Paghi chi specula. Al rogo la finanza-mostro, che estrae valore dal lavoro a favore delle rendite. Tutti sono d’accordo. Anche i politici che si affrettano a firmare appelli per tassare le transazioni finanziarie e regolare i mercati e tuonano contro lo strapotere delle banche. Poi, però, quando è ora di votare c’è un fuggi fuggi generale. Alcuni cominciano ad avvertire forti mal di testa, altri cadono vittima dell’influenza di stagione, la maggior parte vota con il gregge, perché non si sa mai: le banche possono sempre tornare utili.

Si è visto anche la settimana scorsa a Bruxelles, quando i voti contrari di Sergio Cofferati, Pino Arlacchi, Leonardo Domenici, Paolo De Castro, Pier Antonio Panzeri e Gianni Pittella – solo per citarne alcuni – hanno contribuito ad affossare un emendamento (nel voto finale per la riforma della direttiva Mifid) che avrebbe permesso di introdurre forti limitazioni alla speculazione sulle materie prime agricole: caffè, cacao, frumento, granoturco, soia, zucchero, ecc..

“Il mondo deve guardare con durezza alla speculazione sui mercati finanziari e al suo potenziale impatto sulla volatilità dei prezzi alimentari”, ha dichiarato il direttore generale della FAO José Graziano da Silva pochi mesi fa. Speculare sui prodotti agricoli significa fare scommesse sulla fame, “con un impatto maggiore sulla popolazione più povera, che può spendere fino al 75% del suo reddito in cibo”.

Peccato che queste parole non siano arrivate con chiarezza fino a Bruxelles. L’emendamento blocca-speculazione, presentato dai Verdi, è stato bocciato con 320 voti contrari, 197 a favore e 11 astensioni. “La proposta non è passata per 60 voti”, ha dichiarato Sven Giegold europarlamentare tedesco dei verdi. “Dispiace molto constatare che avremmo potuto raggiungere la maggioranza se solo i socialdemocratici italiani e quelli dei paesi dell’est Europa avessero deciso di appoggiarci”. A dire il vero un paio di voci fuori dal coro ci sono state: applausi a Debora Serracchiani, Silvia Costa, Francesco De Angelis, Salvatore Caronna, Gianluca Susta, Patrizia Toia e Gianni Vattimo. Chapeau anche ai tredici europarlamentari italiani del centrodestra che hanno sostenuto l’emendamento.

Se vogliamo riformare la finanza per evitare che si ripresentino altre disastrose crisi in futuro bisogna partire anche da qui, dalle oltre venti riforme dei mercati finanziari che sono in discussione a Bruxelles e dalle decine di emendamenti che si voteranno nei prossimi mesi. Monitoriamo i nostri parlamentari europei e le loro posizioni di voto. Se al di là dei proclami anti-speculazione e anti-Cayman continueranno a fornire stampelle alla “finanza mostro”, nel 2014 saremo ancora più felici di mandarli a casa.

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