Denis Verdini, coordinatore e deputato del Popolo della Libertà, è indagato a Firenze con altre 24 persone per truffa aggravata allo Stato sui contributi pubblici alle testate giornalistiche, in particolare al Giornale della Toscana, allegato regionale del Giornale. Il periodo su cui si concentra l’indagine va dal 2002 al 2012. Indagati anche l’onorevole Massimo Parisi (sempre Pdl) e altri 23 tra imprenditori ed editori.

Il coordinatore del Pdl era già indagato a Firenze per lo stesso reato e alla fine di ottobre la Guardia di finanza aveva sequestrato 10 milioni e 800mila euro concessi alla società editrice del giornale, attraverso la Nuova Editoriale scarl, che sarebbero stati illecitamente ottenuti dal 2005 in poi. Ora l’indagine si estende nel tempo fino al 2002. Nel fascicolo aperto dalla magistratura fiorentina a registro erano finiti inizialmente 18 soggetti: le nuove indagini hanno portato al coinvolgimento di altri cinque.

La truffa perpetrata ai danni dello Stato dal gruppo editoriale, secondo quanto ricostruito dalla procura di Firenze, è di oltre 22 milioni di euro. Oltre al Giornale della Toscana, che ha sospeso le pubblicazioni quest’anno, l’inchiesta riguarderebbe anche Metropoli day il Cittadino. Secondo la Procura, Verdini e gli altri indagati avevano costituito un’apposita cooperativa per ricevere le erogazioni pubbliche per l’editoria. Una cooperativa la cui natura, secondo gli inquirenti, sarebbe “palesemente fittizia“: nessuno dei soci vi prestava attività lavorativa, né da lavoratore dipendente, né autonomo, e nessuno di loro parteciva a scelte strategiche o di gestione. Gli indagati avrebbero indotto in errore il dipartimento per l’informazione e l’editoria presso la Presidenza del Consiglio, chiedendo contributi per due testate diverse appartenenti allo stesso gruppo, quando soltanto una avrebbe potuto ottenere i fondi, fornendo false fatturazioni e alterando i dati di diffusione rispetto alla tiratura.

Verdini è indagato come socio di maggioranza di fatto e amministratore di fatto della Società Toscana di Edizioni srl, che pubblicava Il Giornale della Toscana, e della società Nuova Editoriale società cooperativa a responsabilità limitata, editrice della testata Metropoli day, nonché come dominus del Gruppo Società Toscana di Edizioni – Sette Mari, a cui fanno capo 10 società impegnate nel settore editoriale, tra cui un’agenzia di stampa, una società grafica, due radio fiorentine, una concessionaria pubblicitaria. Come finanziatore delle attività, insieme a Verdini, gli inquirenti hanno indagato il costruttore Roberto Bartolomei, già da decenni socio al 50% con il costruttore pratese Riccardo Fusi, nella società BTP, fallita di recente e coinvolta in altre vicende giudiziarie. Tra gli indagati risultano anche gli imprenditori Girolamo Strozzi e Pierluigi Picerno e gli editori Fabrizio Nucci e Duccio Rugani.

Il caso del Giornale di Toscana è solo l’ultimo di tanti riguardanti i fondi per l’editoria: in dieci anni, oltre 100 milioni sarebbero usciti illecitamente dalle casse della presidenza del Consiglio.

Verdini: “Storia vecchia, teorema della magistratura in campagna elettorale” – Immediata la replica del coordinatore del Pdl, che in una nota contrattacca: “Leggo sulle agenzie che la procura di Firenze mi avrebbe indagato per una presunta truffa aggravata relativa a contributi pubblici per circa 22 milioni di euro che il Giornale della Toscana avrebbe indebitamente percepito dal 2002 al 2012. E’ gravissimo che proprio nei giorni in cui sembra aprirsi la campagna elettorale, la procura fornisca alla stampa informazioni vecchie di almeno un anno spacciandole per nuove”. Secondo Verdini “l’inchiesta, fin nei minimi dettagli, è stata pubblicizzata già un anno fa, in occasione di una serie di sequestri, debitamente illustrati dai pm ai giornalisti. Dunque, niente di nuovo sotto al sole, compreso il tentativo degli inquirenti di reiterare e attualizzare notizie datate e di parte, al solo scopo di creare scandalo. Mi vedo quindi costretto a precisare ancora una volta che non una sola norma è stata violata per far nascere e tenere in vita il Giornale della Toscana. Tutto è avvenuto nel pieno rispetto della legge: al contrario, personalmente ho investito milioni di euro per il sostentamento del quotidiano da me fondato”.

“I magistrati –  continua il coordinatore nazionale del Pdl – hanno interpretato a loro modo norme chiarissime che il sottoscritto e quanti hanno investito nel giornale hanno rispettato fino in fondo, usando alla lettere gli stessi criteri adottati da tutti coloro che hanno pubblicato quotidiani a contributo statale. Dopo aver assistito mio processo mediatico e alla mia demonizzazione senza la minima possibilità di difesa, aspetto con serenità e anche con impazienza il processo vero, quello che si svolge nelle aule di tribunale, certo che in quella sede il teorema degli inquirenti sarà travolto e la verità verrà finalmente a galla”.