Dopo l’approvazione del ddl Stabilità alla Camera, il provvedimento passa a 40,2 miliardi, nel triennio 2013-2015. E’ quanto emerge dalle tabelle sulle coperture degli oneri di natura corrente che accompagnano il provvedimento depositato al Senato dopo l’ok di Montecitorio giovedì 22 novembre. Il ddl approdato alla Camera prevedeva interventi per 31,3 miliardi, quindi con le modifiche approvate sale di 8,9 miliardi.

Il governo aveva incassato l’approvazione della legge di stabilità da parte della Camera giovedì scorso, “rovinando” però una buona giornata a causa di un errore tecnico che ha fatto slittare a lunedì 26 novembre il sì alla Legge di bilancio, e che per due ore aveva fatto sospettare ai deputati che l’esecutivo avesse ”nascosto” 2 miliardi del budget.

La mattina di giovedì si era aperta con un paio di scivoloni del governo a Montecitorio, dove era stato battuto su due ordini del giorno. Tra essi uno del Pd che chiedeva di sottoporre alla Tobin tax tutti i prodotti finanziari, compresi i derivati. Poi, il governo, dopo la fiducia ottenuta mercoledì 21, ha incassato anche l’approvazione del provvedimento (372 si’, 73 contrari, 16 astenuti) che ora passa al Senato. Qui ci saranno diverse questioni da affrontare, a partire dai tagli a Regioni e Comuni che oggi hanno alzato il tono: le prime hanno minacciato ”iniziative forti” e i secondi dimissioni in massa, se a Palazzo Madama non saranno rivisti i tagli. Per altro le richieste sono sostenute tanto dal Pdl che dal Pd.

Subito dopo il voto, il governo ha portato alla Camera la cosiddetta “Nota di aggiornamento al Bilancio 2013” che serve a incamerare gli effetti della legge di stabilità nel Bilancio. Ma era emersa la non corrispondenza di una tabella dei due documenti, che invece avrebbe dovuto essere sovrapponibile. Per oltre due ore si è sospettato che il governo avesse ”nascosto” due miliardi alla Camera durante l’esame della legge di stabilità. Poi però l’esecutivo ha chiarito che le medesime somme avevano avuto una classificazione contabile diversa nella tabella della Camera e in quella predisposta dalla Ragioneria generale dello Stato e portata dal governo in Parlamento. Sta di fatto che dopo una serie di slittamenti del voto sulla Nota e sulla Legge di bilancio, il vicecapogruppo del Pdl, Simone Baldelli, aveva respinto l’accusa: ”Il pasticcio lo ha fatto il governo, non gettate la croce su di noi”. Alla capigruppo tutti i partiti hanno preteso che il governo si scusasse solennemente, cosa fatta dal ministro Giarda in aula, al momento di annunciare il rinvio: ”C’è stata una riclassificazione mera di una voce di bilancio ma non c’è stato nessun intervento sostanziale. Come autore di questi errori chiedo scusa al Parlamento”.