg1 ed ha aggiunto, per poi aggiungere: “Nel concreto cambia poco perché si tratta di anticipare di qualche giorno le elezioni, non accettiamo l’accusa di irresponsabilità, perché voteremo legge stabilità. Bersani e Casini fanno slogan elettorali e basta”.

Giorgia Meloni (Pdl): “Da B. scelta incomprensibile”
”Berlusconi è stato lungimirante quando ha deciso di passare il testimone ad Alfano, quindi di fatto a una nuova generazione, e quando poi ha fissato persino la date delle elezioni primarie. Erano decisioni in sintonia con la richiesta degli italiani di rinnovare la classe politica di questo Paese. Ecco perché l’aver cancellato improvvisamente tale percorso rischia di essere una mossa incomprensibile dal punto di vista politico. Il continuo cambiare idea ci rende complessivamente assai poco credibili”. E’ il ragionamento dell’ex ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, in un’intervista al Corriere della Sera. La Meloni, inoltre, ha chiesto formalmente “la convocazione dell’Ufficio di presidenza e del Consiglio nazionale del partito, luoghi nei quali si possa ragionare insieme di scelte che sono, con tutta evidenza, dirimenti”. Per l’esponente del Pdl, infine, “in questi giorni abbiamo annullato le primarie, candidato Berlusconi a premier, aperto una crisi di governo. Mi paiono questioni sulle quali valga la pena fare due chiacchiere”.

Frattini (Pdl): “Bene Monti, ma ora serve Ppe italiano”
L’ex ministro degli Esteri, invece, ha pronunciato parole che sembrerebbero confermare la sua voglia di smarcarsi dal Pdl per cercare di ottenere ruoli diplomatici internazionali. “Dal presidente Mario Monti un gesto di dignità e di grande serietà istituzionale – ha detto Franco Frattini – Tutti i partiti rispettino questa decisione e consolidino un atteggiamento responsabile concorrendo alla conclusione ordinata della legislatura, così come coordinato anche dalla saggia regia del presidente Napolitano nell’esclusivo interesse dei cittadini e dell’immagine internazionale del paese”. L’ex titolare della Farnesina, inoltre, si augura che “in questa fase, tra le più delicate di questa legislatura, ed in vista di un confronto elettorale con le forze di sinistra, le nostre proposte, ideali e programmi, restino fermi sull’idea di costruire un PPE italiano: unica vera innovazione del panorama politico della prossima legislatura”.

Bindi (Pd): “Alleanza con Casini prima del voto”
Il presidente del Partito democratico, invece, batte sempre sullo stesso tasto: l’alleanza con i moderati. ”Abbiamo un’intesa elettorale con Sel e i socialisti, ora cercheremo un accordo con i moderati: e io penso si debba lavorare da subito perché ci sia prima del voto. Però questo accordo non può essere la semplice continuazione delle politiche di Monti”. Per Rosy Bindi, intervistata dalla Stampa, il partito può tenere insieme Vendola e Casini, “dicendo con chiarezza a Nichi che non bruceremo l’agenda Monti, e con altrettanta nettezza a Casini che bisogna andare oltre quell’agenda”. “La mossa di Berlusconi ha costretto Monti ad annunciare le dimissioni. Pessima notizia”, commenta Bindi, secondo cui il Cavaliere “non è più un pericolo sul piano dei risultati elettorali”, anche se “sarebbe stato meglio avere come avversario un leader che avesse i tratti della destra europea piuttosto che un populista”. La presenza di Berlusconi “sarà destabilizzante come al solito e favorirà un ulteriore decadimento della vita pubblica. La sua scelta di tornare in campo è negativa per il Paese e anche per il Pd’’, ha detto la Bindi, secondo cui adesso “bisognerà stare attenti: ritrovarsi a sostenere il governo di fatto da soli rischia di far ricadere ogni scelta sulle nostre spalle e di farci apparire non come quelli che hanno salvato il Paese da Berlusconi, ma come quelli che hanno sostenuto provvedimenti dolorosi. Se poi aggiungiamo che alcuni di questi provvedimenti non erano nemmeno pienamente condivisi da noi, il quadro è ancor più chiaro”.

Vendola (Sel): “Agenda Bersani e Monti non sovrapponibili”
Non si è fatta attendere la risposta del leader nazionale di Sel, che sull’apertura al centro ha detto che ”dobbiamo dare una risposta chiara. Se abbiamo intenzione di rispondere al populismo di Berlusconi non con una coalizione di Palazzo ma con quella alleanza di popolo che ha a cuore oggi innanzitutto il destino di precarietà dei propri figli, allora dobbiamo costruire un polo progressista che può essere maggioritario”. Intervistato da Repubblica, il leader di Sel Nichi Vendola ha spiegato che “non c’è un veto sulle persone”, ma “l’agenda Bersani non è sovrapponibile all’agenda Monti: su questa si fa punto e a capo”. “Le politiche di austerità stanno spingendo l’Europa verso una deriva recessiva. Con un riformismo keynesiano, adattato alle diverse situazioni, si può far crescere l’economia” ha detto il presidente della Puglia. “Noi abbiamo compiuto scelte come se fossero le uniche possibili. Dobbiamo discutere facendoci il segno della croce, come se l’austerity sia una religione? O possiamo dire che queste scelte diminuiscono i consumi e deprimono la domanda interna?”. Il centrosinistra, ha aggiunto, “è affidabile agli occhi dell’Europa. Dobbiamo smetterla di avere paura delle nostre ragioni”. Sulle dimissioni del premier Monti, “procrastinare le agonie, prolungare la paralisi operativa quando invece è urgente mettere in campo decisioni e fare scelte sarebbe stato peggio”, osserva Vendola. “La cosa che mi ha più colpito in queste settimane è stato il giudizio ottimistico che Monti dà sulla situazione del Paese. Credo che ci sia una grave sottovalutazione del fatto che si sono aperte crepe gigantesche nel tessuto di coesione sociale del Paese. C’è un’Italia – ha sottolineato – che si è letteralmente schiantata, si è schiantato anche il ceto medio. E quando va in frantumi il ceto medio si mette in pericolo la tenuta democratica”.

Dell’Utri (Pdl): “Ora basta ingrati e miracolati”
Tutto orientato alla futura squadra berlusconiana, invece, la reazione del senatore Marcello Dell’Utri. Che non ha usato mezzi termini per tracciare la strada delle candidature. ”Ho visto gente nata e cresciuta politicamente grazie a un soffio di Berlusconi, voltargli le spalle. Gente inutile che solo per lui è assurta a importanti cariche politiche e istituzionali priva di qualsiasi riconoscenza. Ha fatto più miracoli Berlusconi che Padre Pio, troppi miracolati”. Per il senatore del Pdl, intervistato da Repubblica, “adesso dovrà cambiare tutto, e questa volta i fedelissimi non bastano, perché talvolta possono essere cretini e non servono allo scopo. Ora i vecchi consiglieri devono farsi da parte. Solo pochi e selezionati tra le file della vecchia guardia. Poi, mandiamo i giovani a combattere in prima fila”. “Berlusconi deve continuare la lotta contro una magistratura politicizzata. E io combatterò al suo fianco. Sono disposto a farlo, all’ultimo sangue. Non posso arrendermi”, ha assicurato Dell’Utri, secondo cui “servono regole e liste davvero pulite”. Quanto al decreto sull’incandidabilità, “buono a sapersi che non ci rientro, ma se fossi rientrato mi sarei adeguato e avrei rispettato il divieto”. In merito ad Alfano, invece, quella di Dell’Utri è stata una sonora bocciatura: “E’ persona brava e capace, ma non ha la maturità per aspirare al premierato”, dice Dell’Utri. “La segreteria Alfano non è mai esistita. Poveretto, non ha potuto cambiare niente, se siamo ridotti in questo stato è perché il partito è imploso, non si è rinnovato”.

Brunetta (Pdl): “Dimissioni Monti in contrasto con Colle”
”Il presidente Monti ha preso la decisione, che va assolutamente rispettata, di dimettersi, in contrasto con il pensiero del presidente della Repubblica. Questo è un aspetto della vicenda molto importante, ma che nessuno, però, mi pare abbia evidenziato in queste ore”. E’ quanto ha affermato l’onorevole Renato Brunetta, coordinatore dei dipartimenti del Pdl, in un’intervista rilasciata a SkyTg24.