“Un sacco di merda”. Nelle email interne i dirigenti di Bear Stearns, società finanziaria controllata da Jp Morgan, descrivevano così, con una battuta volgare ma che ha il pregio della chiarezza, i titoli legati ai cosiddetti mutui subprime venduti prima della crisi del 2008 causando perdite agli investitori per 23 miliardi di dollari. La scoperta della truffa, che potrà costare alla banca fino a 3 miliardi di dollari per il patteggiamento con le autorità di New York, è il primo traguardo della task force organizzata nel gennaio scorso da Barack Obama con il compito di incassare i risarcimenti da chi ha contribuito a scatenare la grande crisi del 2008. Una task force formata da funzionari scelti del dipartimento di Giustizia, dell’Fbi e della Securities and Exchange Commission, la Consob americana.

Jp Morgan sarà solo la prima di una lunga lista. Eric Schneiderman, procuratore dello Stato di New York e co-presidente della task force, ha dichiarato che punta a estendere i provvedimenti anche ad altri istituti, per recuperare “decine di miliardi di dollari” incassati dalle banche imbrogliando gli investitori, oltre a farsi restituire tutti i soldi rubati da Jp Morgan. “L’operazione sarà un modello per azioni future contro chi ha emesso questo tipo di titoli truffando gli investitori e sottraendo la casa a milioni di americani”, ha spiegato in un comunicato. “Dobbiamo prendere provvedimenti contro la condotta illecita e ingannevole che ha creato la bolla immobiliare, per portare giustizia agli americani”.

Ma il successo della task force che ha denunciato Jp Morgan, chiamata Residential-Mortgage Backed Securities working group, ha attirato anche delle critiche. Il gruppo di lavoro è stato messo nel mirino per essere intervenuto soltanto adesso, dieci mesi dopo la sua nomina e soltanto un mese prima delle elezioni presidenziali, con il sospetto che abbia aspettato ad agire per conquistare gli elettori grazie a un giro di vite dell’ultimo minuto sulle banche che hanno messo in ginocchio gli Stati Uniti. “Non è molto chiaro perché l’accusa è stata lanciata solo adesso”, scrive il Financial Times, “a ridosso delle elezioni e molti anni dopo che sono state avviate altre cause minori”.

Schneiderman ha fatto scattare l’azione legale contro Jp Morgan lunedì, facendo ricorso per danni contro l’istituto guidato da Jamie Dimon e accusandolo di “pratiche scorrette e frode nella vendita di titoli legati ai mutui subprime”. Bear Stearns, secondo l’accusa, ha truffato gli investitori che hanno acquistato titoli legati ai mutui fra il 2006 e il 2007, alla vigilia cioè del suo collasso e della sua acquisizione da parte di JP Morgan, sottolineando che erano investimenti sicuri. In realtà erano costruiti sui mutui che di lì a poco sarebbero diventati spazzatura perché i sottoscrittori, che li avevano ottenuti a prezzi bassissimi, non avrebbero saputo più come pagarli.

I furbetti di Bear Stearns sono stati incastrati dalle email che si scambiavano tra loro, ironizzando sulla debolezza degli investimenti offerti e sull’inganno compiuto nei confronti degli investitori. Ma non si tratta del primo caso di truffa scoperta grazie ai messaggi interni tra i dipendenti degli istituti. Henry Blodget, ora amministratore delegato del sito di notizie Business Insider, è stato cacciato dal mondo della finanza dopo aver cercato di vendere azioni di una società tecnologica che aveva definito in una email “valide come un pezzo di merda”. E alcuni dipendenti della Royal Bank of Scotland si sono fatti una risata virtuale, scambiandosi messaggi con scritto “hahahah” mentre manipolavano il tasso interbancario Libor per speculare sui mutui.