Si è forse risolto il mistero della rapida e anomala fuga dei rappresentanti della troika da Atene lo scorso venerdì, quando erano rientrati in sede ufficialmente per una pausa di riflessione. Come confermano oggi fonti della Reuters, di fondo il triumvirato che sta gestendo la malattia ellenica (con una cura che, al momento, non sta sortendo gli effetti desiderati), è attraversato da una profonda spaccatura nel merito e nel metodo delle misure adottate.

Se infatti da un lato il Fondo Monetario Internazionale preme per una ristrutturazione del debito detenuto dagli altri paesi europei, dall’altro l’Ue ritiene invece che una proroga per l’attuazione del memorandum servirebbe ad Atene per rispettare gli accordi. Bruxelles sarebbe intenzionata a una dilazione temporale anche per valutare le due situazioni a rischio contagio ellenico, ovvero Spagna e Italia e come potrebbe evolvere la relativa criticità nei due paesi. La troika, di contro, si accoda a varie voci internazionali, tra cui la stessa cancelliera tedesca oltre a media autorevoli come il Wall Street Journal, secondo cui concedere ad Atene più tempo equivalga a sborsare più euro, stimati tra i 15 e i 30 miliardi (come scrive il Sueddeutsche Zeitung).

Ufficialmente il titolare delle finanze elleniche, Yannis Stournaras, ha da tempo avanzato la richiesta di proroga di 24 mesi per varare le misure, e accompagnando tale esigenza con la stima dei finanziamenti aggiuntivi per 13 o 15 miliardi. Ma il punto critico è ormai stato già raggiunto tra gli emissari di Fmi, Ue e Bce proprio lo scorso giovedì sera, quanto al termine dell’ennesimo vertice fiume con Stournaras, sarebbero volate parole grosse.

Secondo alcuni rumors in quell’occasione i rappresentanti di Fmi e Bce avrebbero informalmente comunicato al ministro che, sulla base degli impegni assunti fino ad oggi, la parte greca non ha alcuna possibilità di sostenere il debito pubblico entro l’orizzonte annunciato del 2020. Maturando la consapevolezza che con il passare del tempo il panorama dei conti ellenici subisce un lento e inesorabile deterioramento. Anche perché, come ripetono ormai da alcune settimane fonti diplomatiche in seno all’Ue, per due anni la Grecia non ha promosso nessuna delle modifiche strutturali che sono state concordate. E quel ritardo ha solo peggiorato una cronicità già avviata.

Inoltre Clemens Fuest, futuro presidente del Centro per la ricerca economica europea (ZEW), intervistato dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung, prevede un lungo periodo di stagnazione economica nell’area dell’euro-crisi stati. Quando si cerca di ripulire le finanze dello Stato, c’è un progresso “dolorosamente lento”, dice. E in un suo report scrive che per recuperare competitività nei Paesi in crisi come Grecia, Spagna, Portogallo e Italia, prezzi e salari dovrebbero essere ridotti. Questo porterebbe ad entrate fiscali in caduta e ostacolerebbe quindi il risanamento delle finanze pubbliche. Tuttavia “i paesi creditori, in particolare Germania e Francia, dovrebbero fare di tutto per evitare il ritiro dalla zona euro”, dice il rapporto.

Altra Cassandra, l’agenzia di rating Fitch, secondo cui la sostenibilità del debito greco è ancora lontanissima dall’essere garantita, e prevede che il 2014 salirà al 180,2% del PIL dal 164,9% di quest’anno. In termini di recessione, valuta che quest’anno raggiungerà il 7%, mentre il ritorno alla crescita è atteso nel 2015.

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