Appalti alle aziende di parenti e amici, assunzioni poco trasparenti, gestione opaca del patrimonio immobiliare e peculato. Queste e altre ancora le pesanti accuse contenute nella documentazione consegnata lo scorso 25 ottobre al nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Verona dall’avvocato Michele Croce, presidente di Agec (l’Azienda gestione edifici comunali) fino al 6 novembre scorso, quando è stato revocato dal sindaco Flavio Tosi. La revoca è arrivata a seguito di un presunto scandalo relativo al costoso maquillage dell’ufficio di presidenza voluto da Croce. Le ragioni della defenestrazione, secondo l’avvocato, sarebbero invece da cercare nella volontà di fare luce sulle attività dell’Agec. Una “pulizia” iniziata in agosto e di cui sarebbe sempre stato tenuto al corrente anche Tosi che, per pronta risposta, ha smentito di aver mai saputo “di situazioni irregolari nella gestione dell’Agec”, accusando l’ex presidente di essersi accorto delle “presunte irregolarità solo dopo che sono diventati di pubblico dominio gli ingenti costi dei lavori nel suo ufficio”. Uno scambio di accuse destinato a vivere un nuovo capitolo fin da domani, quando Croce ha annunciato una conferenza stampa per dimostrare la veridicità delle proprie affermazioni.

Chi è Croce
Michele Croce, classe 73, si è avvicinato alla politica tramite il centro cultuale di destra “L’officina” al fianco del quattro volte senatore Paolo Danieli (ex Msi, ex An). Nel 2012 ha ceduto alle lusinghe di chi lo voleva con sé ed è stato eletto nella lista “Civica per Verona, Tosi sindaco”. Come premio per l’ottimo risultato elettorale Tosi ha proposto all’avvocato Croce la presidenza di una delle società della galassia comunale. La scelta è caduta proprio sull’Agec che, con decine di dipendenti, gestisce un vastissimo spettro di servizi e attività. Non solo si occupa degli edifici comunali, ma anche di servizi cimiteriali, farmacie, refezione scolastica, mense, servizi tecnici d’ingegneria, eventi e mostre. Il complesso delle attività porta ad un bilancio ragguardevole, che si aggira attorno ai 70 milioni di euro l’anno. 

Croce respinge le accuse
L’ex presidente di Agec si dimostra sicuro di sé, respingendo “con profondo sdegno” la notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati, diffusa giovedì dalle pagine veronesi del Corriere della Sera: “Stavolta – ha commentato – l’architetto di questa vicenda ha commesso un errore progettuale che finirà per fargli franare il castello addosso”. Croce nei prossimi giorni verrà invece sentito come persona informata sui fatti in relazione alle accuse che ha circostanziato nell’esposto alle fiamme gialle. Quasi 300 pagine tra documenti, tabelle, dati, numeri e memorie che l’avvocato ha raccolto e organizzato nei suoi quattro mesi scarsi di presidenza.

Le anomalie nel sistema degli appalti
Secondo le accuse contenute nelle carte consegnate ai finanzieri ci sarebbero una serie di anomalie nel sistema degli appalti ad affidamento diretto. I nomi di alcune aziende ricorrono per decine di volte, fino a sommare importi considerevoli. Così in cinque anni la Termosanitaria Pasinato ha eseguito lavori per 734.370 euro, nello stesso periodo la Bernabé e Ballarin impresa edile ha eseguito invece lavori per 1.525.781 euro, la Tomellini per 1.040.424 euro, la Quaglia per 1.098.627 euro, la Delta Color per 253.936 euro, la Mc Pavimenti per 486.765 euro. Il ruolo di queste imprese andrebbe oltre quello di appaltatori abituali della Agec, ma avrebbero lavorato anche nella ristrutturazione degli immobili di proprietà di dirigenti e dipendenti dell’azienda speciale. Nelle carte prodotte dall’ex presidente si parla anche di altre aziende, a proposito della Electric Group (18.096 euro in 5 anni) si dice che: “Il socio accomandatario della stessa, Massimo Dal Santo, è sposato con l’ingegner Giorgia Cona, responsabile dell’ufficio controllo di gestione e qualità in Agec”. E, ancora, sulla ditta Intercomp Spa (261.790 euro in cinque anni): “preciso che presso la stessa ditta appaltatrice risultava lavorare il perito industriale Giovanni Bianchi, oggi a capo della sezione informatica in Agec”.

L’avvocato Michele Croce ha anche presentato una relazione sulla redditività dei circa 150 immobili di pregio gestiti da Agec. Appartamenti in centro città che vengono affittati a libero mercato, assegnati mediante una “gara informale” spesso a canoni inferiori del 30% rispetto al reale valore di mercato. Con casi limite come quello dell’appartamento da 155 metri quadri in corso Porta Nuova (a due passi dall’Arena) a 675 euro mensili o quello da 75 metri quadrati nella centralissima piazza delle Erbe a 521 euro mensili. Canoni che cozzano con l’obiettivo della massima redditività fissato dal regolamento aziendale.

L’ombra del peculato
Infine, come si legge nell’esposto alla Guardia di Finanza, c’è anche l’ombra del peculato sull’utilizzo improprio dei beni aziendali. Un immobile commerciale dell’Agec in via Trezza 28 risulta essere locato all’Immobiliare Pegaso Srl, con relativo divieto di sublocazione. In questa palazzina sono presenti tuttavia diversi professionisti, tra i quali, come si legge nell’esposto: “risulta prestare la propria attività professionale il vice presidente di Agec, Roberto Colognato”, oltre ad avervi sede “la Coop. Edile L’Ombrellone, della quale è presidente il consigliere comunale di Verona Andrea Sardelli”. Lo stesso legale dell’immobiliare Pegaso Srl, l’avvocato Giuseppe Antonucci, ha una targa con il proprio nome affissa all’ingresso dell’immobile. Ed è stato proprio lui a chiarire la posizione di Colognato in una lettera inviata a Croce nella quale spiegava che la Pegaso Srl: “ha ospitato sino al mese di giugno c.a. il geom. Colognato presso la sua sede, in maniera assolutamente gratuita ed amichevole, anche perché lo stesso ha provveduto ad applicare solamente due targhe senza mai occupare alcun locale dell’immobile”.

Di tutto questo e di molto altro ancora il sindaco della città di Verona, Tosi, dice di non esserne mai stato informato. È possibile. Ma è certo che questa vicenda incrina rischia di incrinare pericolosamente l’immagine del modello Tosi, che il segretario leghista Roberto Maroni vorrebbe imporre anche fuori dalla città scaligera, magari nella vicina Lombardia.