Dopo l’arresto in Lombardia dell’assessore regionale Domenico Zambetti, accusato di aver comprato voti dalla ‘ndrangheta, è toccato oggi al Piemonte fare i conti con i clan e la loro capacità di condizionare le elezioni sul proprio territorio. Secondo la procura di Torino, che questa notte ha disposto l’arresto di 22 persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi e intestazione fittizia di beni, sarebbe questa infatti la sorte toccata nel 2011 al comune di Chivasso, grosso centro alle porte del capoluogo piemontese. Nelle carte dell’operazione, cui è stato dato il nome ‘Colpo di coda’ per la sua continuità con la maxi inchiesta Minotauro, più di cinquanta pagine sono infatti dedicate alle manovre messe in atto dal sodalizio per fare eleggere i propri uomini e condizionare il risultato delle urne.

“La ‘ndrangheta ha determinato l’esito complessivo delle elezioni amministrative comunali svoltesi in Chivasso nel 2011 – scrivono i magistrati – consentendo l’elezione di un sindaco che assicurasse al sodalizio criminale non solo appalti e commesse pubbliche, ma anche di entrare “fisicamente” nella giunta e di ampliare il proprio giro di affari e di influenze nelle attività economiche”. Il riferimento è alle amministrative del 15-16 maggio 2011, da cui uscì vincitore il sindaco Gianni De Mori, esponente della società civile sostenuto da una coalizione di centro sinistra. Un accordo tra la ‘ndranghete e la coalizione vincente che sarebbe maturato lentamente, in virtù di accordi presi prima del ballottaggio, ma soprattutto dettato dal motto che viene ripetuto più volte al telefono dagli affiliati: “andiamo con chi offre di più… onestamente”. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti sono Ferdinando Cavallaro, arrestato questa notte, e Bruno Trunfio, arrestato l’anno scorso durante l’operazione Minotauro e vice segretario della locale Udc, i più attivi nelle operazioni pre elettorali.

Trunfio è figlio di Pasquale, indicato come capo locale di Chivasso e recentemente condannato con abbreviato a otto anni di reclusione. Lui, Bruno, ha scelto la via del dibattimento che è iniziato solo la scorsa settimana. Cavallaro e Trunfio decidono inizialmente di non schierarsi con i due candidati favoriti alla poltrona di sindaco, ossia Bruno Matola per il Pdl e Gianni De Mori per il Pd, ma di sostenere la lista capeggiata da Massimo Striglia, segretario provinciale dell’Udc, appoggiando la candidatura di uomini di loro fiducia, Beniamino Gallone e Gerlando Spagnolo. Nel corso di queste consultazioni Cavallaro, secondo le ricostruzioni, cerca il parere anche del consigliere regionale Pdl Roberto Tentoni che lo avrebbe sostenuto nell’idea di appoggiare la lista dell’Udc fino al ballottaggio, rimandando ad un secondo momento apparentamenti e accordi. Di questi passaggi, dicono gli intercettati, sarebbe stato informato anche il senatore Pdl Andrea Fluttero. Giunti al ballottaggio e diventati l’ago della bilancia del secondo turno, con più del 7 per cento dei voti, i sodali si presentano alle due coalizioni favorite e negoziano il loro appoggio elettorale. “Ciò che maggiormente sconcerta è la spudoratezza del comportamento degli ‘ndranghetisti”, scrivono i magistrati, ma ancor più quello degli interlocutori “il cui atteggiamento – si legge – non è mai stato di chiusura o di censura, ma di accettazione o di rifiuto per mero e diretto calcolo di interesse e di peso numerico”. Emerge piuttosto “uno sconfortante contesto di tolleranza, dove il mancato accordo non rappresentava mai una denuncia, neppure implicita, ma lasciava per il futuro aperta la porta e la prospettiva di nuovi incontri”.

Su questo Bruno Trunfio, intercettato, conferma il suo sostegno per la lista che offrirà maggiori vantaggi “noi al ballottaggio dobbiamo andare con chi ci offre più garanzie. Noi non andiamo a chiedere l’elemosina a nessuno”. Il risultato è ottenuto, De Mori vince e la sera dello scrutinio molti degli arrestati odierni si danno ai festeggiamenti con caroselli a piedi e in macchina per le vie del centro città. I voti raccolti dal sodalizio sono stati decisivi: la differenza tra i due candidati è stata infatti di sole 309 preferenze. Ma l’euforia dura poco, perché a breve distanza arrivano gli arresti dell’operazione Minotauro, che colpiscono Bruno Trunfio, il padre Pasquale e il fratello (poi assolto), e la coalizione capeggiata da De Mori cerca di prendere le distanze dalla lista di Striglia e non gli assegna l’assessorato promesso. Il 20 giugno il neo sindaco presenta la nuova giunta, ma le deleghe a bilancio e finanze, destinate a Striglia sono congelate e non assegnate. Il 31 gennaio 2012, De Mori rassegna le dimissioni. Nonostante gli arresti e l’arrivo della commissione prefettizia gli esponenti di spicco del sodalizio non rinunciano però ancora alla possibilità di influenzare le nuove elezioni del 2012.

Il sostegno questa volta sarebbe andato a Enzo Falbo, candidato nelle liste civiche “Uniti per Chivasso con Falbo” e “Esserci con Falbo”, liste in cui compare anche il fratello di Cavallaro, Vincenzo Antonio. Alle elezioni la lista Falbo prende il 6,81% dei voti, mentre la lista Udc crolla a 482 voti contro i 1156 raccolti l’anno precedente. Questa volte però al ballottaggio le liste che sostengono Falbo non si apparentano ufficialmente con alcuna coalizione e appaiono quindi fuori dai giochi. Eppure anche sull’ultima amministrazione i pm scrivono gravi parole: “Pare estranea ad un interessamento diretto dei sodali del locale di ‘ndrangheta forse più per volontà di quest’ultimo che per la presenza di consolidati ‘anticorpi legali’”.