Era considerato uno dei boss emergenti, protagonista, tra gli altri giovanissimi criminali della faida di Scampia che ha lasciato sull’asfalto di Napoli una lunga striscia di sangue. Mariano Abete (il primo da sinistra nella foto, ndr), 21 anni, è stato arrestato. Il latitante è stato catturato dai carabinieri del nucleo operativo Stella e dalla stazione quartiere 167. Era nell’appartamento della madre. Abete è il secondo latitante catturato, dopo Rosario Guarino, detto Joe Banana, preso dalla polizia nei giorni scorsi.

Come ogni boss che si rispetti gli investigatori hanno scovato Abete, alle 5.30, nella sua Scampia. E’ stato catturato nel corso di un servizio effettuato dai militari che, insieme a pattuglie dei battaglioni Campania e Sicilia, stavano effettuando un servizio straordinario di controllo dell’area. Il 21enne era ricercato e su di lui pendeva una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari di Napoli per associazione a delinquere mafiosa finalizzata allo spaccio di stupefacenti. Era in un nascondiglio ricavato tra due pareti, al quale si accedeva tramite una terza parete mobile con apertura azionata a telecomando.

Nelle settimane scorso era stato il capo della polizia Antonio Manganelli a chiedere con l’Arma di rafforzare il controllo del territorio e mettere in piedi un dispositivo di contrasto. L’11 settembre scorso il procuratore aggiunto di Napoli Sandro Pennasilico aveva lanciato il suo grido d’allarme. L’assassinio di Pasquale Romano, vittima innocente della camorra – trucidato il 15 ottobre sera a Napoli in un agguato durante il quale sono stati esplosi 14 colpi di pistola – per quanto inutile nelle dinamiche di riequilibrio tra le forze criminali in lotta, ha sicuramente dato un importante impulso alle strategie di contrasto alla camorra. Un cambio di passo che, a Napoli, si era concretizzato con la decisione congiunta di Comando provinciale dei Carabinieri e Questura di diffondere le foto di cinque latitanti ”eccellenti”. Elementi che, secondo gli investigatori, hanno un ruolo di rilievo nella faida di Scampia tra ”scissionisti” e ”girati” di via Vanella Grassi. Il ”wanted” era stato emesso per Marco Di Lauro, 32 anni, figlio di Paolo, soprannominato ”Ciruzzo o’ milionario” e fratello di Cosimo; Mariano Abete, 21 anni, figlio di Arcangelo Abete, detenuto e capo dell’omonima famiglia degli ”Scissionisti”; Mario Riccio, 21 anni; genero del superboss scissionista Cesare Pagano; Rosario Guarino, 29 anni, ritenuto dagli investigatori il numero due del gruppo dei ”girati” (già arrestato) e Antonio Mennetta, 27 anni, secondo gli inquirenti capo dei ”girati”, arrestato lo scorso 22 luglio e scarcerato qualche giorno dopo. Boss poco più ventenni che utilizzano ragazzi minorenni per fare le vedette contro le pattuglie e le gazzelle.

Le foto – con l’invito ai cittadini di fornire informazioni chiamando 112 e 113 – erano state subito distribuite alla stampa ma, soprattutto, a ”gazzelle” e ”pantere” delle forze dell’ordine che da mesi pattugliano, nell’ambito dell’operazione ”alto impatto”, le famigerate zone ”sensibili” della città come Scampia, Secondigliano, Miano e i paesi limitrofi dell’hinterland, come Melito. La faida di Scampia ha già provocato una decina di morti in entrambe le fila, ma soprattutto la morte di un innocente che il ministro Cancellieri ha chiesto di punire facendo tutto il necessario per assicurare i responsabili alla giustizia. Uno degli ultimi omicidi ha registrato la morte di Raffaele Abete, 42 anni, capo dell’omonimo clan attualmente in carcere.