Nel Lazio si deve andare al voto al più presto. Entro 5 giorni la presidente dimissionaria della Regione Lazio Renata Polverini dovrà indire le elezioni regionali. A deciderlo, ancora una volta, è stato un giudice. Stavolta è il Consiglio di Stato, che ha respinto il ricorso in appello della governatrice uscente, dimissionaria da due mesi, confermando così la sentenza del Tar di novembre. E la data a cui oggi si guarda, tenuto conto dei 45 giorni obbligatori di campagna elettorale, è la fine di gennaio, ragionevolmente il 27.

Si allontana così l’ipotesi dell’election day il 10 marzo con Lombardia e Molise auspicata dal Quirinale. I giudici della V sezione presieduti da Stefano Baccarini hanno confermato la sentenza con la quale il Tar il 12 novembre le impose di indire entro cinque giorni le elezioni, indicando il ministro dell’ Interno a provvedervi in caso d’inadempimento. Il Consiglio di Stato ha deciso di confermare il Tar “nella parte in cui – si legge nella sentenza – si è accertato l’obbligo del presidente dimissionario di provvedere all’immediata indizione delle elezioni in modo da assicurare lo svolgimento entro il più breve termine tecnicamente compatibile con gli adempimenti procedimentali previsti dalla normativa”.

Non solo, oltre a dire no anche alle obiezioni “economiche” relative all’election day, il Consiglio di Stato non ha reputato meritevole di condivisione l’appello proposto da Polverini secondo il quale l’espressione “indizione delle nuove elezioni entro tre mesi” dallo scioglimento del Consiglio regionale “andrebbe intesa nel senso che le elezioni possano essere semplicemente convocate entro tale lasso di tempo senza che sia necessario il loro svolgimento”. Palazzo Spada ha ritenuto infatti corretta la tesi del Tar, sostenendo che la norma “si prefigge l’obiettivo di assicurare una tempestiva ricostituzione degli organi di governo regionale”.

Ora: i 90 giorni dallo scioglimento del Consiglio scadono il 28 dicembre. I 45 giorni più 5 che torna a imporre oggi la magistratura scavallano questa data, andando a ricadere alla metà di gennaio. Il 20 sarebbe già possibile, ma sia per consentire una campagna elettorale non tutta coincidente col periodo delle festività, sia soprattutto per permettere la formazione delle liste, si guarda più facilmente al 27 di gennaio. Esulta l’avvocato Gianluigi Pellegrino, che per primo si rivolse al Tar a nome del Movimento Difesa del Cittadino: “E’ sconfitta la protervia del potere; se non si vota a gennaio sarà un reato”. Ma per la controparte, l’avvocato della Regione Federico Tedeschini, la sentenza “apre alla più totale incertezza”.

Ma in questo momento il centrosinistra canta vittoria. “E’ una buona notizia per tutti quelli che ritenevano una stravaganza il fatto che la Regione chiudesse per 8-9 mesi – ha commentato il candidato alla Regione del Pd Nicola Zingaretti – Ora ci aspettiamo coerenza”. “Questa sentenza – ha affermato poi il segretario regionale Enrico Gasbarra – permetterà alla Regione di voltare pagina e di essere accanto ai bisogni dei cittadini”. L’avvocato che difende via Cristoforo Colombo ricorda però che “giuridicamente ora la Regione ha due strumenti, il ricorso in Cassazione o il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato di fronte alla Corte costituzionale. Se la sentenza fosse impugnata in Cassazione e la Suprema Corte accogliesse la tesi del difetto di giurisdizione – ha spiegato il legale – avremmo il paradosso di elezioni che si sono tenute e poi vengono annullate”. Negli uffici di Renata Polverini i tecnici sono al lavoro, e si considerano in queste ore tutte le ipotesi. L’unica bocca “politica” che parla però, e non è un caso, è il leader de La Destra Francesco Storace: “Più si avvicinano le Regionali, più importante si fa la nostra manifestazione del 9 dicembre”. Per il Pdl del Lazio, ancora oggi incerto su tutto – dalla candidatura, alle primarie, alle mosse di Berlusconi – questo del Consiglio di Stato potrebbe essere davvero un colpo micidiale.