La Gran Bretagna ha deciso: le nozze gay saranno ufficialmente riconosciute dalla legge. E non solo: le coppie potranno pronunciare il fatidico ‘sì’ anche in chiesa. Il governo non ha voluto accogliere gli appelli dei vertici più tradizionalisti delle varie confessioni e ha mandato un chiaro segnale ad alcuni parlamentari conservatori, da tempo schierati per il no. Si preannuncia quindi battaglia in parlamento sul testo che verrà sottoposto al vaglio dei deputati all’inizio del nuovo anno e potrebbe diventare legge ed entrare in vigore all’inizio del 2014.

Il primo ministro conservatore, David Cameron, ha difeso strenuamente il testo: “Sono un grande sostenitore dell’istituzione del matrimonio e non voglio che le persone gay ne siano escluse”, ha detto, sottolineando che la legge, se approvata, non obbligherà le istituzioni a celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso: “Se ci sarà una chiesa, una sinagoga o una moschea che non vorrà ospitare un matrimonio gay, non sarà in nessun modo obbligata a farlo”. L’iniziativa del governo è stata accolta con entusiasmo dalle associazioni gay britanniche, ma il tema è destinato a sollevare non poche polemiche: su questo argomento la chiesa d’Inghilterra, legata a doppio filo allo Stato, rischia profonde divisioni al suo interno, che potrebbero portare a nuove scissioni.

Il tema delle nozze gay è di stretta attualità anche oltreoceano. La Corte suprema degli Stati Uniti ha deciso per la prima volta nella storia di intervenire sulla questione, finora di competenza esclusiva dei singoli Stati. Due i ricorsi che i giudici supremi hanno deciso di accogliere: il primo riguarda una sentenza della corte di appello federale di San Francisco, secondo la quale uno Stato non ha il diritto di togliere i diritti acquisiti dalle coppie gay sposate. E’ quello che lo Stato della California ha fatto con la ‘Proposition 8‘, una legge varata nel 2008 con un referendum, che vieta il matrimonio tra persone dello stesso sesso, fino ad allora garantito dalla Corte suprema del ‘Golden State’. Il secondo ricorso riguarda il ‘Defense of Marriage Act‘, la legge federale introdotta nel 1996 sotto la presidenza di Bill Clinton che dà una definizione tradizionale del matrimonio, restringendolo a quello tra uomo e donna. Una legge ritenuta discriminante nei confronti delle coppie omosessuali. La Corte Suprema dovrà stabilire se il Congresso ha il potere di privare le coppie gay sposate dei diritti di cui godono le coppie etero: una clausola del ‘Defense of Marriage Act’, infatti, limita una serie di benefici sanitari, previdenziali e fiscali solo alle coppie sposate uomo-donna.

La maggioranza dei ‘vecchi saggi’ componenti la Corte è di estrazione conservatrice. Cinque giudici su nove sono di nomina repubblicana: due scelti da Ronald Reagan (Antonin Scalia e Anthony Kennedy), due da George W. Bush (John Roberts e Samuel Alito), e uno da Bush padre (Clarence Thomas, l’unico nero). L’incognita è rappresentata dal giudice di Buffalo, John Roberts, che a sorpresa votò a favore della costituzionalità della riforma sanitaria fortemente voluta dal presidente americano Barack Obama e altrettanto fortemente avversata dai repubblicani e dall’allora candidato alla presidenza Mitt Romney. Anche in questo caso il giudice Roberts potrebbe scegliere di schierarsi con i colleghi di nomina democratica: due scelti da Bill Clinton (Ruth Bader Ginsburg e Stephen Breyer) due da Barack Obama (Sonia Sotomayor e Elena Kagan). Per il verdetto bisognerà attendere più di sei mesi: a marzo cominceranno le audizioni presso la Corte e le decisioni definitive sono attese non prima di giugno.

Le conclusioni a cui arriveranno i giudici supremi sono tutt’altro che scontate, ma dopo la storica apertura ai matrimoni tra persone dello stesso sesso del presidente americano e il sì alle nozze gay nei referendum svoltisi di recente in tre Stati (MaineMaryland e Stato di Washington), le speranze della comunità gay americana sono cresciute. Il clima è mutato molto, anche nell’opinione pubblica, e dal 1996 – quando Camera e Senato statunitensi approvarono il ‘Defense of Marriage Act’ – molte posizioni si sono evolute. L’amministrazione Obama lo ha ribadito alla Corte: “La questione è di una importanza eccezionale per gli Stati Uniti e per migliaia di individui colpiti dalle attuali restrizioni di legge”. Una posizione che riflette la svolta impressa da Obama nell’ormai famosa intervista alla Cbs rilasciata in piena campagna elettorale. Svolta con cui il presidente americano in cerca di una rielezione si attirò le ire della Chiesa cattolica americana