Ancora lui. Silvio Berlusconi torna, anzi no, anzi sì, anzi forse. L’ex presidente del Consiglio rispondendo ad una domanda dei giornalisti che lo stavano aspettando a Milanello ha cambiato versione su una sua eventuale nuova candidatura: “Vediamo, ci sto pensando”, ha risposto. Il Cavaliere è arrivato al campo di allenamento per pranzare con l’allenatore del Milan, Massimiliano Allegri e l’ad della squadra, Adriano Galliani, per poi assistere alla seduta di preparazione della squadra. “Le primarie hanno senso solo se non si candida il presidente Berlusconi, se il presidente Berlusconi si candida occorre ripensare tutto” fa poi sapere il segretario del Pdl Angelino Alfano. Le primarie “le abbiamo immaginate come un motivo di rilancio del Popolo della libertà, pensando e sperando che fosse una gara delle idee attraverso la quale recuperare la fiducia di tanti elettori che ci avevano votato. Le dichiarazioni di oggi del presidente Berlusconi pongono sotto una nuova luce le elezioni primarie. Se lui davvero dovesse tornare in campo come ha annunciato, mi chiedo il significato di queste primarie e quindi la mia valutazione resta coerente con quello che ho sempre detto”.

Tutta colpa di Casini. “Il Pdl – ha proseguito Berlusconi –  ha subito una decadenza di immagine e risultati, anche per il semplice motivo che io non ci sono stato”. L’ex premier ha poi aggiunto che lui si è tirato indietro “una volta da segretario Pdl, un’altra volta dal Governo e un’altra volta addirittura da candidato alla presidenza del Consiglio”, e ha poi ribadito che il suo “tirarsi indietro” è stato dovuto al fatto che il signor “Casini aveva detto che se Berlusconi non c’è io posso essere parte della coalizione dei moderati del centrodestra. Il signor Casini manca di parola e non ha fatto una piega”. Berlusconi ha poi aggiunto che questa “situazione la stiamo ripensando e vediamo se non è il caso, dato che credo di capire più di qualsiasi altro in Italia quello che c’è stato e che si deve fare”. Nei giorni scorsi Casini era stato più volte invocato invano dal Cavaliere. 

Cambiare la Costituzione. Fallito l’approccio per portare il bacino di moderati dell’Udc verso il Pdl, Berlusconi riscende in campo. La valutazione è quella di sempre: se “utilizzare” la sua esperienza in maniera concreta” in politica. “Nessuno dei partiti che adesso vanno in tv potrà realizzare il proprio programma se non si cambia l’architettura istituzionale del Paese – ha spiegato – e la Costituzione si può cambiare solo se c’è un partito con la maggioranza assoluta”.

Maroni, unico candidato per la Lombardia. Il Cavaliere non esclude una candidatura unica per la Regione Lombardia tra Pdl e Lega e non esclude che questo candidato possa essere il segretario federale del Carroccio Roberto Maroni. “Spero che si arrivi a una candidatura comune magari lo stesso Maroni”. Con l’ex ministro dell’Interno si sono visti giovedì e alla domanda se sosterrebbe questa candidatura alla presidenza della Lombardia l’ex premier ha risposto: “Vediamo, stiamo lavorando insieme, vogliamo assolutamente continuare l’alleanza con la Lega e quindi stiamo esaminando le possibilità che ci sono”. 

Un mese sull’altalena: “Mi ritiro, anzi no”. Dentro o fuori. Sono settimane che il leader del Pdl annuncia il ritiro e poi fa trapelare che ci ha ripensato. Il 24 ottobre, sondaggi negativi alla mano e pressioni interne, lo avevano spinto a lasciare. L’annuncio era arrivato con una nota in cui l’ex primo ministro scriveva: “Passo indietro per amore dell’Italia, come nel ’94 quando scesi in campo. Rimango a fianco dei più giovani che debbono giocare e fare gol”. Contestualmente era arrivato l’annuncio del primarie del centrodestra per il 16 dicembre. Condannato, due giorni dopo, a quattro anni per frode fiscale nel processo Mediaset, il presidente del Pdl il 27 ottobre aveva fatto sapere di essere costretto a rimanere in campo. A questo punto a poco più di 20 giorni le primarie sembrano del tutto sabotate. Già l’8 novembre il Cavaliere ci aveva provato a mandare all’aria il confronto tra i molti candidati alla premiership, scatenando la piccata reazione del segretario Angelino Alfano: “Non siamo barzellettieri”. E proprio ieri il Guardasigilli aveva fatto sapere che si sarebbe messo a confronto con candidati indagati. Una presa di posizione che mister B. non ha voluto commentare: “Questa è una cosa che bisogna commentare con calma non si può farlo qua in piedi”. Alle dichiarazioni dell’ex ministro della Giustizia si era aggiunta Giorgia Meloni che però oggi specifica: La regola sugli indagati alle primarie ancora non c’è, deve essere stabilita. Tant’è che io ho chiesto se questo principio vale anche per le politiche. Ma credo anche che Berlusconi vada tirato fuori da questa vicenda, perché lui ha avuto una vicenda particolare con la magistratura”.