“Sono qui per chiedere scusa. Dobbiamo pagare un prezzo alto se vogliamo restituire dignità alla politica e ai partiti”. Un lungo e corposo mea culpa: a “tutta la politica onestà” alle altre Regioni, alle famiglie “che fanno fatica ad arrivare a fine mese, agli operai della Fiat, alla stampa e ai media”. Ma niente dimissioni. Quello della presidente della Regione Lazio Renata Polverini, dopo lo scandalo degli abusi sui fondi del gruppo consiliare del Pdl, alla fine è stato un aut aut: “O si cambia o andiamo tutti a casa” ha detto alla Pisana. Come cambiare è l’oggetto del contendere con il Pdl, il gruppo più numeroso di quelli che la sostengono.  Taglio delle commissioni consiliari,degli assessori, delle auto blu e addio alle somme per i gruppi consiliari: questi i punti salienti del pacchetto di tagli presentato dal governatore: su questa drastica spending review, presentata nel corso dell’intervento al Consiglio regionale, la presidente ha basato la prosecuzione del suo mandato. La maggioranza alla Regione Lazio si è compattata e ha dato il via libera alla mozione: si tratta di una serie di provvedimenti che entro il 2013 prevede la riduzione delle spese dagli attuali 98 milioni di euro a 70. A favore hanno votato in 41, mentre gli astenuti sono stati 26 e tre gli assenti. 

In tutto questo, tuttavia, si registra il silenzio assoluto di due protagonisti della vicenda che da giudiziaria è diventata politica: Franco Fiorito (la cui assenza nell’aula del consiglio regionale era stata annunciata dall’avvocato Carlo Taormina), ma anche Francesco Battistoni che, pur essendo capogruppo, non ha preso la parola, ma ha lasciato intervenire la giovane Chiara Colosimo (26 anni, vicina all’ex ministro Giorgia Meloni, l’eletta più giovane alla Pisana) che ha ribadito la fiducia di tutto il Pdl alla presidente Polverini a partire da quella che ha definito “rivoluzione”, cioè i tagli del “pacchetto” proposto dalla presidente di Regione come conditio sine qua non per proseguire la legislatura. L’altro giallo è sul fatto che la mozione approvata non aveva la firma di Battistoni.

L’ultimatum della Polverini. Il terremoto in Regione era iniziato con l’avviso di garanzia inviato a Fiorito. A Fiorito e alle richieste dal presidente, ha risposto ieri una nota del gruppo del Pdl in cui si legge che tutti i consiglieri “saranno in prima linea nel sostenere l’azione di drastica riduzione dei costi della politica annunciata in questi giorni dalla presidente Renata Polverini, a cui ribadiscono assoluta fiducia nel rispetto del mandato popolare”.  Ma non è bastato. La Polverini ha chiesto decisioni e azioni chiare, anche se poi alla fine la decisione è stata non di dimissioni, ma – come in molti avevano predetto – un ultimatum. La Polverini aveva minacciato infatti un azzeramento di tutte le cariche, anche al di fuori della giunta, dopo le dichiarazioni dello stesso Fiorito sul coinvolgimento di diversi consiglieri del Pdl.

Dimissioni respinte dall’intero gruppo che difende in modo compatto soprattutto il capogruppo Francesco Battistoni, citato più volte da Fiorito come uno degli utilizzatori dei fondi. Ma alla fine l’ex leader dell’Ugl, presidente di Regione dal 2010, dopo una lunga lista di scuse, pur minacciando di avere in mano la possibilità di dare le dimissioni in qualsiasi momento, ha rimesso la decisione sulla prosecuzione del mandato all’aula. “Non ho nessuna intenzione di fare un passo indietro – ha preciso – Stasera, stanotte, domani, che la seduta duri quanto vogliano i consiglieri: o siamo convinti che abbiamo voltato pagina oppure da qui usciamo convinti che siamo ex rappresentanti della istituzione, io per prima”.

Il “pacchetto Polverini” per tagliare 20 milioni. Il “pacchetto-Polverini” prevede tra l’altro il “dimezzamento delle commissioni consiliari e cancellazione delle commissioni speciali,  la diminuzione dei consiglieri regionali secondo le disposizioni legislative nazionali e la conseguente riduzione degli assessori di cui non più della metà potranno essere esterni (ovviamente preservando le disposizioni di pari opportunità), il dimezzamento delle somme destinate al rapporto eletto-elettore e l’azzeramento dei contributi destinati alle attività dei gruppi consiliari, la revoca definitiva dell’assegnazioni delle auto blu per cariche di natura consiliare, per quelle inerenti le commissioni e per i componenti dell’ufficio di presidenza”.

Con le proposte consegnate all’Aula dalla presidente Polverini già nel 2012 il Consiglio di via della Pisana risparmierebbe 20 milioni di euro. Secondo quanto spiegato al termine del suo intervento dalla stessa presidente Polverini, dall’attuale bilancio di 98 milioni di euro del Consiglio regionale, già nel 2012 si passerebbe a 78 milioni. Dal 2013 si arriverebbe a 70 milioni di euro con un rapporto cittadino elettore ed eletto di 13,88 euro, ovvero del Piemonte e della Toscana. 

La revoca definitiva dell’assegnazione delle automobili di servizio per le cariche di natura consiliare è tra le indicazioni contenute nel documento. Tra gli altri punti del documento anche il dimezzamento delle somme destinate al rapporto eletto/elettore, sulla base dell’articolo 8 della legge regionale n.14 del 1998, un rapporto che vede il Lazio particolarmente esposto rispetto ad altre regioni. E ancora, l’azzeramento e la revoca di ogni investimento in conto capitale previsto o avviato per le strutture del Consiglio regionale; l’armonizzazione tra il bilancio e il rendiconto del Consiglio regionale e quello della Regione; lo scioglimento dei monogruppi consiliari.

Il gruppo Pdl si dà le regole: tutto online ogni 3 mesi. Il gruppo consiliare Pdl alla Regione Lazio si dà un regolamento di trasparenza. “Siamo d’accordo con Polverini – ha detto la consigliera Colosimo – inizieremo da noi spazzando il fango ricevuto, dotandoci di un regolamento interno che sancisca senza mezzi termini le modalità di erogazione dei fondi. Ci doteremo di un tesoriere e un commercialista. Metteremo in rete ogni tre mesi, pubblico e consultabile, il bilancio del gruppo. Fino a quel momento il Pdl non spenderà un solo euro. Siamo d’accordo sul dimezzamento dei fondi quanto è avvenuto è stato ereditato da un sistema di cui nessuno oggi si era occupato. Questo buco lo vogliamo colmare con lei. Ci dimettiamo perciò dalle commissioni consiliari, per dire che non stiamo scherzando”.

“Disgusto. E poi ce la prendiamo con Grillo?”. “Provo sconcerto e disgusto” ha aggiunto il governatore dopo aver chiesto scusa ai cittadini: “Non accetto tentativi di rinvio” ha avvertito perché “nessuno giocherà la propria partita politica personale sulla mia faccia”. “Non tutti abbiamo sbagliato allo stesso modo – ha proseguito – Ma siamo disponibili a dare l’esempio. L’antipolitica siamo noi se non cambiamo. Inutile prendercela con Grillo. Non dobbiamo continuare a pensare che la battaglia è tra la giunta e il consiglio. L’istituzione è una: o c’è consapevolezza di questo, nel rispetto di maggioranza e opposizione, o non c’è n’è per nessuno”.

“Uso abnorme dei fondi”. Certo, “è stato fatto un uso abnorme e disinvolto dei fondi”, la Polverini non c’entra, ma c’entrano alcuni consiglieri del Pdl (anche se per il momento per dire il vero l’indagato è uno solo, l’ex capogruppo Franco Fiorito). Ma la presidente ha detto di sentire la responsabilità politica: “Ho scelto questa sede, perché anche se non ho la responsabilità amministrativa di ciò che è accaduto ne sento quella politica”. “Io ho sempre rispettato l’autonomia del consiglio e di conseguenza dei gruppi – ha dichiarato in consiglio – ma oggi sono qui per dire che a prescindere dal momento storico che stiamo vivendo, questo atteggiamento è considerato dai cittadini insopportabile e indecente. Il Lazio non è una regione qualsiasi, c’è la Capitale d’Italia, in cui s’è consumata la storia del nostro paese, del mondo, la principale sede istituzionale del paese. Per questo quanto è accaduto qui è ancora più grave”. “Insopportabile e indecente” è stato quello che hanno dovuto leggere in queste settimane i cittadini.

“Siamo come la Concordia”. Di più: è stata una catastrofe, secondo la presidente della Regione. “Credo che nel tentativo di spalare fango, con distinguo, ci siamo mostrati ancora più inadeguati di quanto le persone pensino. Noi dobbiamo non solo spalare fango ma fare di più. Come nel caso dell’inondazione di Firenze. Quanto è accaduto è una catastrofe per la politica, per l’Italia e per le istituzioni. A Firenze si è spalato ma si è costruito anche un argine”. “Una catastrofe politica per l’Italia e per le istituzioni” ha aggiunto la Polverini: “Intendo garantire l’autonomia di questo Consiglio che è un’assemblea legislativa, ma ho scelto questa sede per parlare perché anche se non ho una responsabilità amministrativa di quanto accaduto ne sento la responsabilità politica”.

Per chiarire meglio la Polverini ha usato anche due metafore drammatiche. Una, il naufragio della Costa Concordia: “O superiamo questo scoglio o siamo come la Concordia e ci sfracelliamo”. “La mia strada è questa – ha chiarito – o va avanti o finisce. Se qualcuno pensa di usarmi per procrastinare la situazione ha capito male: o si supera o si va a casa oggi”. Ma il risultato alla fine è che non darà le dimissioni. Ieri era stato invece Angelino Alfano a esortare la Polverini ad andare avanti.

“Questo non è un altro caso Marrazzo – ha ammonito la Polverini – Io non ho mai citato il mio predecessore, con il quale mi sono sentita, non ho mai consentito a nessuno di utilizzare una parola nei suoi confronti. Io non sono l’indagato. Sono il presidente, pago i miei errori, e sono disponibile a pagare quelli di qualcuno che siede nell’aula. Ma non voglio paragoni inaccettabili”. 

“Dobbiamo estirpare i tumori da qui come dalla mia gola”. La seconda immagine riguarda il suo dramma personale vissuto l’estate scorsa: “I tumori che stanno qui dentro vanno estirpati oggi come sono stati estirpati i tumori dalla mia gola…”. Un intervento appassionato, dai toni anche molto tesi, insomma, durante il quale la Polverini ha chiarito che “è ridicolo lavorare per nulla, io non sono più disponibile a lavorare per nulla e vergognarmi di uscire di casa e affrontare la gente”. 

“Se avessi potuto sarei venuta in ciabatte per andare al mare”. Il governatore ha parlato di “meccanismo da tritarifiuti nel quale qualcuno mi vuole trascinare”. Bene, ha chiarito: “Io non ci sto. Se c’è da andare a casa, ce ne andiamo subito. Purtroppo ho appreso che non può essere immediatamente (riferendosi ai passaggi burocratici in caso di dimissioni, ndr), altrimenti sarei venuta qui in ciabatte e poi me ne sarei andata al mare. E non ho potuto neanche avere vicino i miei familiari quando sono stata operata in quel Grand hotel – ha detto ironicamente – che è l’ospedale Sant’Andrea”. Polverini ha parlato di “cimici della politica che pensano di giocare qui”, ribadendo che se e’ necessario azzerare tutto e andare a casa, “ci andiamo oggi, senza rete e con la vergogna. Ho il privilegio di poter decidere da sola che questo accada (le sue dimissioni da governatore determinerebbero automaticamente la fine anticipata della legislatura, ndr). Questo non è rivendicare potere, ma un pezzo di responsabilità. Sono una persona che da domani mattina può ritornare da dove è venuta”.

Dal governatore un invito quindi ai gruppi regionali affinché “almeno oggi ci si comporti da persone serie. O siamo convinti che il tempo è scaduto, oppure non vale la pena andare avanti. Non accetto tentativi di rinvio attraverso riforme per poi vedere se nei meccanismi elettorali si trovano alternative. Se qualcuno pensa di usarmi per procrastinare la situazione e poi provocare un altro incidente di percorso, si sbaglia di grosso. O decidiamo ora se andare avanti o fuori subito. Oggi abbiamo – ha detto ancora – una straordinaria opportunità. Siamo noi, gli stessi che hanno affondato la credibilità della Regione; possiamo rilanciare la credibilità, possiamo dare un esempio, possiamo dire che questo consiglio regionale saprà uscire a testa alta”.