Giancarlo Galan, ex governatore del Veneto, inizia “ad avere qualche dubbio sulla bontà dello strumento” e la candidata Michaela Biancofiore, pur concordando con il segretario, si stupisce che soltanto ora si accorga che esistono candidati indagati. E “disgustato” anche Vittorio Sgarbiperaltro già condannato per truffa, che ritira la sua candidatura dalle primarie del Pdl, perchè – spiega – Angelino Alfano “stabilisce condizioni che precluderebbero la competizione al fondatore del suo partito, Silvio Berlusconi, indagato e condannato” ed “esibisce una questione morale avendo come compagni di partito numerosi inquisiti, rinviati a giudizio e condannati”. Eppure è proprio così: Angelino Alfano, dopo avere fissato la data delle primarie per il prossimo 16 dicembre, ha detto ai microfoni del Tg2 che “se ci saranno indagati candidati a queste primarie non mi candiderò, se ci sono loro non ci sono io”. E con la candidata Giorgia Meloni che si allinea al segretario, le consultazioni di centrodestra assumono le sembianze di un flop annunciato o, in alternativa, di una gara inconsistente. Chi non è indagato, infatti, si schiera col segretario e annuncia di essere disposto a un passo indietro.

Infatti non c’è solo il “padre nobile” del partito, proprio lui, Silvio Berlusconi che, anche se non si candiderà alle primarie, è stato recentemente condannato a 4 anni. Tra i nomi proposti alle consultazioni c’è anche Giampiero Samorì che è indagato per accesso abusivo a dati informatici secondo cui “bisogna chiedere scusa a Berlusconi per la dichiarazione di Alfano. Essere indagati non significa niente” e ” questo è un attacco a Berlusconi, un’affermazione di una gravità enorme”. E pure il giovanissimo Alessandro Proto, indagato per aggiotaggio e truffa che a fronte delle parole del segretario non ha dubbi. Chi intende boicottare la sua candidatura “proviene direttamente dai vertici del Pdl” che considera “ormai è un partito alla deriva”. Per questo, afferma, “sarà un mio impegno futuro riportarlo a livelli per lo meno decenti”. Insomma, una partita che si consumerà nei tempi stabiliti. E per quanto riguarda la Campania, proprio Nitto Palma aveva aperto le porte a chi è sotto inchiesta: “Nessun ostacolo alla candidatura”.  Alfano, intanto, pressato dagli ex colonnelli di via della Scrofa, avrebbe proposto al Cavaliere, sempre più scettico verso le primarie e orientato a una nuova lista, di anticipare il voto per evitare strappi e altre polemiche. L’ipotesi di un altro soggetto è confermata anche da Biancofiore, fedelissima dell’ex premier: “Berlusconi sta ragionando su tempi e modi”, ha detto e parlando delle primarie ha aggiunto che “se lui me lo chiede sono pronta a rinunciare al confronto”. Samorì, inoltre, ha aggiunto: “Ha ragione Berlusconi, io parteciperò solo se Berlusconi rimane nel Pdl”. Secondo l’imprenditore modenese, “il Pdl non sta dando una prova positiva e credo che gli elettori non sono molto in sintonia. Se la classe dirigente avesse rimesso le cariche nelle meni di Berlusconi dopo le sconfitte sarebbe stato meglio. Comandano gli ex An, il partito è nelle mani di La Russa, Gasparri e Lupi solo che queste persone non hanno riscontro elettorale nel Paese”.

Intanto, all’interno del Pdl, la situazione è logorata dal tentennamento di Berlusconi, che non decide nè di strappare col partito nè di esprimere le sue reali intenzioni sulla creazione di quella che viene definita ‘Forza Italia 2.0′, a cui sta lavorando. Secondo Diego Volpe Pasini, guru dell’ex premier, attorno al nuovo soggetto “si stringeranno una miriade di attivisti e molti alleati vecchi e nuovi dell’area moderata e un candidato premier capace, nuovo, leale, determinato ed ora anche noto al grande pubblico. C’è già e Berlusconi lo conosce da qualche mese”. In più il Cavaliere, da sempre garantista, non condivide l’intenzione di escludere gli indagati alle primarie, elemento sul quale Alfano punta per accreditarsi come unico referente del Pdl. E alle sue parole è seguito l’endorsement di Meloni. All’ aut aut agli indagati si sommano le casse vuote del partito, come ha confermato il tesoriere uscente Vito Crimi, e per le primarie bisogna quindi attingere dai fondi di via della Scrofa, ovvero dagli ex An. Inoltre, ha riferito l’ex segretario, “Berlusconi ha appena firmato la nomina del comitato dei garanti” presieduta da Lamberto Dini, primo ‘traditore’ del Cavaliere nel 1995, che nei giorni scorsi, al termine dell’ufficio di presidenza, aveva annunciato: “Sulle primarie aspettatevi sorprese. Come mi si attribuisce la capacità di estrarre conigli dal cilindro, penso che stavolta sarò capace di estrarre un dinosauro. Andrò alle convention delle primarie anche per spiegare agli italiani cosa votare. I cittadini devono imparare a votare”. E oggi, mettendosi di profilo davanti ai giornalisti e indicando la propria silhouette alleggerita rispetto ai mesi scorsi, ha detto: “I dinosauri sono molto magri?”. Lasciando quindi intendere di essere il soggetto del suo prossimo movimento politico.

Alfano giustifica il veto agli indagati perché “si tratta  di aprire una fase nuova per il nostro Paese ed io non sono disponibile a gareggiare in un contesto che non è quello giusto per aprire una fase nuova”. Un obiettivo su cui si trova d’accordo l’ex ministro Mara Carfagna convinta che con le consultazioni “il l Pdl può tornare ad essere il partito degli onesti e delle persone pulite, al di sopra di ogni sospetto. E’ questo che ci ha chiesto Silvio Berlusconi”. Inoltre rappresentano “un passaggio irrinunciabile di quel percorso verso la pulizia del partito che ci chiedono a gran voce i nostri elettori e del quale tutti noi dirigenti del Pdl sentiamo l’esigenza da tempo”. Concorda con Alfano anche Iole Santelli che però, puntualizza: “Noi abbiamo sempre difeso e continueremo a difendere chi come Berlusconi è vittima politica dello sciacallaggio giudiziario ma non chi si rifugia nella politica per giustificare le proprie ruberie”. Per la deputata Pdl Beatrice Lorenzin le parole di Alfano “segnano il percorso delle primarie: verso il governo del paese con un partito rifondato” e il Presidente della Camera Gianfranco Fini, pur non essendo restrittivo come il segretario Pdl, propone “un patto tra forze politiche e elettori: per una questione di opportunità non candidare persone condannate in primo grado”.