“Era giusto provarci, è stato bello farlo insieme”. E’ passato solo un quarto d’ora dalla chiusura dei seggi del ballottaggio del centrosinistra e Matteo Renzi ha già concesso a Twitter la vittoria al contendente Pierluigi Bersani. Un esito molto “all’americana” non solo per l’uso del social network, ma soprattutto per la rapida ammissione della sconfitta del sindaco di Firenze. Seguita poco dopo da una telefonata al segretario: “Hai vinto, congratulazioni”. E lo stesso segretario, trionfatore del ballottaggio, ha voluto ringraziare tutti gli altri candidati delle primarie. Renzi in testa: “Voglio dire grazie a Matteo e lo saluto con un applauso e gli dico grazie per le parole affettuose che mi ha voluto rivolgere. Gli voglio riconoscere una presenza fresca e un contributo importante per queste primarie. Anche questa è stata una cosa importante”. Poi il saluto (“particolarissimo”) a Vendola: “Lui chiede profumo di sinistra io gli rispondo che se non mi sentissi addosso quel profumo non riconoscerei il mio odorato”. 

Secondo Romano Prodi è stata una giornata bellissima, ma Renzi ha perso perché ha sbagliato a fare polemica: “Gli elettori del centrosinistra si sentono una famiglia”. E sarebbe stato un risultato comunque ancora più importante, quello di Renzi, se – come ha detto Massimo D’Alema – non fosse stato “costruito da tutto lo schieramento dei media”: insomma, sul sindaco di Firenze si sono affollate troppe aspettative.

Bersani: “Vittoria inaspettata nelle proporzioni. Ora vincere senza raccontare favole”
Bersani si è detto soddisfatto per il risultato che è stato “inaspettato in queste proporzioni”, anche se “sono sempre stato tranquillo, mai agitato”. Una delle due soddisfazioni, ha detto. L’altra è stata “l’aver creduto fortemente e voluto testardamente le primarie aperte”. La lezione da questa campagna elettorale, secondo il segretario democratico è che “tutti possiamo ricavare un insegnamento da questi mesi: un grande partito progressista e popolare come il mio deve sempre aver fiducia nella sua gente”.

Da candidato premier del centrosinistra Bersani ha ribadito che non racconterà favole all’Italia. Da domani dobbiamo fare due cose: “Darci un forte programma di governo e cambiamento al centro sinistra e predisporre un percorso e lo spazio per dare voce ai giovani”. “Siamo cresciuti come schieramento democratico e schieramento progressista – ha dichiarato – il nostro è un certo modo di intendere il mondo, l’idea che nessuno si salva da solo. La prossima sfida è quella che avremo nei prossimi mesi. Avremo un avversario, bisogna saperlo che c’è la destra”. “La prossima sfida che vi propongo è quella di alzare noi la nostra asticella per la prossima battaglia. Dobbiamo vincere, ma non si può vincere a qualsiasi prezzo, raccontando favole perché poi non si governa. Siccome la mamma della demagogia e del populismo è sempre incinta, noi dobbiamo prendere un’altra via. Dobbiamo vincere senza raccontare favole, non potremo ignorare che siamo di fronte alla più grave crisi di questo secolo”, ha esortato. “Ancora un paio di giorni e si comincia con la battaglia vera. Ma sarà una battaglia da fare assieme. Qui non c’è un uomo solo al comando, si governa con il popolo”, ha avvertito. Il riferimento è chiaro tanto che “la prossima sfida è importante i prossimi mesi non saranno semplici avremo iniziative di chi non ci vuole; ricordiamo che nel centrosinistra si possono avere diverse visioni di centrosinistra purché si sappia che c’è la destra”. Domani andrà in Libia. “L’Italia deve recuperare il suo profilo, il suo ruolo nel Mediterraneo”.

Renzi: “La nostra idea non è stata vincente, non mi sono tolto l’immagine dell’ambizioso”
Standing ovation per il sindaco al suo comitato nazionale riunito alla Fortezza da Basso, a Firenze. E’ stato accolto da un tripudio di applausi dei volontari dei comitati, che a più riprese hanno scandito “Matteo, Matteo, Matteo”. Quello di Renzi è stato un mea culpa, anche se senza rimpianti. “Ho appena chiamato Bersani per fargli i complimenti – ha esordito il sindaco di Firenze – E’ stata una vittoria netta, complimenti e in bocca al lupo, nessuna regola diversa avrebbe potuto mettere in discussione”.  ”Oggi dobbiamo dire a noi stessi che la nostra idea non è stata vincente, noi abbiamo perso, anzi io ho perso – ha proseguito – Non basta aver recuperato qualcosa e a chi dice ‘dai Matteo allegro hai vinto lo stesso’, dico siamo seri non raccontiamo cose non vere, come avviene nella politica italiana: che eravamo qui per dare testimonianza volevamo vincere”.

Secondo Renzi, insomma, “qualcosa abbiamo sbagliato, io ho sbagliato. Voglio chiedervi scusa, ma ho avvertito in queste settimane. Vi devo scuse. Non sono riuscito a scrollarmi di dosso l’immagine del ragazzetto ambizioso, non ci siamo tolti l’immagine di qualcosa di diverso e non abbiamo vissuto con serenità le accuse personali”. ”Abbiamo provato a cambiare la politica, non ce l’abbiamo fatta, ora dimostriamo che la politica non ha cambiato noi – ha sottolineato Renzi – E’ bene che da domani smaltita la delusione, si riprenda il cammino. Abbiamo tre cose dalla nostra parte: l’entusiasmo, il tempo, la libertà”.

Insomma, “se è vero che c’è uno che ha perso, andando a casa siate orgogliosi di quello che siete riusciti a fare in questi due mesi. Domani mattina dovete avere la convinzione che ne valeva la pena offrendo ai vostri colleghi un sorriso perchè questa esperienza”. “La politica è entusiasmo, gioia di provarci – ha continuato il “rottamatore” – ne è valsa la pena”. E’ stata d’altronde un’esperienza vissuta “con entusiasmo”, a cui non sarà messa la parola “fine”. “La nostra non era l’ambizione di un ragazzetto, ma il desiderio profondo di dare un senso al nostro coraggio”. Renzi ha poi detto ai suoi supporter di “rimboccare le coperte” ai loro figli, stasera, e di essere orgogliosi di aver fatto “qualcosa per loro”. “Non eravamo qua per una battaglia di testimonianza”, ha concluso.

Ora è gara di sportività. Reggi: “Non vogliamo una corrente”. Moretti: “Ora convergenze”
E ora diventa quasi una gara di sportività. Da una parte Roberto Reggi, coordinatore della campagna delle primarie del sindaco di Firenze: “Non vogliamo creare una corrente nuova”. “Abbiamo portato al voto più di un milione di persone coinvolgendole in una entusiasmante avventura. Siamo a disposizione per mantenere alto questo entusiasmo, questa proposta. Bersani può usarla oppure no. E’ lui il segretario” ha aggiunto Reggi. “Mettendosi in gioco Bersani ha dimostrato di essere lungimirante politicamente e di volersela giocare viso a viso con i cittadini”. “Con il 3% dell’apparato ufficiale del partito e i parlamentari del Pd con noi – ha sottolineato l’ex sindaco di Piacenza – siamo riusciti a portare al voto più di un milione di cittadini”. “Abbiamo giocato a testa alta tutta la partita fino alla fine”, ha concluso.

Dall’altra la portavoce di Bersani Alessandra Moretti: “Ci saranno forti convergenze anche con Matteo Renzi”. E poi ancora l’europarlamentare e la candidata alla presidenza del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani: “Tra i cittadini la voglia di far sentire la propria voce è sempre fortissima: l’affluenza massiccia anche al ballottaggio è una conferma definitiva che non deve finire già domani nel dimenticatoio. Ora bisogna trarre il meglio da questa esperienza e continuare così serriamo uniti le nostre file e rilanciamo il dialogo anche con chi è rimasto ai margini delle primarie”. “E ora dopo questa grande prova, a dimostrazione che c’è una politica seria, tutti insieme con Bersani a vincere le prossime elezioni” taglia corto la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro.

E dal Psi (uno dei tre partiti che formano la coalizione) il segretario Riccardo Nencini segna la strada: “Ora che la coalizione ha un leader condiviso dobbiamo parlare con una sola lingua agli italiani. Dobbiamo partire da un programma condiviso e definire una coalizione che vada sempre più verso il centro, guardare ai cattolici e ai socialdemocratici e proiettarci verso l’Europa”.

D’Alema: “Renzi? Un grande successo, ma costruito da tutti i media contro di noi”
“Renzi ha avuto un grande successo, se non fosse stato costruito da uno schieramento pressoché unanime di tutti i media contro di noi”. Così Massimo D’Alema intervistato da Enrico Mentana nello speciale TgLa7 dedicato al ballottaggio, sottolineando che “l’idea che Renzi potesse vincere era infondata già dai risultati del primo turno”. E ha concluso: “Il problema è che Renzi era il candidato di tutti contro di noi e questo non lo ha favorito, perché il nostro popolo questo l’ha capito”.

“La parola rottamazione – ha continuato l’ex presidente del Consiglio – è una parola d’ordine sbagliato, noi dobbiamo cambiare, noi abbiamo cambiato e questa è stata la forza di Bersani”. D’Alema ha aggiunto che ha “trovato sbagliato e controproducente il modo in cui questa questione è stata posta e alla fine Renzi ha pagato qualche prezzo, non ne è stato avvantaggiato. Abbiamo un gruppo dirigente più giovane e questo si rifletterà anche nella composizione del gruppo parlamentare, ma questo non può significare la liquidazione delle maggiori personalità della sinistra che in modo diverso continueranno a dare il loro contributo”, precisando che per quanto lo riguarda “non candidarsi e non entrare in Parlamento non significa rinunciare a fare politica”.

Prodi: “Renzi, sbagliato polemizzare: gli elettori del centrosinistra si sentono una famiglia”
Il vincitore delle prime primarie (2005) e unico a battere il centrodestra, Romano Prodi è soddisfatto: “Gli elettori del centrosinistra hanno votato in grande numero, volentieri e serenamente: forse per questo motivo Renzi, che aveva fatto una campagna innovativa ed intelligente non ha avuto lo stesso successo, le polemiche di questa settimana non gli hanno giovato perché gli elettori del centrosinistra vogliono sentirsi membri di una famiglia”.

Pier Luigi Bersani “è molto più forte oggi di ieri – aggiunge – certamente abbastanza forte per mettere in atto i cambiamenti necessari”. I risultati delle primarie, secondo il Professore, “dimostrano che Bersani ha saputo meglio interpretare i problemi e le difficoltà in cui oggi è l’Italia: dovrà cogliere il messaggio di novità di queste primarie per operare il necessario rinnovamento di cui il Pd e il paese hanno bisogno”. ”Gli unici sconfitti in queste primarie sono coloro che non volevano le primarie” conclude. La consultazione degli elettori ha costituito, secondo Prodi “un grande contributo al riavvicinamento fra i cittadini e la politica”.

Vendola: “Grande fatto di democrazia che ha avuto un’uscita a sinistra”
Di certo è soddisfatta la sinistra della coalizione. “Il grande fatto di democrazia, un’onda che ha avuto spinta nell’uscita a sinistra dalla seconda repubblica, dal berlusconismo – dichiara Nichi Vendola, il terzo classificato del primo turno delle primarie – Ci sono state molte domande di innovazione ma alla fine il segno prevalente dell’onda riformatrice va nel segno di un cambio radicale dell’agenda di governo, dell’equità sociale”. I voti di Vendola hanno aiutato non poco Bersani, dopo un primo sguardo ai risultati, a spuntarla (il segretario ha vinto ovunque tranne che in Toscana). Per questo il leader di Sinistra Ecologia e Libertà non vuole sentire parlare di ticket Bersani-Renzi: “E’ un male discutere in questa maniera. Bersani da questo momento è il candidato premier del centrosinistra, per trasformare il centrosinistra in una grande alleanza a partire dai giovani”. 

Chi ha appoggiato Vendola è stato il segretario dei Comunisti Italiani Oliviero Diliberto, che aveva anche detto che in caso di sconfitta del presidente della Puglia avrebbe sostenuto Bersani (perché contro il “liberista” Renzi): “Si è affermata l’idea di un centrosinistra aperto, che tiene in considerazione le ragioni del lavoro e dei più deboli, che ha nella sinistra una componente importante. Adesso, con Bersani, dobbiamo prepararci per la sfida più difficile, quella delle elezioni politiche. La destra oggi sembra non essere in campo, ma in qualche si riorganizzeranno e vincere non sarà semplice”. Non è d’accordo l’ex alleato della Federazione della Sinistra, Paolo Ferrero: “La partita è stata tutta nel Pd, tra partito democratico e sinistra la sinistra perde – dice il segretario di Rifondazione Comunista – E’ successo che ha perso Vendola. Il risultato finale era abbastanza scontato”.