E’ stato rimandato alla settimana prossima. Il ddl diffamazione verrà esaminato a Palazzo Madama martedì. Intorno al testo sono riesplose le polemiche dopo che ieri è stata approvata una norma che ha reinserito il carcere come pena per i giornalisti condannati.

Ma se davvero il provvedimento arriverà in aula martedì Anna Finocchiaro, presidente dei senatori Pd, ha già annunciato che il gruppo presenterà una questione di sospensiva, ritenendo che “non vi siano le condizioni politiche per portare avanti il provvedimento”. Secondo la Finocchiaro il testo “è stato gestito in modo a dir poco superficiale e con un’accelerazione dei lavori che non ha consentito di fare le cose per bene”.

E’ d’accordo con lei il responsabile Giustizia dell’Idv, Luigi Li Gotti, che osserva: “Ormai la contingenza che aveva determinato questo ddl non c’è più visto che non hanno tolto il carcere per i cronisti. Infatti per il caso Sallusti non avrebbe più nessuna incidenza”.

Ma il Popolo delle libertà non è dello stesso avviso. Maurizio Gasparri, presidente dei senatori Pdl, ha detto che con il vice capogruppo Gaetano Quagliariello presenterà un emendamento per impedire che, ferma restando la sanzione pecuniaria, il direttore “responsabile” di un giornale (come nel caso di Alessandro Sallusti) finisca in carcere per un articolo che non ha scritto. Gasparri interviene anche sul caso specifico del direttore de Il Giornale : “Vorremmo che si votasse sul principio del carcere, anche riguardo a questo caso specifico perchè anche l’aspetto della tutela del direttore Sallusti si deve porre. Io sostengono un principio, indipendentemente dai rapporti o dalla stima personale”. La proposta del senatore Pdl è che vada distinta la posizione “di chi scrive e di chi non lo fa”.

Contraria alla misura carceraria anche Paola Severino. Il ministro della Giustizia auspica che “il dibattito parlamentare possa riprendere e che porti a un consolidamento della linea dell’esclusione del carcere e un miglioramento delle misure a garanzia da una parte del diritto-dovere di informare e dall’altra del diritto di riparazione, come la rettifica”. “Continuo a dire che un ruolo centrale dovrebbe averlo la rettifica, una misura che se fosse ben impostata all’interno del provvedimento normativo, potrebbe anche valere come estinzione della procedibilità. Speriamo che questo aspetto si possa sviluppare”. Il ministro ha specificato che “su questo tema la parola spetta al dibattito parlamentare. Il Parlamento ha espresso questo risultato con il voto di ieri sera”, che ha approvato un emendamento favorevole al carcere per i giornalisti che diffamano, “e ora bisognerà vedere se prosegue o decide di accantonare il testo”.

Sull’argomento è intervenuto anche il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks. ”Sto seguendo il dibattito incorso al Senato con grande preoccupazione” ha detto Muiznieks, ricordando che all’inizio del dibattimento la speranza era che la nuova legge depenalizzasse la diffamazione “portando l’Italia in linea con gli standard del Consiglio d’Europa”. Secondo questi standard, ha ribadito il commissario, i giornalisti “non devono andare in carcere per le notizie date, e la diffamazione dovrebbe essere sanzionata solo attraverso misure proporzionate previste nel codice civile”. “Ora sembra che la nuova legge mantenga in vigore la possibilità della prigione per i giornalisti: si tratta di un grave passo indietro per l’Italia, un messaggio negativo ad altri paesi europei in cui la libertà dei media è seriamente minacciata”.